Storie di vita, Giavì Pedara, quando madre e figlia giocano insieme in serie B2

Giada ed Alessandra

Un sogno che si realizza e che assume i contorni di una favola. Alessandra e Giada in campo contemporaneamente nella stessa partita di pallavolo: madre e figlia. A Reggio Calabria, sul 22-10 nel primo set della partita contro il Gallico, poi persa per 3-1, arriva il momento di Giada Musumeci, che è ancora una giocatrice Under 13 (giocherà le semifinali tra qualche giorno). Il tempo di scambiare il cinque con la mamma Alessandra Trovato, chiedere il suo conforto con uno sguardo e via al suo esordio in Quarta Serie, nel ruolo di libero, subentrata al posto di Fabiola Iazzetti, ormai una vera istituzione in casa Giavì Pedara.

“Vai Giada”, si sente dalla tribuna. Gli applausi sono di grande sostegno. Pochi momenti, ma significativi per scrivere una storia di pallavolo che appassiona. “Trovarmi in campo con mia figlia credo che sia stata una grande emozione da togliere il fiato”. Non capita tutti i giorni del resto. “Quando Giada – racconta Alessandra – ha cominciato a giocare a pallavolo per scelta sua non pensavo che a quasi 13 anni potesse ritrovarsi ad esordire in Serie B2, ma in questi ultimi mesi ha vissuto il volley con impegno e costanza e quando si lavora i risultati arrivano. Ringrazio il suo allenatore Marco Milazzo per avergli insegnato cosa vuol dire sacrificio, impegno e rispetto per questo sport. Ringrazio Valeria Di Leo che oggi la guida nell’Under 13 femminile e che ha contribuito alla sua crescita”.

Il volley fa ormai parte integrante della vita di Giada. Spirito di emulazione nei confronti di una mamma pallavolista che ancora oggi ha energie, passione e grande forza? Non di certo. Un modello di genitore da seguire, quello trasmesso da Alessandra, se si pensa un po’ alle stesse figure nel calcio giovanile, spesse volte al centro di episodi non certo consoni alla condotta sportiva: “Mi faccio tanti complimenti per essere riuscita e spero di continuare a farlo a non intromettermi mai nella sua vita pallavolistica. Sono sicuramente un genitore atipico, una che vede poche partite della figlia , che non critica le sue compagne né se la prende con il suo allenatore per qualsiasi scelta faccia. Io e Giovanni con grande orgoglio facciamo parte della categoria dei genitori che vorrei fossero presenti in tutte le società”. Un ultimo pensiero al tecnico Piero Maccarone: “Oltre a essere un grande allenatore è soprattutto un grande uomo. Ha insistito affinché il mio sogno si realizzazione. Un grazie speciale va proprio a lui per essere riuscito a chiudere questa stagione con il sorriso e con l’eleganza che lo contraddistingue”.

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