“Catania e il terremoto: prevenire o ricostruire?”, l’11 gennaio convegno organizzato da Ance Catania e Ordini etnei Ingegneri e Architetti

Catania dall'alto

Lo stato dell’arte sulla vulnerabilità sismica degli edifici esistenti e le possibili strategie d’intervento saranno il focus del convegno dal titolo “Catania e il terremoto: prevenire o ricostruire?”, organizzato da Ance Catania e dagli Ordini etnei di Ingegneri e Architetti – che si terrà mercoledì 11 gennaio, alle ore 9.00 nell’Aula Magna Di3A (via Santa Sofia 98) – proprio nel giorno dell’anniversario del sisma che nel 1693 distrusse gran parte della Sicilia Orientale.

«L’obiettivo di questa iniziativa – ha commentato il presidente Ance Catania Giuseppe Piana è quello di analizzare lo scenario attuale della nostra città in chiave antisismica, delineando le soluzioni da mettere in campo per prevenire il verificarsi di scenari catastrofici. Oggi si possono valutare le conseguenze di un terremoto sul costruito ed è possibile intervenire sugli edifici, sia nuovi che esistenti, per potenziare la prevenzione. Durante le due sessioni in programma tenteremo di fare piena luce su tutti questi aspetti grazie ai contributi degli esperti in diversi settori. Verranno presentati inoltre i risultati di una ricerca sull’adeguamento sismico dei fabbricati in cemento armato, finanziata da Ance Catania e condotta in sinergia con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università etnea e l’Imperial College di Londra. Durante la tavola rotonda – ha continuato Piana – verranno affrontate le problematiche legate alle possibili azioni urbanistiche, politiche, economiche e amministrative di prevenzione grazie alla partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni nazionali, regionali, del Comune di Catania, di Inu Sicilia e delle categorie professionali coinvolte. Questo importante convegno chiude un ciclo di incontri periodici che negli scorsi mesi hanno visto attorno al tavolo di Ance Catania tutti i portatori d’interesse della filiera».

Interverranno per i saluti istituzionali il sindaco di Catania, Enzo Bianco, il direttore del Dicar–Unict, Enrico Foti, il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Catania, Santi Maria Cascone; il presidente dell’Ordine degli Architetti Catania, Giuseppe Scannella e il presidente Ance Catania, Giuseppe Piana. L’apertura dei lavori verrà affidata al presidente nazionale Ance, Gabriele Buia, mentre Massimo Cuomo (Università etnea) modererà gli interventi di: Giuseppe Margani, Giuseppe Lombardo, Edoardo M. Marino, Aurelio Ghersi, Pier Paolo Rossi, Melina Bosco, Francesca Barbagallo, Francesca Contrafatto (Università di Catania); Bassam Izzudin, Lorenzo Macorini (Imperial College London); Ivo Caliò, Giuseppe Occhipinti, (Università di Catania); Antonio Borri (Università di Perugia).

Nel pomeriggio l’intervento di Paolo La Greca (Università di Catania e presidente Inu Sicilia) darà il via alla tavola rotonda moderata dal presidente Piana a cui parteciperanno: Giuseppe Castiglione (Sottosegretario Mipaaf); Giovanni Pistorio (assessore Infrastrutture Regione Siciliana); Calogero Foti (direttore generale Protezione civile Regione Siciliana); Luigi Bosco (assessore ai Lavori Pubblici Comune di Catania); Salvo Di Salvo (assessore Urbanistica Comune di Catania); Santi Maria Cascone (presidente Ordine Ingegneri di Catania); Giuseppe Scannella (presidente Ordine Architetti Catania); Antonio Pogliese (presidente Centro Documentazione Ricerca e Studi sulla Cultura dei Rischi).

«Il sisma che ha colpito il Centro Italia ha devastato intere città, determinando un tragico bilancio di vittime e sensibilizzando l’opinione pubblica sui temi della prevenzione e della messa in sicurezza – sottolineano i presidenti di Ingegneri e Architetti Santi Cascone e Giuseppe Scannellala nostra città è notoriamente tra le aree maggiormente esposte a questo tipo di rischio e oggi più che mai serve fronteggiare la cosiddetta vulnerabilità del nostro patrimonio con interventi innovativi. Il problema è legato all’enorme quantità di edifici costruiti prima del 1981, in assenza di norme sistemiche, che hanno una bassissima capacità di resistenza alle sollecitazioni telluriche. La condizione di estrema urbanizzazione comprende anche il tessuto della città storica, con le fragilità delle abitazioni, e del patrimonio architettonico, che dev’essere protetto e rigenerato».

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