Intriga e convince a “L’Istrione” di Catania “Agata Crieleison. Una storia vera” di Valerio Santi, tra misteri e misticismo

Una scena dello spettacolo (Ph. Dino Stornello)

Sembrava quasi di assistere in tv a uno di quei drammi di una volta, tanto avvincenti e che tenevano incollate per tutta la sera le famiglie, con storie sospese tra mistero, tensione e colpi di scena.  Abbiamo avuto questa impressione lo scorso fine settimana assistendo al Teatro L’Istrione di Catania, per la stagione  di prosa “Maschere Nude“, allo spettacolo in due atti “Agata Crieleison. Una storia vera” dell’attore, autore e regista catanese Valerio Santi.

Valerio Santi e Roberta Andronico (Foto di Dino Stornello)

Lo spettacolo, nato in parte dalla fantasia dell’autore, è incentrato sul personaggio di Agata Crieleison, prendendo spunto da una lontana parente dei familiari dell’attore ed autore Valerio Santi, vissuta a Catania intorno al 1500. In circa due ore, ricche di segreti, oscurità, rivelazioni ed ombre, la pièce si avvale della scorrevole regia dello stesso Valerio Santi e di una scenografia curata nei particolari e che introduce lo spettatore in un inquietante appartamento dove si svolge l’intera vicenda. Tutto ruota attorno ad una eredità che viene da un lontano passato e che coinvolge due fratelli, Salvatore e Biagio Cucurullo, che arrivano – con la zia Sara – dall’America, invitati da un fantomatico don Carmine e da un notaio. Ma tra l’eredità da ricevere, i ritardi di chi li ha convocati, le titubanze dei fratelli, c’è l’aspetto cupo e misterioso di una casa disabitata da tempo, il richiamo religioso e mistico e la presenza di un inquietante ed affascinante fantasma, quello della giovane Agata Crieleison, che si materializza solo agli occhi di Salvatore, il più giovane ed insofferente dei due fratelli. Alla fine i misteri, i dubbi verranno chiariti e l’intricata storia svelerà ogni cosa e la zia con i nipoti Salvatore e Biagio resteranno nella casa di Agata Crieleison.

Lavoro che coinvolge attraverso una storia ricca di misteri, di rivelazioni, con situazioni in continuo mutamento che creano tensione come un vero e proprio thriller. Non mancano nel testo – ambientato nel 1935 – e nei due atti gli aspetti sentimentali, mistici grazie ai rapporti tra i protagonisti e soprattutto per una situazione, per un qualcosa di inspiegabile – a cui non si può credere se non si ha fede – e che, appena manifestato, riesce a cambiare abitudini e modo di essere di alcuni dei protagonisti.

Francesco Russo e Riccardo Maria Tarci (Ph. Dino Stornello)

Scenografia intrigante ed a tratti inquietante, fatta di quadri – specchi, di ragnatele, di camino e vecchi mobili, di rivelazioni e scoperte, con sei personaggi in scena ben rappresentati: dalla misteriosa Agata Crieleison di Roberta Andronico al convincente Salvatore di Valerio Santi, dalla zia Sara di Mary Barbagallo al Biagio di Giovanni Santangelo. Ritratti poi, con grande efficacia, eleganza e comicità, il don Carmine Licitra di Riccardo Maria Tarci ed il buffo notaio Camillo Pesce di Francesco Russo.

Valerio Santi, autore, interprete e regista, ha saputo curare minuziosamente ogni particolare dello spettacolo, con una regia mai compassata e con un cast che si è distinto per una recitazione misurata che ha reso godibile ed emozionante la pièce. Pubblico coinvolto e che ha applaudito, alla fine, messinscena, testo ed interpreti.

di Maurizio Sesto Giordano 244 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, collabora da oltre venti anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggi.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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