Al Piccolo Teatro della Città di Catania in scena dal 2 al 12 Marzo “Così è se vi pare” di Luigi Pirandello, regia di Gianni Salvo

I protagonisti dello spettacolo (Ph. Dino Stornello)

La stagione del Teatro Brancati di Catania prosegue con un altro spettacolo che debutterà il 2 Marzo, “Così è se vi pare” di Luigi Pirandello, al Piccolo Teatro della Città, in via F. Ciccaglione 29, alle ore 21.00. In scena Carmen Panarello, Agostino Zumbo, Evelyn Fama e Roberta Andronico, Patrizia Bertolino, Giovanni Calabretta, Antonio Castro, Silvia Corsaro, Enrico Manna, Savì Manna, Roberta Nanni, Luigi Nicotra, Rita Stivale. Regia di Gianni Salvo, scene di Jacopo Manni, costumi di Sara Verrini, luci e fonica di Simone Raimondo, musiche di Erik Satie, elaborazioni musicali di Pietro Cavalieri.

Così è se vi pare”, è tratta dalla novella “La signora Frola e il signor Ponza, suo genero”. Fu rappresentata per la prima volta il 18 giugno 1917, per quanto l’autore ne avesse comunicato la conclusione al figlio Stefano due mesi prima. Pirandello ne presentò una nuova edizione arricchita nel 1925, adattandola alla rappresentazione teatrale e modificandola quasi completamente.

L’opera è incentrata su un tema molto caro a Pirandello: l’inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che può non coincidere con quella degli altri. Si genera così un relativismo delle forme, delle convenzioni e dell’esteriorità, un’impossibilità a conoscere la verità assoluta che è ben rappresentata dal personaggio Laudisi.

Ecco alcune note di regia: “Una stanza rappresenta uno spazio chiuso, una gabbia, un recinto, un desiderio di scappare, uscire, una ricerca dell’ALTROVE. Una stanza travestita da salotto: spazio decorato a rappresentare il senso dell’ apparire. In questa messa in scena il salotto è il luogo dove si dibatte il conflitto fra la signora Frola e il suo genero signor Ponza, sotto gli occhi di un paesaggio umano, attonito, ottuso, caricaturale. Un grottesco spinto verso una “tipizzazione” cara allo stesso Pirandello: ci sono infatti alcuni personaggi del teatro e delle novelle presenti nel salotto avvolti e coperti da un anonimato.

Luigi Pirandello

La commedia si impernia tutta sui casi di due protagonisti Frola – Ponza. Quando ragiona la signora Frola, appare folle Ponza, quando ragiona costui è folle la signora. Rimaniamo inchiodati da cento anni a chiederci se avesse ragione Ponza, Frola, o il pubblico del salotto e da cent’ anni non troviamo soluzioni. Senza speranza ci lasciamo torturare ancora una volta, senza speranze resistiamo al tempo dello spettacolo per uscire dal buio del teatro mentre ci interroghiamo “dove sta la verità”.

Chi dei due è pazzo? La verità, è soltanto quella che noi in un determinato momento, sotto l’impulso di suggestioni, crediamo che sia la verità. Da questa sconcertante e ben meditata conclusione procederà tutto il teatro di Pirandello. Noi viviamo nel mondo delle tante verità. Il novecento con la teoria della relatività di EINSTEIN e le scoperte della meccanica quantistica allarga le sue ricerche “all’ infinitamente grande” e “all’infinitamente piccolo”.

La scienza sempre più indaga fenomeni che non cadono sotto i nostri sensi, che sono lontani dal sentire comune: Pirandello aveva davvero ragione, “IO SONO COLEI CHE MI SI CREDE”, in questa frase c’è un’ altra intuizione poetica e letteraria. Un fondamentale principio della meccanica quantistica ci fa riflettere. Un fenomeno esiste solo se viene “osservato”, ma l’atto di osservare che dovrebbe rivelare la verità in effetti è un atto assolutamente soggettivo dipendente non solo dagli strumenti  di osservazione, ma dell’ osservatore.

L’interno del “Piccolo” di Catania

Se c’è una verità essa è il frutto dell’unione “OSSERVATORE – OSSERVATO”. La signora Ponza è colei che la si crede, a seconda del punto di vista di chi l’osserva, dei suoi pregiudizi, della sua formazione, persino delle sue diottrie. La verità secondo Leopardi rappresenta “l’arido vero” e non è da preferirsi all’ immaginazione.

L’immaginazione si accompagna con la verità della follia di Don Chisciotte. E ancora: ricordo lo spazio (il salotto) più antico del mondo: la caverna di Platone e il conflitto fra la verità dei prigionieri incatenati e il prigioniero liberato. La verità delle ombre riprodotte sulla parete e la scoperta della verità degli oggetti reali all’ esterno della caverna”.

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