1917, cento anni fa anche a Catania la raccolta dell’oro per la “Patria in armi”

All’inizio del mese di aprile del 1917, a Catania, allorché venne ripristinata l'<ora legale>, che sarebbe durata sino alla mezzanotte del 30 settembre, ed istituita la tessera annonaria per l’acquisto quotidiano di 15 grammi di zucchero pro capite, un comitato cittadino, interventista ed antitedesco, di dame dell’aristocrazia e di donne dell’alta borghesia urbana, presieduto dalla nobildonna Giovannina Calì Paternò Castello, moglie del senatore Giuseppe Schininà marchese di Sant’Elìa, era già in azione per raccogliere oro per la Patria in armi, impegnata nella “guerra redentrice”, presso le famiglie catanesi affinché in ogni casa anche un oggetto di oro, per tanti motivi inutilizzabile, potesse essere offerto in segno di solidarietà e per sostenere lo sforzo bellico del Regno d’Italia fino al giorno della Vittoria. Ai donatori veniva rilasciata una medaglia in bronzo della Regia Zecca con la scritta “Diede oro alla Patria” o un diplomino con lo stemma dinastico sabaudo, l’aquila reale e una corona intrecciata di fiori con il cartiglio militaresco e guerresco: “Si bellum omittimus, pacem nunquam fruemur”, frase tratta dalla VII Orazione Filippica di Cicerone contro Antonio.

Fu diffuso anche un manifesto-proclama patriottico per invitare tutti i cittadini, in modo particolare le donne, alla generosità Pro Patria: “Cittadini, si è costituita la commissione per raccogliere l’oro da offrire alla Patria. Catania, che con molta larghezza ha provveduto alla carità cittadina nel periodo della guerra, vorrà mostrarsi generosa e progredire con le altre città consorelle. Non vi si chiede che il sacrificio di qualche oggetto, piccola rinunzia a chi l’offre, ma di grande utilità all’Erario, affinché affretti il giorno auspicato della vittoria e della pace. A voi donne, che avete dato all’Italia con tanta abnegazione il sacrificio ben più grande dei vostri cari affetti, è lieve la rinunzia. Ora sull’intangibile altare della Patria scriverete così la più fulgida pagina della vostra storia catanese”.

Antonio Blandini

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