Il regista di Fabbricateatro, Elio Gimbo, parla dell’adattamento de “La Bottega del caffè” di Goldoni in scena dal 13 Luglio nello Spazio “Pippo Fava” di Catania

Lo Spazio giardino "Pippo Fava" di via Caronda 82

Continuano in modo serrato, nello Spazio giardino Pippo Fava, in via Caronda 82, residenza artistica della Compagnia Fabbricateatro, le prove de “La Bottega del caffè”, con la regia di Elio Gimbo. Lo spettacolo, ricco di musica, sorprese e riferimenti a problematiche inerenti al commercio ed al proliferare dei centri scommesse, debutterà il 13 Luglio, alle ore 20.30 e verrà poi replicato il 14-15-16-21-22-23-27-28-29 Luglio ed il 2-3 e 4 Agosto.

La fontana dello Spazio giardino Pippo Fava

L’adattamento e la regia de “La Bottega del caffè” è di Elio Gimbo, aiuto regia Donatella Marù, disegno luci di Elvio Amaniera, scena di Bernardo Perrone, costumi di Fabbricateatro, casting Franco Colajemma, organizzazione di Daniele Scalia. Protagonisti dello spettacolo saranno, nei vari ruoli, Antonio Caruso, Cosimo Coltraro, Giovanni Calabretta, Pietro Lo Certo, Raimondo Catania, Gianluca Barbagallo, Giuseppe Carbone, Barbara Cracchiolo, Sabrina Tellico, Fiorenza Barbagallo.

Dopo avere inaugurato a Marzo scorso, la propria residenza artistica nella Sala Giuseppe Di Martino con “Il Principe” da Machiavelli, adattamento di Elio Gimbo, Fabbricateatro adesso aspetta il suo pubblico in uno spazio giardino intitolato al grande Pippo Fava catanesi, per assistere ad uno spettacolo nuovo ed intrigante.

Ma come è nata l’idea di mettere in scena “La Bottega del caffè”, lavoro del 1750 e quali sono i riferimenti, gli agganci, ai nostri giorni? Lo spiega il regista di Fabbricateatro, Elio Gimbo.

Il regista Elio Gimbo nello Spazio Pippo Fava

“L’idea di uno spettacolo sul commercio inteso come attività economica delle società umane – spiega Gimbo è nata dopo una interessante chiacchierata con Pietro Agen, presidente di Confcommercio Sicilia. Argomento della conversazione è stata la modifica del panorama e del tessuto urbano della città di Catania conseguente alla chiusura di tante botteghe storiche.

Lo stravolgimento tumultuoso negli anni di questo fondamentale settore ha mutato profondamente abitudini sociali e distribuzione della ricchezza.

E “La Bottega del caffè” di Carlo Goldoni mi è sembrato uno strumento perfetto per la nostra sensibilità ed allora abbiamo voluto dedicargli l’apertura del nostro spazio en plen air, ricavato da un giardino urbano intitolato a Pippo Fava, altro grande maestro di teatro e di vita”.

Su cosa è incentrato lo spettacolo e quali gli agganci con la nostra epoca?

“Commedia del 1750, l’anno di maggiore prolificità del commediografo veneziano, “La Bottega del caffè” vive di uno schema perfettamente in linea con ciò che i nostri occhi vedono nella trasformazione presente: un Bar Caffè contrapposto ad un Centro Scommesse. Un’attività commerciale tradizionale contro un’attività commerciale contemporanea, molto comprensibile nel nostro presente.

Si può fare commercio, come si può fare teatro, in diversi modi ed entrambe le attività sono legate, fino a un certo limite, a leggi generali e ricorrenti; vale dappertutto la legge del profitto, poi dipende da ciò che si commercia. Di fronte al fatturato l’etica a volte non ha che da inchinarsi: ma il profitto attraverso il denaro è di per sé contenibile a lungo in una morale? Da questi interrogativi parte la nostra commedia”.

La residenza artistica di Fabbricateatro in via Caronda 82/84

Goldoni, il profitto ed i comportamenti umani….. 

“All’epoca di Goldoni le conseguenze del libero profitto attraverso il denaro potevano già essere osservate e pensate teatralmente, avevano già condizionato i comportamenti umani generandone di nuovi. Il titolare di un Bar combatte con il collega di una Bisca per la pelle e l’avvenire di un giovane ludopate, il nostro presente testimonia diffusamente analoghi comportamenti umani ricorrenti e condizionati dall’esterno, difficile oggi sottrarsi alla quotidiana visione del meccanismo infernale che costringe migliaia di indifesi, spesso appartenenti all’età della vita in cui la saggezza dovrebbe – lei – dettare legge, a giocarsi i propri magri averi in qualsiasi esercizio abilitato per legge. Un fenomeno simile attraversa da molti anni l’esercizio dell’attività teatrale”.

Fate riferimento a qualche precedente adattamento della commedia goldoniana?

“La Bottega del caffè” di Goldoni ha già avuto un adattamento importante: quello di Rainer Werner Fassbinder del ’69 (Das Kaffehaus) . Il regista tedesco accentuò in una personale versione gli aspetti legati all’influenza su tutti i personaggi del denaro nelle sue infinite declinazioni. L’adattamento di Fabbricateatro è partito da qui. Si può fare commercio o teatro in molti modi, in realtà ciò che si mette in vendita o in gioco non è la merce che vendiamo, ma la nostra anima”.

Lo spettacolo continua una linea inaugurata da Fabbricateatro con il “Discorso su noi italiani” e proseguita poi con “Il Principe”. Una linea che tende a creare spettacoli di estrema teatralità che attraversino le principali inquietudini collettive contemporanee dotandole di testi della letteratura italiana dichiaratamente antiteatrali.

Diventa il primo a commentare

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*