Tour de France 2017, lo sloveno Roglic vince a Serre Chevalier, Froome sempre leader, Aru perde posizioni in classifica

Lo sloveno Roglic, sul traguardo di Serre Chevalier

Il tappone alpino con Croix de Fer, Telegraphe e Galibier va allo sloveno Roglic, giunto solitario sul traguardo di Serre Chevalier. In classifica generale cambia qualcosa con Aru che deve cedere un paio di piazze. Riepilogando comanda Froome, con 27’’ sulla coppia Uran-Bardet. Aru ora è quarto, il suo distacco è di 53’’.

Tappa molto attesa che ha detto poco e quel poco non era proprio quel che i più volevamo sentirci dire.

La frazione è vissuta sul coraggioso tentativo di riemergere operato da Contador. Lo spagnolo è partito dal gruppo sulla Croix de Fer quando mancavano centoventicinque chilometri dall’arrivo . Davanti a lui un corposo numero di uomini godeva di un buon vantaggio superiore a cinque primi. Facevano parte della compagnia tre uomini Trek, Gogl, Pantano e Mollema, che lo attendevano per fargli apparire la grande impresa più accessibile. Lo spettacolare inseguimento si concretizza in modo sin troppo rapido ben prima dello scollinamento della Croix de Fer. Nel lungo tratto successivo fra discesa, fondo valle e Telegraphe, Contador chiederà a Pantano e Mollema tutto quello che hanno per rientrare in classifica oppure per chiudere il Tour con un bel successo di tappa. La Sky non si fida oppure non vuol cedere la scena, sta di fatto che il distacco resta sempre sotto controllo. Nel gruppo al comando gente sorniona cercherà di sfruttare il lavoro dei Trek. Le fasi successive ci diranno che sono soprattutto Roglic, Pauwels, Frank e Atapuma a godere della corsa gratis facendosi trasportare sull’ottovolante alpino quanto più avanti possibile. È la dura legge del ciclismo. Sul Galibier, Contador non ha più la brillantezza necessaria per resistere alle continue sollecitazioni di Roglic e  Pauwels, così all’inizio del tratto più impegnativo deve lasciare che Roglic vada per la sua strada in cerca del risultato più prestigioso della sua giovane carriera. Il suo bel tentativo finisce qui.  Nel gruppo dei migliori tutto come previsto, la Sky comanda le operazioni con i soliti Kiryenka e Kwiato. Esauritosi i lavoro dei due cagnacci, Froome affida a Landa la vigilanza della sua maglia. In verità leader e luogotenente hanno ben poco da vigilare. La fatica affiora da tutte le parti e un paio di allunghi di Daniel Martin, Bardet e Barguil in prossimità della cima del Galibier servono a sfoltire la fila rimasta dagli uomini più stanchi. Aru dimostra di subire le variazioni di velocità riuscendo tuttavia a difendersi bene, salvo perdere contatto sull’ultimo allungo di Bardet a due passi dal GPM. Piccola flessione che lo esporrà all’accordo nel finale del quintetto formato da Bardet, Uran, Barguil ed il duo Sky Froome e Landa che l’ha preceduto in vetta del Galibier di una manciata di secondi. Sul traguardo di Serre Chevalier, dopo il solitario Roglic, volata di Uran su Froome, Bardet, Barguil e Landa classificati a 1’13’’; Aru, in compagnia di Martin, Mentijes e Contador, perderà da costoro poco più di trenta secondi.

Il naturale gioco dei piazzamenti ha impedito il rientro di Aru nella lunga discesa finale. Davanti cinque uomini affiatati hanno avuto buon gioco del gruppetto Aru non altrettanto organizzato. Il sardo ha speso tanto, speriamo non dover recriminare sull’Izoard. Per la cronaca di casa nostra gli allunghi sul Galibier hanno spinto un po’ dietro Caruso, costretto a cedere un paio di posizioni nella generale. Poco male il suo resterà comunque un Tour più che positivo.

Domani ultimo atto in salita. Nella Briancon-Izoard di 180 km , si affronta il Vars prima dell’epilogo in cima all’Izoard. Per il prestigioso colle, che ha fatto la storia del Tour, si tratta del prima volta come sede di  arrivo nella corsa francese. Sui suoi 14 km al 7,3%, che  si inaspriscono nel finale, gli avversari di Froome, principalmente Bardet ed Uran, si giocano le residue possibilità di ribaltare la partita. Auguriamoci che Aru recuperi durante la notte le energie necessarie per chiudere in bellezza il suo magnifico Tour.

Chiusura dedicata a Contador. Lo spagnolo non vuol proprio arrendersi all’avanzare del tempo. Il temperamento resta quello dei giorni migliori, le gambe e la capacità di distribuire gli sforzi un po’ meno. In ogni caso il tentativo odierno, avulso dalla logica dei più, merita applausi a scena aperta. Un gran campione, non c’e’ che dire.

Non fosse stato per lui oggi non avremmo avuto granché da commentare.

Turi Barbagallo (Il salotto del Ciclismo)

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