8 settembre, secondo la leggenda ricorre il presunto giorno della nascita di S. Agata

Secondo una tradizione leggendaria catanese Sant’Agata sarebbe nata l’8 settembre, data in cui la Chiesa universale celebra la Natività della Beata Vergine Maria, antichissima festa mariana profondamente radicata nel popolo, avente la sua origine in Oriente e probabilmente derivante da una festa di dedicazione della chiesa di Sant’Anna in Gerusalemme, costruita nel V secolo sul presunto luogo della nascita di Maria.

   Senza entrare nel merito della fondatezza della tradizione agatina, si può precisare che alle comunità paleocristiane non interessava tanto il luogo di nascita dei propri martiri. I cristiani veneravano particolarmente il sito della loro sepoltura che avveniva nel cimitero dei martiri: da lì sorsero chiese, santuari, basiliche, cattedrali, mete di pellegrinaggi devozionali.

    Così è avvenuto anche per Sant’Agata a Catania, il cui cimitero dei martiri cristiani si sviluppò, tra il III e il IV secolo, attorno ad un edificio di culto: una piccola basilica tricora absidata ad un sola navata, le cui tracce archeologiche si trovano sotto la via Dottor Consoli (già della Vecchia Necropoli), tra le vie Androne e Orto San Clemente. Da lì si diffuse la venerazione verso la nostra santa in tutta la Sicilia e via via fino a Roma e in tutto l’ecumene romano.

   Sulla città di nascita di Agata nel Seicento sorse un’annosa vexsata quaestio intorno alla quale sono stati versati fiumi d’inchiostro. Da un manoscritto del Senato messinese si evincerebbe che Catania sia stata la città natale della santa, anche se altre ipotesi lungo i secoli sembrano optare per Palermo. Si dà per certo, però, che le vicende biografiche ed agiografiche di Agata, con particolare riferimento al martirio e alla sepoltura, sono da ambientare nella Catania romano-imperiale di metà del III secolo.

   Per quanto riguarda il luogo natale di Agata la tradizione insiste sul palazzo Platamone-monastero benedettino femminile di San Placido: a più di 4 metri di profondità, nei sotterranei, lato via Landolina, si trova un ambiente di struttura romana (II-III secolo) alto più di 3 metri, costruito con conci ben squadrati in pietra lavica con volta a botte, adibito nel passato, secondo la tradizione, a luogo di culto di cui sarebbe testimone una piccola edicola votiva in pietra bianca. All’esterno dell’edificio, addossata al muro perimetrale di via Museo Biscari, a mezzogiorno, in una lapide di marmo una scritta in latino recita che lì sorgeva l’antica abitazione di S. Agata, raffigurata in un bellissimo bassorilievo: ivi sarebbe nata la giovane martire il giorno stesso della Madre di Dio (8 settembre).

   Secondo la nostra tradizione locale S. Agata sarebbe stata arrestata mentre si trovava rifugiata in una sua casa di campagna fuori città, in quel di Galermo (il cui termine grafico greco sarà stato confuso dagli amanuensi, erroneamente o ad arte, con Palermo). Nella vasta borgata di San Giovanni di Galermo, antico casale del Bosco etneo a 6 km dal centro di Catania, ancor oggi esiste un caseggiato che dalla tradizione popolare è indicato come “casa di S. Agata”, dove la giovane cristiana, ricercata dagli “apparitores” del proconsole Quinziano, si sarebbe rifugiata. Tale abitazione si troverebbe in via Immacolata, presso la c.d. “Casa Bertuccia”, dove nello scorso febbraio i residenti hanno eretto un altarino come edicola votiva a ricordo della pia tradizione popolare ed organizzato dei piccoli festeggiamenti.

   Nel gennaio di due anni fa, l’arcivescovo mons. Salvatore Gristina ha portato la reliquia del Velo di S. Agata nella nuova chiesa “Santi Zaccaria ed Elisabetta”, filiale della matrice “San Giovanni Battista” e non lontana da via Immacolata. Nel barocco Coro capitolare in legno di noce, situato nell’abside centrale della matrice collegiata parrocchiale “Sant’Agata” in Alì (Superiore), si trovano scolpite alcune scene relative all’arresto a San Giovanni di Galermo: “Agata dopo aver venduto i suoi beni e averne distribuito il ricavato ai poveri si rifugia in una delle caverne laviche di Galermo. Agata scoperta dalle guardie del pretorio catanese e tratta dal luogo dove si era rifugiata è condotta davanti a Quinziano”.

  Antonino Blandini

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