Per il Catania vittoria rivitalizzante con il Lecce, adesso serve continuità con le squadre con minor blasone

Il tabellone luminoso del "Massimino"

Ci voleva; eccome, se ci voleva! Adesso, serve continuità e, soprattutto, la stessa capacità di sbrogliare la matassa anche con le squadre che hanno minor blasone e qualità intrinseche; non meno indispensabile è far bene in trasferta. A cominciare da quella, prossima ventura, a Francavilla Fontana che, guarda caso, è località salentina, pur ricadendo nella provincia di Brindisi. Un sito Internet dice che tra Lecce e Francavilla Fontana ci sono 73 chilometri circa (percorribili in 53 minuti); ma, se prendi per Oria (bel posto con un interessante castello) e Campi Salentina (città natale di Carmelo Bene e di buon vino), di chilometri ce ne sono tanti di meno. La locale squadra (Virtus) ha appena battuto – toh! – il Fondi ed ha gli stessi punti del Catania.

Il Catania che ha affrontato il Lecce (Ph. Calciocatania)

Sensata la prudenza di Lucarelli cui non sfugge come sia più complicata una partita del genere che non quella con il Lecce. Né può distrarre questo secco tre a zero, frutto di tantissimi meriti, ma anche del venticello favorevole che ogni tanto spira in favore nostro.

Credo, tuttavia, che al Catania siano mancati almeno un rigore (Russotto) e, forse, una rete (la punizione di Lodi). Niente, rispetto ai danni che causò il “signor” De Marco di Chiavari l’11 aprile 2012, quando lo stesso Lodi dovette sostituire il portiere Carrizo, espulso per comprensibili ma inopportune proteste (dimenticava di giocare per il Catania e non per la Juventus di Conte; toh, un leccese!…). E quella volta il Lecce portò via un’immeritata vittoria; stavolta, ha perso per strada anche l’allenatore (Rizzo) che si è dimesso al rientro nella città di sant’Oronzo.

La prudenza dev’essere direttamente proporzionata alla capacità di resistere all’avvilimento (di primo acchito, ineludibile) per risultati come quelli di questi anni e delle prime due partire.

Si era detto che quella coi giallorossi giungeva troppo presto; un “presto” che riguardava entrambe le squadre ma che si temeva potesse avvantaggiare gli avversari, più rodati come collettivo. Sì, mancava l’ex Di Piazza (quattro giornate di squalifica) ma i vari Caturano, Torromino, Mancosu, Lepore…, invece, c’erano e scusate se è poco… Ma questo “molto” non è bastato per arginare l’impeto di Russ8 e compagni.

Biagianti, Marchese e Russotto (Ph. Calciocatania)

Allo stadio è tornato a risuonare incessantemente il tamburo, insieme alle urla (come tenere a freno la nostalgia ascoltando il possente “Ciccio, Ciccio!”) di oltre cinquemila abbonati e di un totale di quasi diecimila spettatori. Era inaspettata questa consistente presenza di tifosi? Me lo domando perché già alle 20 (cioè, mezz’ora prima dell’inizio) era introvabile, per tantissimi spettatori della B, l’“organo” ufficiale del Calcio Catania, stavolta non solo “virtuale”. In realtà, una foto – incidentalmente pubblicata e dedicata al sindaco da Daniele Lo Porto – mostrava che una copia era stata depositata, come si usa in certe sale da concerto, su ciascun seggiolino della Tribuna A (credo, anche su quelli di chi non paga di proprio); nel frattempo è apparso il numero zero di una nuova testata (“Stadio Angelo Massimino”), definita “Fanzine dei Tifosi Rossazzurri”.

Fermento e vitalità… Sarà, infatti, riaperta la campagna abbonamenti e si offrirà – mi pare, giovedì – ai soli giornalisti (non, cioè, agli inviati di siti non giornalistici; l’annuncio è stato dato) anche il “patron” del Catania, Pulvirenti. Prima o poi sarebbe accaduto; lo avevo previsto, definendo su queste stesse pagine (13 giugno 2016) plausibile – nonché, logica – l’applicazione del detto popolare “càliti juncu, ca passa ‘a china” (flettiti giungo, ché la piena passa), o in quello dei dotti (medici e sapienti) “πάντα ῥεῖ” (“panta rei”, tutto fluisce).

Speriamo che questo fluire conduca al traguardo per il quale – nonostante tutto e con piena convinzione – abbiamo continuato a sottoscrivere gli abbonamenti e a biasimare chi, invece, ha avuto bisogno di rifugiarsi nell’alta gradazione di vini non alimentati dalla terra che, invece, nutre il Catania.

Salvo Nicotra

Salvo Nicotra si è occupato di così tante cose da sentirsi – talora – come uno che non ha concluso niente (lo diceva anche Luigi Tenco ma lui era un grande!)… Laurea in Lettere all’Università di Torino con tesi in Storia del Teatro (più precisamente, sull’attualità dell’Opera dei Pupi; Antonio Attisani, relatore; Alfonso Cipolla, correlatore), regista teatrale, uomo di cultura e di sport, ha collaborato sin dalla (lontana) giovinezza e collabora – nella “maggiore età” – con varie testate giornalistiche; nella “precedente vita” è stato lavoratore pubblico e dirigente sindacale.

 

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