Al “Canovaccio” di Catania l’1, 2 e 3 Febbraio in scena “Italiani Veri”, progetto di Nicola Alberto Orofino e Irene Serini

Nicola Alberto Orofino e Irene Serini

A Catania al Teatro del Canovaccio, via Gulli 12, l’1 e 2 Febbraio ore 21.00 e il 3 alle 18.00, arriva “Italiani Veri”, primo spettacolo teatrale nato dal progetto #ItalianSelfie del 2014 e ideato da Nicola Alberto Orofino e Irene Serini. Nicola e Irene, amici  e attori, hanno deciso di aprire un blog come fonte di ricerca per indagare e mettere in relazione gli italiani e loro reciproche diversità geografiche, linguistiche, sociali, culturali e lavorative; incontrare gli italiani per acquisire storie, racconti, aspirazioni, desideri, frustrazioni, pensieri, vittorie, sconfitte e quant’altro, al fine di raccogliere quante più voci e di metterle in contatto.

Il loro dialogo, divertente e appassionato, diverrà motivo per ”gettarsi in faccia” alcune delle loro ossessioni. I due amici  giocano con leggerezza sulla virtualità, caratteristica che appartiene al teatro ben prima che ai nuovi media; si guardano negli occhi anche se hanno davanti uno schermo che li separa.

Nicola e Irene, attori, seduti a un tavolo si rinfacciano l’un l’altro fissazioni e fallimenti della loro carriera: quello spettacolo mai andato in scena, la fissazione di considerare Anton Čechov nome tutelare del teatro contemporaneo, quel brutto vizietto di tirare fuori a ogni piè sospinto il diploma al Piccolo di Milano. Ma in questo caso niente teatro. Da una parte all’altra della penisola i due amici si parlano attraverso mezzi tecnologici, portando avanti un progetto balzano.

IL PROGETTO

Le decisioni prese dalla politica e dall’economia italiana degli ultimi venti anni; l’entrata in Europa; la fuga dei cervelli; le differenze tra regioni d’Italia, non solo in termini culturali ma anche di senso civico; un tempo accelerato e caotico che toglie spazio alla riflessione, spesso considerata superflua; questo e altro ancora, ci porta a fuggire di fronte alla domanda: chi siamo noi italiani? Eppure chiederselo è importante, perché la conoscenza che abbiamo di noi stessi può determinare una più intensa integrazione con gli altri. Se dobbiamo stare in quest’Europa, è necessario prima di tutto sapere chi siamo, qual è la nostra unicità, quel che ci rende diversi da Tedeschi, spagnoli, francesi, greci e via dicendo. Lo specifico italiano potrebbe, per esempio, risiedere nelle mille sfaccettature culturali che rendono un catanese diversissimo da una triestina e un torinese imparagonabile a una tarantino…? Come mettere questi diversi territori in dialogo tra loro? E se questi territori fossero, per esempio, generazionali (davvero l’Italia non è un Paese per giovani?), economici (c’è davvero un’economia diversa tra nord e sud?), enogastronomici (a sud si mangia meglio, a nord si beve di più?)… e via dicendo? Su quali forme di integrazione tra le innumerevoli diversità culturali locali è possibile ragionare?

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