Incontro con l’attore e autore catanese Savì Manna: “Cerco di smuovere il pensiero dello spettatore e mi incuriosiscono gli ultimi”

Nella foto Savì Manna

Ha presentato, con un lusinghiero successo di critica e pubblico, al Centro Zo di Catania, il 27 e 28 Gennaio, in prima nazionale e nel Giorno della Memoria, il suo ultimo lavoro, lo spettacolo “Ogni storia ha la sua musica”, che lo ha visto protagonista come autore, regista ed interprete, accompagnato in scena da trenta elementi, con Turi Motta, il mezzosoprano Antonella Guida, il violoncellista Enrico Sorbello e i 26 elementi del Coro Nazionale protestante Note di Pace, diretto da Angela Lorusso, composto da appartenenti alle chiese avventiste, luterane, valdesi e di diversi orientamenti religiosi e culturali.

Savì Manna in “Ogni storia ha la sua musica”

Stiamo parlando dell’attore ed autore  catanese  Savì Manna, proveniente da svariate esperienze professionali che vanno dal teatro di strada al cabaret, dalle marionette alla prosa. Ha inoltre curato regie con attori diversamente abili e suona il violino da autodidatta. Fondamentale, per la sua crescita professionale, è stato l’incontro nel 2005 con il drammaturgo, regista e attore catanese Carmelo Vassallo e con lui ha lui debuttato in “Donna Nedda”, mentre importante è stata nel 2007 l’interpretazione del personaggio Cocimu in “Lupo”, altro memorabile lavoro di Vassallo. Unanimi consensi ha riscosso poi nel 2009 con il monologo “Turi marionetta”, da lui interamente scritto, diretto e interpretato.

Abbiamo incontrato Savì Manna al Centro Zo proprio in occasione di “Ogni Storia ha la sua musica” e ne abbiamo approfittato per parlare di questa sua ultima fatica, della sua attività, delle difficoltà per chi fa teatro e dei suoi progetti.

Come è nata questa tua nuova pièce “Ogni storia ha la sua musica”?

Il Coro Nazionale protestante Note di Pace

“L’evento teatrale, finalista al concorso europeo di drammaturgia Premio Tragos nel 2014, con la scenografia ed il disegno luci di Salvo Pappalardo, è stato prodotta da Santo Maccarrone con il sostegno di Leggende Metropolitane, Zo Centro Culture Contemporanee e Statale 114. E’ un’opera teatrale scritta d’istinto e nata per non dimenticare i tanti morti di quella tragedia che per l’autore è diventata un pensiero ossessivo. Quando leggo, guardo o ascolto racconti sulla Shoah mi sento raggelare il sangue. Quest’apocalisse non è solo legata a un popolo, ma all’umanità intera. Si stima che 12 milioni di esseri umani (ma alcune fonti parlano addirittura di 18 milioni) siano stati uccisi brutalmente perché ebrei, portatori di handicap, malati di mente, Testimoni di Geova, omosessuali, rom, sinti o dissidenti politici. E in questi numeri catastrofici ci sono anche bambini… tanti bambini. Non voglio sembrare provinciale, ma stiamo parlando di un numero di persone pari a tutti gli abitanti della Sicilia moltiplicati per due o per  tre. Forse con questo mio lavoro cerco di purificarmi da questo pensiero ossessivo, o forse spero di espandere questa mia catarsi anche agli altri. Ora più che mai i segnali che provengono dall’Europa, e dal mondo in generale, non fanno ben sperare, quindi non possiamo e non dobbiamo permettere alla stupidità e alla brutalità umana di prendere nuovamente il sopravvento, e l’unica arma in nostro possesso è ricordare. Perché la memoria non è guardare al passato, ma al futuro”.

Savì Manna e Carmelo Vassallo in “Lupo”

Quanto ha influito nel tuo percorso professionale l’incontro, la collaborazione, l’amicizia con il drammaturgo, regista e attore catanese Carmelo Vassallo?

“L’incontro con Carmelo Vassallo per me è stato fondamentale, gli devo tutto. Era un grandissimo e solo perché era una persona che non accettava compromessi non ha avuto il successo che meritava. Lui era di un altro pianeta. E quando gli dicevo che era il mio punto di riferimento, si arrabbiava e mi diceva che un solo punto di riferimento non bastava. Spero di avere la fortuna di incontrare un’altra persona del suo spessore. Senza l’incontro con Carmelo Vassallo io non avrei mai intrapreso questa professione seriamente, il teatro sarebbe stato un hobby, sarei stato uno dei tanti con talento e niente più. Grazie a lui ho scoperto in questo lavoro i sacrifici, la puntualità e le fatiche da superare per poter essere impeccabile e senza macchia. Inoltre lui mi donato il suo personalissimo modo di scrivere teatro. Questo in sintesi per quanto riguarda il drammaturgo, il regista e l’attore. Umanamente Carmelo Vassallo è infinito, un amico come pochi e gli amici veri sono veramente rari, ancora di più nel mondo teatrale”.

Turi Motta e Savì Manna in “Ogni storia ha la sua musica”

Ti sei occupato di teatro di strada, di cabaret, di prosa, di marionette, hai curato regie con attori diversamente abili ed inoltre suoni il violino da autodidatta  In che modo tutte queste esperienze professionali ti hanno fatto crescere ed a quali sei legato di più?

“In questo lavoro tutto è necessario e niente è indispensabile, ma sicuramente il teatro di strada ti mette a dura prova, la strada è la strada, c’è poco da dire. Io senza saperlo ho imparato tanto: devi essere prontissimo a cogliere ogni minimo spunto per portare la gente dalla tua parte, altrimenti sono guai seri, ma ero giovane e fortunatamente prendevamo tutto a ridere… bei tempi. Un capitolo a parte invece è quello di avere avuto la fortuna di lavorare con i diversamente abili, i miei amici più sinceri, che porterò per sempre nel mio cuore. Con loro ho sperimentato le mie prime regie teatrali, spettacoli troppo belli, commoventi, allegri, loro poi… bravissimi, mi hanno impressionato per l’impegno e la bravura, veramente oltre l’immaginabile. Del violino cosa posso dire? Senza suonarlo non ci so stare!”.

Di cosa ti occupi nei tuoi spettacoli e con i tuoi testi quali frammenti di realtà preferisci raccontare sulla scena?.

“Io sono un osservatore, un guardone, sicuramente, perciò mi incuriosiscono quelli che questa società etichetta come “ultimi” e secondo me meritano di essere raccontati. Poi scrivo e se quello che scrivo lo ritengo interessante lo metto in scena, altrimenti lo cestino. Comunque cerco sempre cose nuove e mi piacerebbe cimentarmi in tutti generi teatrali”.

Manna con il suo violino

Come giudichi la situazione culturale e teatrale in Sicilia ed in Italia?

“Male, abbastanza male, c’è sempre la speranza, ma male, senza tenere conto del fatto che non è un momento buono per fare questo mestiere, dicono sempre che c’è “la crisi”… E poi come se non bastasse sempre più spesso si sprecano quei pochi soldi che ci sono in cose di bassa cultura. Delle bellissime eccezioni esistono, ma si tratta di rarità. Una di queste è il festival di teatro contemporaneo “Teatri in città” a Caltagirone, che ovviamente riceve un sostegno ridicolo dalle istituzioni ed esiste e resiste da oltre 20 anni. La situazione in Italia mi sembra brutta, spero si faccia qualcosa, ma ci sono realmente le premesse per questo cambiamento?

Le difficoltà a fare arte e teatro a Catania, le colpe ed i limiti delle istituzioni…

“Siamo in caduta libera, è difficile fare teatro. Quando ho fatto vedere Turi Marionetta ad un noto impresario catanese, mi ha risposto che purtroppo il mio spettacolo era troppo intelligente e poco volgare e quindi fuori dal mercato. La città è persa e senza speranza e siamo tutti colpevoli, la vedo sempre più sporca, degradata, corrotta fino al midollo, collusa con la malavita, arrogante ed incivile. Le istituzioni? Ah… ma sì, ridiamoci su. Io Catania la amo e la odio, ma sicuramente le colpe più grandi sono di chi ha permesso a dei rubapolli di farci vivere senza servizi”.

Cosa vuole vedere lo spettatore oggi a teatro e qual è il ruolo dell’attore ai nostri giorni?

“Io non cerco di capire i gusti degli spettatori, nel mio piccolo provo a fare un teatro tradizionale, ma che sia del tutto staccato dal passato. Il nostro compito non è quello di fare intrattenimento, ma di smuovere il pensiero, che purtroppo spesso ristagna in questa società basata sul profitto”.

Savì Manna in “Turi marionetta”

Savi Manna allo specchio, come ti vedi e chi sei nella vita di tutti i giorni…

“Un pazzo buono e scientifico….”.

Cosa ti aspetta dopo la fatica di “Ogni storia ha la sua musica” e cosa hai in programma per la nuova stagione?

“Riposo, riposo e ancora riposo. Ho veramente bisogno di una tregua per poter dare allo spirito e al corpo la possibilità di riprendersi da questa enorme fatica. So già che questo periodo dura poco. Dai primi di Marzo infatti devo ricominciare la mia preparazione, fortunatamente nel mese di Aprile avrò una piccola tournèe col mio spettacolo teatrale “Patrizzia, la vera storia di una sensation seeker”. Sarò a Barcellona Pozzo di Gotto, Patti, Catania, Palermo e forse anche in qualche altra città”.

“Patrizzia”

Come consideri i tuoi spettacoli e quale e perché hai più a cuore?

“Considero tutti i miei spettacoli come figli e si dice che i figli sono tutti uguali, e così è, ma nei confronti di Patrizzia, ho un ascendente fortissimo. Devo ammettere che è il mio figlio prediletto, non so perché, non so spiegarlo, forse per la sua interpretazione, o chissà la sua cattiveria e bontà disarmante, o forse perché Patrizzia è l’amore ed odio che nutro verso la nostra Catania. Comunque mi piacerebbe molto portare questo lavoro in teatri prestigiosi, perché emoziona e turba molto le coscienze degli spettatori”.

 Un desiderio, un sogno che vorresti realizzare…

“Un mio sogno è quello che nel tempo “Ogni storia ha la sua musica” diventi un appuntamento fisso nelle celebrazioni della giornata della memoria”.

Di Maurizio Sesto Giordano 432 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, collabora da oltre venti anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggi.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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