La festa di Sant’Agata e la storia secolare del miracolo della pioggia benefica invocata dai catanesi

Il pomeriggio di lunedì 5 febbraio, giorno anniversario del martirio di Sant’Agata, poco prima dell’inizio del giro interno delle reliquie della santa Patrona, finalmente il lunghissimo periodo di siccità è stato interrotto dalla benefica acqua piovana che ha bagnato la città e l’arsa campagna circostante.

   Pochi sanno che S. Agata, nel passato, dai catanesi veniva invocata oltre che per la protezione dalle eruzioni e dai terremoti anche per ottenere la ristoratrice pioggia. La festa esterna si è svolta ugualmente, senza alcun rinvio ad altra data e il giro del fercolo si è prolungato fino alla tarda mattinata, come ormai avviene da diversi anni.

   In tempo di siccità e di carestìa i cittadini aumentavano la devozione verso uno dei protettori di Catania, sant’Elìa profeta, venerato nello storico tempio carmelitano della Santissima Annunziata fuori le mura, da sempre legato alla storia del culto agatino.

   Tanti ricordano come la calda mattina del 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, dello scorso anno, durante la s. messa presieduta dall’arcivescovo mons. Salvatore Gristina nella basilica carmelitana al momento della proclamazione della lettura tratta dal  libro dei Re, narrante la pioggia caduta dal cielo grazie alla preghiera di Elia sul Monte Carmelo, si sia verificato un breve piovasco che rinfrescò l’aria e pulì la città accaldata da una prolungata siccità.

   Nel santuario “Maria Santissima Annunziata al Carmine” si trovano diverse immagini del “santo fondatore e primo gran maestro dei Carmelitani” (dux et pater ordinis carmelitanum): una statua processionale in legno massiccio di Sant’Elìa, che rimonta al 1727 e tiene in mano le chiavi della città, si trova in una nicchia vicino la crociera della basilica. Il popolo catanese quando la siccità diventava insopportabile, ottenevano dalle autorità che dalla Cattedrale venisse prelevata la reliquia del Velo di S. Agata per essere portata in processione penitenziale, nel giorno (di digiuno) stabilito (che era sempre di mercoledì perché legato alla speciale devozione carmelitana) dal vicario generale e dal capitolo della Cattedrale e dai Giurati della città, alla chiesa del Carmine per implorare l’abbondante pioggia.

   Il bando dei Giurati (la civica Amministrazione del tempo) del 5 dicembre 1491 anzi stabiliva un certa ritualità in materia: “…si fa la processioni et nescirà la Grimpa (Velo) di Madonna Sancta Agathi gloriusa et andrà a la Nunciata per divotamenti addimandari gracia ly ni manda aqua, in la quali processioni virranno divotamente li casi di dissuplina”. Hi non fosse intervenuto, sarebbe incoso in peccato mortale; e nella multa di 15 tarì, se ecclesiastico.

   Da un documento vescovile del 9 aprile 1541 s’apprende che la Divina Provvidenza aveva esaudita tale preghiera comunitaria mandando in abbondanza l’implorata pioggia. Tale deliberazione stabiliva che ogni anno si facesse un pellegrinaggio al Carmine con il canto delle litanie, alle quali seguiva la celebrazione eucaristica a ricordo delle grazia ottenuta con la ristoratrice pioggia e per ringraziare Dio e l’intercessione dell’<intemerata vergine e martire S. Agata che volle liberare la città di Catania e quasi tutto il Regno di Sicilia dalla fame sterminatrice>.

  Un altro prezioso documento storico del 1491 riguarda il bando dei Giurati di Catania per la processione col velo di S. Agata alla chiesa dell’Annunziata per implorare da Dio la pioggia.

Antonino Blandini

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