Al Centro Zo di Catania il 23 Marzo, per “Altrescene”, Mario Perrotta in “Milite Ignoto/Quindicidiciotto”

Mario Perrotta

Per la rassegna di creazioni contemporanee “Altrescene”, venerdì 23 Marzo alle ore 21 sul palco di Zo Centro Culture Contemporanee arriva Mario Perrotta con lo spettacolo “Milite Ignoto/Quindicidiciotto”, già finalista al premio Ubu 2015 come migliore novità italiana, inserito tra gli eventi del programma ufficiale per le commemorazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri e scelto da Radio 3 Rai per il centenario della Grande Guerra.

Milite Ignoto/Quindicidiciotto” è uno spettacolo di Mario Perrotta tratto da Avanti sempre di Nicola Maranesi e dal progetto La Grande Guerra, i diari raccontano a cura di Pier Vittorio Buffa e Nicola Maranesi per Gruppo editoriale L’Espresso e Archivio Diaristico Nazionale. Una produzione Permàr, Archivio Diaristico Nazionale, dueL, La Piccionaia.

“Milite Ignoto” racconta il primo, vero momento di unità nazionale. È, infatti, nelle trincee di sangue e fango che gli “italiani” si sono conosciuti e ritrovati vicini per la prima volta: veneti e sardi, piemontesi e siciliani, pugliesi e lombardi accomunati dalla paura e dallo spaesamento per quell’evento più grande di loro. Spaesamento acuito dalla babele di dialetti che risuonavano in quelle trincee. Per questo ho immaginato tutti i dialetti italiani uniti e mescolati in una lingua d’invenzione, una lingua che si facesse carne viva. Ho provato a cucire insieme nella stessa frase quanti più dialetti potevo, cercando le parole che consentissero passaggi morbidi o fratture violente. Ne è venuta fuori una lingua nuova che ha regalato allo spettacolo un suono sconosciuto ma poggiato sulle viscere profonde del nostro paese.

Ingresso: € 14 intero, € 12 ridotto. (Spettacolo in sostituzione del già programmato “Lingua di Cane”, rinviato ad altra data).

Note di regia

“Ho scelto questo titolo, Milite Ignoto, perché la prima guerra mondiale fu l’ultimo evento bellico dove il milite ebbe ancora un qualche valore anche nel suo agire solitario, mentre da quel conflitto in poi, anzi, già negli ultimi sviluppi dello stesso, il milite divenne, appunto, ignoto. E per ignoto ho voluto intendere “dimenticato”: dimenticato in quanto essere umano che ha, appunto, un nome e un cognome. E una faccia, e una voce.

Nella prima guerra mondiale, gradatamente, anche il nemico diventa ignoto, perché non ci sono più campi di battaglia per i “corpo a corpo”, dove guardare negli occhi chi sta per colpirti a morte, ma ci sono trincee dalle quali partono proiettili e bombe anonime, senza un volto da maledire prima dell’ultimo respiro. E nuvole di gas che coprono ettari di terreno e radono al suolo interi battaglioni senza un lamento. E aerei che scaricano tonnellate di esplosivo dal cielo e navi che sparano cannonate a centinaia di metri di distanza. Uno sparare nel mucchio insomma, un conflitto spersonalizzato in cui gli esseri umani coinvolti, sono semplici ingranaggi del meccanismo e non più protagonisti eroici della vittoria o della sconfitta.

E proprio per questo – come sempre accade nel mio lavoro – andrò controcorrente e la mia attenzione sarà diretta alle piccole storie, agli sguardi e le parole di singoli uomini che hanno vissuto e descritto quegli eventi dal loro particolarissimo punto d’osservazione, perché questo è il compito del teatro, o almeno del mio teatro: esaltare le piccole storie per gettare altra luce sulla grande storia.

Ringrazio di cuore Pier Vittoria Buffa per il suo prezioso e originale lavoro che ha dato vita al sito internet La Grande Guerra, i diari raccontano (espressonline.it/grandeguerra/), sito che ho rovistato a piene mani e senza il quale questo spettacolo non sarebbe potuto nascere e Nicola Maranesi, per la cura dello stesso sito insieme a Pier VIttorio e per il suo libro Avanti sempre (ed. il Mulino) che mi ha suggerito il taglio emotivo dello spettacolo stesso”.

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