Al “Machiavelli” di Catania “Io sono Verticale” di Alessandra Barbagallo e Silvio Laviano, per il progetto S.E.T.A., una favola fallita e senza morale

Alessandra Barbagallo in scena (Ph. Gianluigi Primaverile)

Due serate intense, per uno spettacolo toccante, immediato e che, regalando brividi ed emozioni, fa precipitare nella casa di una donna-bambola-bambina, una creatura che sogna il lieto fine, il principe azzurro, l’amore vero, la comprensione e che invece va incontro sempre a delusioni, a sofferenze e frustrazioni in un mondo maschilista e vorace, che ingoia tutto nella sua gabbia domestica dorata ed illusoria.

Silvio Laviano ed Alessandra Barbagallo (Ph. Gianluigi Primaverile)

Prodotta dal progetto S.E.T.A. (Studio Emotivo Teatro Azione) in residenza al Teatro Machiavelli di Catania-Fondazione Puggelli, è andata in scena lo scorso fine settimana Io sono Verticale”, pièce teatrale, interpretata da Alessandra Barbagallo e con la regia dell’attore Silvio Laviano che, dopo “Sogno Ergo Sum”,  “Diversi- Personaggi in cerca di un Altrove”, “Femmine e  Innamorati – Tragicommedia della Purificazione”, riveste per la quinta volta i panni del regista, affrontando una storia particolare, con una  protagonista che racconta delle sue storie di vita e di coppia e che si racconta nel suo percorso di ricerca/sofferenza/indipendenza/sofferenza.

Con la straordinaria e vitale interpretazione di una Alessandra Barbagallo davvero camaleontica nel passare da uno stato d’animo all’altro, da una espressione all’altra, la pièce si ispira alla poetica e biografia della poetessa americana Sylvia Plath, morta suicida a soli trent’anni ed eletta negli anni Settanta simbolo della lotta contro le durezze e le frustrazioni della vita domestica.

Una scena dello spettacolo (Ph. Gianluigi Primaverile)

La regia di Silvio Laviano – non nuovo ad intuizioni registiche alternative e sorprendenti – conferma un marchio di fabbrica, uno stile innovatore che – partendo da uno studio, da un progetto condiviso con gli attori – attinge però a ricordi interiori, ad antiche suggestioni infantili, facendo riferimento nella costruzione della pièce alla poesia, alla favola e riesce, senza mai affaticare lo spettatore, a regalare momenti di autentico straniamento con trovate frizzanti e con mille spunti per riflettere, lasciando spazio ad eventuali aggiustamenti, perfezionamenti in corso d’opera. E l’essere Verticali per Laviano è essere se stessi, a volte sentirsi inadeguati, diversi mentre quello che ci sta intorno, la società, gli altri esprimono una dimensione orizzontale che obbliga allo stato di normalità.

Per l’interprete, Alessandra Barbagallo, donna/bambola/bambina nella sua casa-regno delle favole, una autentica prova d’attrice. Sola in scena, su un impianto scenografico asciutto, con i suoi sette nani ed altri pochi oggetti (una tenda, una cassapanca un catalogo Ikea, occhiali e scarpe) curato da Vincenzo La Mendola (autore anche dei colorati costumi), la protagonista è una disperata bambola/oggetto e vittima del maschio e delle regole della vita domestica. Una donna che abita una dimensione fragile ed illusoria dove l’uomo/amante/marito/fidanzato ha sempre deciso per Lei, l’ha censurata, l’ha  costretta nel ruolo di casalinga disperata che, però, è brava a sfornare torte di mele. Lei non potrà mai esternare e rendere completamente pubblico il suo pensiero. E questo è il suo dramma raccontato proprio nella pièce “Io sono Verticale”, una favola in chiaroscuro dove emerge, oltre alla storia della protagonista, il ruolo del suo principe/regista/carnefice.

Ancora Alessandra Barbagallo in scena (Ph. Gianluigi Primaverile)

Per il pubblico in sala 55 minuti intensi, di assoluta concentrazione ed alla fine applausi reiterati per l’intrigante e innovativa proposta, per la convincente interprete e per un regista sempre più geniale e promettente che ormai continua a portare avanti i suoi progetti con un marchio ben preciso, garanzia di nuove trovate ed assoluta professionalità. Spettacolo che, in un momento in cui la violenza sulla donna è drammaticamente all’ordine del giorno, induce a determinare domande e riflessioni. La pièce infatti – nella costruzione dei particolari amori della protagonista, nel desiderio del lieto fine con tanto di principe azzurro – parla di sottile violenza, quasi impercettibile, nei ruoli/rapporti uomo/donna, vittima/carnefice, Principe/Principessa, dove spesso si concretizza, tramite un ricatto degli affetti, un totale controllo psicologico, una autentica manipolazione atta spersonalizzare spesso la donna/bambola/innamorata che – come leggiamo purtroppo nei fatti di cronaca – si trasforma in vittima del principe/uomo/carnefice.

Locandina

 

Scheda spettacolo “Io sono Verticale”

Drammaturgia della Compagnia

Con Alessandra Barbagallo

Regia di Silvio Laviano

Scene e Costumi  di Vincenzo La Mendola

Progetto fotografico di Gianluigi Primaverile

Progetto grafico di Maria Grazia Marano

Illustrazione Graziano Messina

Comunicazione Stefania Bonanno

Si ringrazia per la collaborazione  Gabriella Caltabiano e Roberta Amato

Progetto SETA – Studio Emotivo Teatro Azione

in residenza al Teatro Machiavelli di Catania – 17 e 18 Marzo 2018

Di Maurizio Sesto Giordano 518 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venti anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggi.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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