Divagazioni calcistiche dopo il deludente 0-0 al “Massimino” tra Catania e Juve Stabia…pensando già all’Akragas

Catania-Juve Stabia 0-0

“Stabia”, mater dolorosa, iuxta crucem lacrimosa…Non è una “variazione” blasfema… È che questi dignitosi manovali sono “calati” con l’unico intendimento di limitare i danni, ricorrendo a ogni espediente: perdere, ad esempio, secoli di tempo, colpa per cui – molto tardivamente – è stato ammonito il solo portiere; rintanarsi nella propria area piccola, strattonare, falciare, rinunciare – comunque – a giocare” (possesso palla vicino allo zero percento) sparacchiando pallonate “a muzzo. Con la complice tolleranza arbitrale ciò ha comportato la restituzione quasi per intero (in ogni caso, significativamente) al Lecce di quanto sottratto il 25 febbraio scorso, battendolo in casa sua per uno a zero. Non si può, tuttavia, rimproverare a Mastallino e compagni, un trattamento più ostile di quello offerto ai salentini. Né gettare la croce esclusivamente addosso al quasi “Palla-diano” (anche Vicenza ha un “Olimpico” che – però – è teatro bellissimo, opera – appunto – del padovano Andrea) Zanonato per qualche fallo di mano ospite, in area e fuori, sanzionato “alla c. d. c.” o non sanzionato e per una certa generosità (quasi “bipartisan”) nel comminare o meno le ammonizioni; né rimarcare lo strabismo dei suoi assistenti nell’interpretare quasi a senso unico (e a danno nostro) persino certe rimesse con le mani.

Stadio Massimino

Il principio sommo è che, se non la butti dentro – e le ghiotte occasioni per farlo ci sono state – nel migliore dei casi finisce così; è matematico! E “nel migliore dei casi” significa che, se non sei concentrato al punto giusto, con qualcuno di quei “contropiedi” in cui, come furetti fuori dalla gabbia, partono all’arrembaggio piratesco in cinque/sei contro tre/quattro dei tuoi, rischi di fare la stessa fine del Lecce indicata prima.

Di sicuro, è una “crux”: ogni volta che l’obiettivo sembra alla portata, come il pomo di Tantalo, lo vedi allontanare… Novantacinque minuti prima sarebbe “bastato” vincere le restanti partite per lasciare ad altri l’inferno della Serie C; novantacinque minuti dopo la situazione è capovolta: basta al Lecce vincere le sue.

Grazie all’incapacità nostrana (Russotto ipernarcisista, Bogdan impreciso, Lodi, “Marranzano” e soci che “sparano” alle stelle…) di superare la muraglia cinese, coerentemente innalzata dai “gialinusi” (per il colore della divisa), e agli arbitraggi, in ventiquattrore il Lecce si è viste sistemare le cose. Almeno, per il momento… Nessuna delle prime della classe ha brillato; ma gli arbitri sono stati brillantissimi. Di fatto, Robilotta a Francavilla Fontana (che sullo stesso campo fischiò un rigore in favore del Catania) e Proietti a Reggio Calabria hanno risollevato le azioni del Negramaro…

I “lecciaioli”, che si sentivano penalizzati dall’arbitraggio del turno precedente (partita con il Siracusa), sui due rigori reclamati dai padroni di casa (a Reggio) per bocca di Liv-o-rani affermavano (ammettendo implicitamente la “grazia ricevuta”): “Se parliamo di questo, allora diciamo che siamo in credito”. Ma mi “facci” il piacere!… Se il Lecce si sente in credito, Catania e Trapani sono la Compass…

Se, come faccio sempre, parlo degli arbitri, non è per cercare o offrire alibi, ma perché sono loro che dovrebbero rappresentare – in frontiera – la cosiddetta giustizia e, invece mi sembra che incarnino la più “vulgaris” condizione umana, italiana in ispecie.

La squadra rossazzurra

Tornando, appunto, indietro di un turno, confrontiamo gli effetti delle decisioni del “signor” (?) Camplone a Catanzaro con quelle procurate da Cipriani per Lecce-Siracusa. Da una parte, è stata comminata una giornata di squalifica a Tedeschi del Catania per un’assurda ammonizione (in coppia con Di Grazia) avendo – sembra – esultato fuori dalla panchina per la rete di un compagno. Non risultano, invece, provvedimenti per calciatori salentini (ma solo per qualche dirigente) malgrado la buriana (“bordello” potrebbe essere un idoneo sinonimo) attorno ad arbitro e guardialinee per un sospetto rigore non concesso. La buriana dei leccesi ricordava quella degli “sportivissimi” juveschi di Conte (Antonio, che, guarda caso, è leccese) che indussero Gervasoni (ottime rime possibili), Maggiani e Rizzoli ad annullare ignominiosamente una regolarissima rete di Bergessio e a determinare la sconfitta etnea grazie anche a una successiva segnatura in fuorigioco di Vidal (cfr: http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/juventus/2012/10/28/news/juventus_batte_catania-45441706/?refresh_ce).

I giocatori in gruppo

Per la cronaca, il numeroso pubblico ha manifestato tutt’altro che simpatia per Fabio Caserta, oggi “guida” dei campani, chiamando in causa, come spesso indecorosamente capita, la famiglia. Non gli si perdona, soprattutto di essere andato al Palermo, dopo avere indossato per oltre 100 volte i colori rossazzurri e di avere giocato – prima del definitivo declino – anche con il Lecce. Si possono avere sulla coscienza peccati peggiori? Stavolta ho anche apprezzato i cori anti-rosanero – che in genere ritengo fuori luogo, pur soffrendo di allergia particolare per tali colori – perché, porca miseria, la divisa da allenamento “esibita” dalle “Vespe” era proprio rosanera. Da inquilino della Tribuna B mi dissocio, però, dagli atteggiamenti integralisti degli amici della Curva Nord che chiedevano il contributo per le spese sostenute nell’allestimento della “parata” ma che hanno fischiato i calciatori (mentre facevano il giro per ringraziare tutti dell’intensissimo sostegno), beccandosi – a loro volta – i fischi del resto dello stadio. Ma loro sono fatti così, come diciamo a Catania sono “cumminti”; sono quelli che gridano: “il calcio Catania siamo noi”. Ma sono anche instancabili e, perciò, insostituibili.

Il tecnico Lucarelli (Ph. calciocatania)

Apprendo all’ultimo momento che è stato fatto ancora un regalo ai nostri avversari vietando ai sostenitori etnei la prossima trasferta a Siracusa per la partita con l’Akragas; ovviamente, è anche l’ennesima resa di chi dovrebbe consentire la “normalità”. Questo e gli altri tre appuntamenti della stagione regolare – con Trapani (in casa), Matera (fuori) e Rende (ancora in casa) – mettono in palio sino a dodici punti; basteranno? Ricordandoci che con i pugliesi siamo in vantaggio negli scontri diretti.

Siamo nel ballo… e non possiamo che condividere le speranze dei dirigenti etnei, compagni – mai come adesso – nell’attraversare un mare assai agitato: essere impeccabili e sperare che qualcuna tra Fondi, Paganese e Monopoli… Toh, il Monopoli che riceve il Lecce in casa propria)…

Salvo Nicotra

Salvo Nicotra si è occupato di così tante cose da sentirsi – talora – come uno che non ha concluso niente (lo diceva anche Luigi Tenco ma lui era un grande!)… Laurea in Lettere all’Università di Torino con tesi in Storia del Teatro (più precisamente, sull’attualità dell’Opera dei Pupi; Antonio Attisani, relatore; Alfonso Cipolla, correlatore), regista teatrale, uomo di cultura e di sport, ha collaborato sin dalla (lontana) giovinezza e collabora – nella “maggiore età” – con varie testate giornalistiche; nella “precedente vita” è stato lavoratore pubblico e dirigente sindacale.

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