Presentato a Catania “Un Paese senza leader” di Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera

Nella foto, da sinistra, Giovanni Camardi, Luciano Fontana, Salvo Fallica, Luciano Granozzi e Antonio Di Grado

Nell’aula 1 del monastero dei Benedettini, al Dipartimento di Scienze Umanistiche  dell’Università di Catania, è stato presentato il libro “Un Paese senza leader” (editrice Longanesi) del direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, classe 1959. Moderatore il giornalista Salvo Fallica, hanno partecipato all’incontro, oltre all’autore del libro, il prof. Antonio Di Grado (ordinario di Letteratura italiana), il prof. Giovanni Camardi  (docente di Logica e Filosofia della scienza) e il prof. Luciano Granozzi (ricercatore di storia contemporanea), che ha introdotto la seduta ringraziando il direttore del dipartimento prof.ssa Marina Paino.

Presenti il vicedirettore Carminella Sipala, il giornalista Nino Milazzo e il presidente della Scuola Superiore catanese, Francesco Priolo, accanto ai numerosi studenti dell’ateneo. Laureato in Filosofia del linguaggio, con una tesi sul linguaggio ordinario e formale, Fontana è stato definito da Fallica un modello di libertà di giornalismo, capace di criticare tutti con stile nei suoi editoriali, senza scendere a compromessi con nessuno. E proprio sul ruolo della conoscenza linguistica si è soffermato Camardi, soffermandosi sul dato storico che l’azione di Churchill contro i nazisti si è incentrata sulla capacità di dominare il linguaggio.

La copertina del libro

Il professore Di Grado ha dipanato il suo intervento sulla figura del leader, cui il libro fa riferimento: una figura che al momento appare scalzata da capipopolo, showman, faccendieri e arrampicatori di turno (con la tendenza a fomentare generiche o motivate rabbie), nonché invischiata nel clima chiassoso dei social. Di Grado ricorre alla similitudine del dipinto La parabola dei ciechi del pittore fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio, dove appunto, appoggiandosi l’un l’altro, inciampando e intralciandosi come i non vedenti dell’opera, i maggiori esponenti delle varie forze politiche sono disposti ad accordarsi con chiunque pur di rimanere attaccati agli scranni governativi, il tutto fra un“interscambiabile gioco delle parti consustanziali a un ceto dirigente improvvisato”.

Da Salvini a Di Maio, da Berlusconi a Renzi, da D’Alema a Veltroni e Prodi, il testo di Luciano Fontana ci dà un’attenta  disamina dei personaggi sulla scena politica dell’ultimo quarto di secolo, con un linguaggio asciutto e immediato, tra ricordi e retroscena di ventidue anni al Corriere della Sera (che dirige dal 2015) e degli undici precedenti all’Unità, soffermandosi su aspetti politici e caratteristiche personali attinenti al modo di dirigere i loro partiti: questi ultimi, sottolinea il giornalista, non sono altro che un grande contenitore indistinto in cui ognuno può inserire le proprie proteste e le proprie rabbie, come il Movimento lavagna dei Cinque stelle. In un quadro del genere “nessun vero leader può emergere…. Se nessun capo può farsi davvero strada, ne spuntano tanti ambiziosi ma deboli, che spesso sono meteore nel firmamento politico”. Nel mare magnum dei gruppi parlamentari, in aumento esponenziale appunto negli ultimi 25 anni (come hanno rilevano Renato Benedetto sul Corriere della Sera a marzo dello scorso anno, e Mattia Feltri su La Stampa), manca una autentica assunzione di responsabilità che impedisce l’emergere di una leadership adeguata al nostro paese, con l’obiettivo primario di formare e far crescere una classe dirigente giusta, facendola vivere ai cittadini come una missione comune. Bando ai duelli senza fine, dunque, e alle acredini dettate da mire personali, o all’autocompiacimento istantaneo dei tweet, dove ci si mette in mostra  come in un talk-show. Del resto, per il premier italiano più longevo del Dopoguerra, ovvero Berlusconi, “la leadership è capacità di essere sulla scena” in particolare attraverso le televisioni, sempre con una cura maniacale dell’immagine ( tra diete cicliche e lifting) da mostrare sempre, persino dopo l’aggressione al volto nel 2009. Fontana infatti non trascura nulla di un personaggio che ha attraversato quattro governi, ma forse con un “partito di plastica”( dalla penna dell’editorialista del Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia) forgiato  a immagine del suo fondatore, che di certo ha sempre proposto alle folle di spettatori televisivi un modello vincente, ma che si considera nel contempo un “ visionario”, citando più volte Erasmo da Rotterdam e il suo Elogio della Follia. Proiettati sul fronte del parlare con la TV e i social network sono anche Renzi e Salvini, il primo definito “il leader dell’istantaneità e della scommessa”, colui che vuole rottamare la vecchia classe dirigente, e per questa espressione-dice Fontana- rimarrà nella storia del centrosinistra in Italia; il secondo (intervistato tre volte da quest’ultimo), convinto di dover bucare il video per fare presa sull’ascolto, pensando che “solo così la Lega è riuscita a risollevarsi” e dichiarandosi aperto a tutti (tant’è che ha cambiato pelle alla lega, conciliando la tradizione antica con l’uso della rete), a differenza dei grillini che reputa incapaci.

Al di là del colore politico e dei comportamenti faziosi, o di formazioni effimere della sinistra, il direttore del Corsera porta avanti la tesi della responsabilità, al di sopra di tutto e tutti, e che non è possibile costruire leader senza partiti, ma soprattutto senza associazionismo. Se ci sarà passione, analisi e capacità di possibili soluzioni, evitando in assoluto un uomo solo al comando, con la logica dell’ “uno vale uno” o della Rete, dato che  entrambe negano i presupposti di una vera leadership, eviteremo di cadere nel burrone della rovina, come immagina Giannelli nella vignetta di copertina del libro, ritraendo una carrozza  di politici trainata da cavalli con pennacchio tricolore, in bilico sul vuoto.

Anna Rita Fontana

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