A 30 anni dalla sua morte ricordiamo il mito Chet Baker, “bello e dannato” e tra i principali esponenti del “cool jazz”

Il mito Chet..con la sua sigaretta

Il 13 Maggio 1988, morì cadendo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam. Era sotto effetto di droghe oppure fu spinto dall’ennesimo spacciatore di cui era debitore? Di lui ci rimangono, comunque, moltissime incisioni che testimoniano del suo valore artistico, e un bellissimo documentario, realizzato nel 1988 da Bruce Weber e intitolato “Let’s Get Lost – Perdiamoci” (edito in dvd e Blu-ray da Lucky Red). Stiamo parlando, a 30 anni dalla sua morte, di un mito, di una figura malinconica, di un trombettista e cantante straordinario. Stiamo parlando di Chesney Henry “Chet” Baker Jr. ,nato a Yale (Oklahoma, Stati Uniti) il 23 Dicembre del 1929, famoso per il suo stile lirico e intimista e per essere stato tra i principali esponenti del genere nototo come “cool jazz”.

Chet Baker in Tokyo – “My Funny Valentine”

Chet Baker…con la sua tromba

Nella sua carriera suonò con molti notissimi musicisti della scena jazz, da Stan Getz a Charlie Parker ed il momento di maggiore splendore lo raggiunse quando, in California, iniziò a collaborare con il sassofonista Gerry Mulligan, formando un quartetto che incontrò gradualmente i favori di pubblico e critica.

Divenne ben presto protagonista della scena: era lui l’attrattiva, la seduzione, l’incanto, con la sua figura, sua tromba, la sua voce. Il suo aspetto da “bello e dannato”, l’aria ribelle, il suono della sua tromba incantavano tutti, pubblico e critica e soprattutto facevano breccia nel cuore delle ragazze. Aveva una voce dolce da tenore, leggera come il vento.

Chet Baker racconta in video le  tormentate vicissitudini legate alla tossicodipendenza

Purtroppo, l’astro di Chet fu ben presto offuscato da problemi di droga: l’eroina diventò la sua abituale compagna e fu la causa principale della sua parabola discendente. Il 13 Maggio 1988, morì cadendo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam. Era sotto effetto di droghe oppure fu spinto dall’ennesimo spacciatore di cui era debitore? Baker viene seppellito il 21 Maggio seguente, ad Inglewood, negli Stati Uniti. Sulla sua morte, però, aleggia da sempre un certo mistero, date le circostanza mai definite con chiarezza.

Chet Baker – Ostia 1987

Nel 2011 lo scrittore Roberto Cotroneo scrisse il libro “E nemmeno un rimpianto”, edito da Mondadori, la cui trama gira intorno alla mai sopita leggenda che Chet Baker avrebbe finto la sua morte per trasferirsi, sotto mentite spoglie e in pieno anonimato, in un paesino italiano.

Ma volando da quella finestra, da solo o spinto (il mistero resta!), Chet ha lasciato in quel momento alle sue spalle una vita di grande musica e di grandi debolezze, di amore ed irrequietezza, di malinconia e voglia di pace, prigioniero com’era  di un sogno di eterna gioventù.

Locandina stagione ’87-’88

Su Chet si potrebbe parlare e scrivere per giorni, della sua musica, della sua personalità ribelle e malinconica. Personalmente ho uno struggente ricordo di lui, di quella serata dell’1 Dicembre del 1987, a Catania. Era un martedì e come secondo appuntamento della stagione concertistica “The Brass Group” di Catania – che festeggiava i suoi 10 anni di attività- diretta da Renato Lombardo, al Nuovo Teatro, in via Re Martino 195, a Catania, in scena c’era proprio lui, il mito Chet Baker, che poi circa sei mei dopo ci avrebbe lasciati. Ebbene, in una sala piena di appassionati, ero presente per ascoltare la sua voce e la sua mitica tromba. E ricordo che Chet, come spesso gli accedeva, anche a Catania incantò tutti: al centro del palco, seduto in una sedia, con il capo e le spalle curvi, distante dal pubblico dal quale si isolava, quasi timido e spregiudicato, dolcissimo e violento, con la sua inseparabile tromba, suonava e suonava. Incantando tutti. Questo era Chet Baker, questo il suo modo sognante di cantare e suonare. E questo è il mio caro ricordo di lui a Catania, in quella magica serata dell’1 Dicembre di un lontano 1987, impossibile da dimenticare.

E qualcuno, tratteggiando la sua figura, lo ricorda così: “Baker aveva negli occhi un non-so-che da cowboy, uno sguardo sempre un po’ fuori fuoco, portava la tromba alle labbra come una bottiglia di brandy, non suonava ma la sorseggiava”. Noi lo ricordiamo sempre con affetto e malinconia e soprattutto continuiamo ad ascoltare la sua voce e la sua musica. Ciao Chet….

Chet Baker- “Il mio domani”

Di Maurizio Sesto Giordano 449 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, collabora da oltre venti anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggi.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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