Giro d’Italia 2018, impresa Mohoric a Gualdo Tadino, Yates sempre in rosa

Matej Mohoric sul traguardo di Gualdo Tadino (Bettiniphoto)

Matej Mohoric, Bahrain Merida, firma un’impresa non da poco e si aggiudica la 10^ tappa del Giro da Penne a Gualdo Tadino di 244 chilometri. Battuto nella volata a due il tedesco Denz. Bennett regola il gruppo dei migliori a 34’’. Yates resta in rosa. Crolla ed esce dalle zone alte della classifica Chaves.

Il crollo inaspettato di Chaves ha condizionato in modo inequivocabile l’andamento della frazione, la più lunga del Giro. I profilo sempre vallonato lasciava intendere che ci sarebbero stati movimenti sin dal primo mattino. Difficile, forse solo auspicabile, accadesse qualcos’altro di importante. In effetti tredici uomini non avevano affatto perso tempo per avvantaggiarsi, pensando di essere erano riusciti a mettere in chiaro le cose sin da subito. Invece, nel primo tranello incontrato per strada, la salita verso Fonte della Creta, appena una decina di chilometri dopo il via, cadeva fin troppo facilmente il colombiano Chaves. Lo scivolare del secondo della generale in zone del gruppo a lui non consone non passava inosservato e la cooperazione spietata di Sky, Sunweb, Fdj e Lotto Jumbo apriva subito un gap importate fra i migliori e chi non era in grado di tenerne il passo.

Nella rete, oltre a Chaves, restavano impigliati i velocisti, i quali forse avevano sperato in un lungo trasferimento magari tenendo d’occhio la fuga il cui buon esito non è mai scontato. Viviani ed i suoi per un po’ hanno tentato di metterci una pezza, ma i loro intenti si infrangevano con il desiderio dei big di fare una vittima illustre. In questa situazione pagavano dazio anche i fuggitivi, i quali, malgrado il promettente avvio, ben presto venivano ripresi e dovevano rivedere il loro programma. Fra di loro chi decideva di non cambiarlo era Mohoric. Lo sloveno, sotterrata temporaneamente l’ascia di guerra, la riimpugnava lungo le dolci pendenze che portavano all’altopiano di Colfiorito e partiva di nuovo, questa volta in compagnia di Villella, alla caccia di Frapporti. Il portacolori della Androni Giocattoli rimasto a lungo da solo, nella parete centrale della tappa, con un paio di minuti di vantaggio sul gruppo a logorarsi lentamente. Raggiunto velocemente Frapporti, negli ultimi trenta chilometri, lo scatenato Mohoric tentava più volte l’assolo solitario dimostrando di possedere un serbatoio infinito.

Dopo tanti tentativi doveva arrendersi all’ ostinazione del giovane tedesco dell’Ag2r Denz che, solo lui sa come, riusciva a restar aggrappato alla sua ruota ed accettare il rischio della volata a due. Rischio che in verità Mohoric gestiva nel migliore dei modi proprio quando la beffa stava per materializzarsi. Lo sloveno manteneva i nervi saldi quando la ruota di Denz lo affiancava ai cinquanta metri, non si disuniva, respingeva il rivale e centrava la prima vittoria al Giro. Il gruppo dei migliori, che non ha mai smesso di inseguire, veniva regolato a 34’’da Bennett su Battaglin e Ballerini.
Yates, sempre in rosa, incrementava di pochi spiccioli il suo vantaggio, grazie allo sprint su Pinot al traguardo volante di Sarnano. Il suo vantaggio sul temutissimo Dumoulin è ora di 41’’, terzo e Pinot a 46’’, quarto Pozzovivo a 1’00’’.

Anche domani, c’è da scommetterci, non sarà giornata tranquilla. Tappa umbro-marchigiana da Assisi ad Osimo, 156 km, con diversi strappi, soprattutto nel finale, tante volte affrontati nella Tirreno Adriatico. L’ultimo muro nell’abitato di Osimo chiama per nome i finisseur, un chilometro intorno al 10% prima dei cinquecento finali. Tappa breve ma con profilo da classica.

Tornando alla frazione odierna mi piace ricordare che la serenità di Chaves nell’accettare la sconfitta non è cosa nuova e non lascia indifferenti. Dopo il sofferto arrivo bastano solo pochi minuti di naturale sconforto per fargli riacquistare il suo irresistibile sorriso e le sue parole diventano sportivamente educative più di tante dette dopo sonanti vittorie. Ancora una volta Chaves ha dimostrato di saper accettare la dura, ma, semplice legge della fatica.
La fatica è l’anima del ciclismo, cambiano le strade, cambiano i mezzi, ma lei, subdola, gioca da sempre la sua partita. Se la batti ti regala gioie indicibili, quando invece è lei a prendere il sopravvento ti può capitare anche di non arrivare più.

Ciò che oggi è successo a Mohoric e Chaves.

Turi Barbagallo (Il salotto del Ciclismo)

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