Giro d’Italia 2018, le strade della Capitale rovinano la passerella di Froome

Chris Froome con il trofeo del Giro d'Italia 2018

Sam Bennett si aggiudica l’ultima tappa del Giro. Sui sanpietrini dei Fori Imperiali battuti Viviani e Drucker.
Vittoria finale per Froome con 46’’ su Dumoulin, completa il podio il giovane colombiano Lopez a 4’57’’, poi Carapaz a 5’44’’. Quinto, primo dei nostri, Pozzovivo a 8’03’’.

Un pasticcio finale del quale non si capisce bene di chi sono le colpe, annulla gli effetti sulla classifica della kermesse romana conclusiva di questo bel Giro d’Italia. Le buche, presunte o vere, ed il fondo sconnesso dei sanpietrini consigliano i più ad optare per una tranquilla gita domenicale fra le belle vie della capitale. La richiesta in corsa accolta dalla giuria porta alla neutralizzazione della tappetta finale. Inutile perder tempo a discutere sulla validità di una kermesse cittadina ai fini della sostanza di un grande giro. Si potrebbe discutere del danno d’immagine scaturito dalla vicenda, ma solitamente preferisco farmela alla larga dalle banalità non conoscendo bene i contorni dei fatti intervenuti. Qualcuno potrebbe legittimamente obiettare che i sanpietrini di Roma non sono più duri di quelli di Parigi, ma questa è un’altra storia, la stessa che in tanti anni ha creato un abisso fra le due grandi corse a tappe.

Subito dopo la decisione la corsa si spezza in due, mentre Froome, Dumoulin ed una buona metà di girini decidono per la pedalata distensiva, l’altra metà decide (evidentemente) di rischiare l’osso del collo. Sette giri di corsa vera fino alla volata finale. Quick Step e Bora si dividono i compiti di tener chiusa la fila e consegnano a Viviani e Sam Bennett il gruppo compatto ai meno tre. Volata impostata magistralmente dal treno Quick Step, con Stybar, Morkov e Sabatini perfetti a lanciare Viviani verso il pokerissimo. Al velocista principe del Giro mancano però le gambe negli ultimi cinquanta metri e la vittoria va in rimonta a Sam Bennett. Le sette volate del Giro finiscono tutte nelle saccocce dei magnifici due sprinter. Il predominio di Viviani sull’irlandese si concretizza nel maggior numero di successi , 4-3 il computo delle volate a suo favore, e nella conquista della maglia ciclamino.

La classifica finale certifica il successo di Froome, che al momento chiude così il cerchio delle vittorie nei GT, si è trattato del vittoria più atipica dell’inglese sin qui conseguita nelle grandi corse a tappe. In tutte le altre volte, fosse al Tour o alla Vuelta, il predominio dell’anglo keniano, coadiuvato dai suoi implacabili lanceri, non era mai stato in discussione ed era arrivato dopo un controllo totale dall’inizio alla fine. Al Giro si è assistito ad una trama diversa. Per l’inglese le cose sono iniziate male con una caduta a Gerusalemme ancor prima di partire, sono proseguite con diverse tribolazioni durante la prima e la seconda settimana, poi un lampo improvviso sullo Zoncolan.

Nella terza settimana l’impresa nella Venaria Reale- Jafferau, già passata alla storia, ha consegnato al miglior uomo sulla strada la vittoria finale, malgrado verso Sappada e nella Trento Rovereto abbiamo continuato a vedere un Froome non proprio inscalfibile. Il suo miglior avversario, Dumoulin ha combattuto con tutte le sue forze, che lo vedono assai migliorato sulle grandi pendenze, ma non ancora in grado di seguire i migliori sui sentieri per le capre. Probabilmente abbiamo visto un Dumoulin complessivamente migliore di quello vittorioso dello scorso anno. Un percorso tecnicamente di livello superiore ed un uomo capace di un’impresa pressoché irripetibile hanno sancito la sua sconfitta.

Gli altri protagonisti tutti oltre gradino sotto. A cominciare dallo splendido Yates, dominatore per diciotto frazioni, diventato roba da “chi l’ha visto” nelle ultime due. Si ha la sensazione che quando imparerà a capire la capienza del suo serbatoio potrà diventare un fuoriclasse assoluto. Bene Lopez, ma in Giro dei suoi acuti attesi non vi è stata traccia. Il podio è frutto della sua regolarità, che, se vogliamo, si tratta di una anomalia. Carapaz, è una sorpresa, bella la sua affermazione nel tatticismo di Montevergine. Le sorprese, però, cercano sempre conferme convincenti. Lui e Lopez hanno dato vita ad una lotta di qualità per la maglia bianca di migliore dei giovani andata a quest’ultimo.

Pinot, distrutto fisicamente, è naufragato a pochi chilometri da Cervinia, a meno di quaranta chilometri dal podio. Auguri per una immediata ripresa ad un ciclista in perenne ricerca di una dimensione definitiva. Il nostro ciclismo nazionale ha presto riposto le sue aspettative di classifica sulle spalle di Pozzovivo. Domenico ha mancato l’aggancio sul Colle delle Finestre ai vagoni che l’avrebbero portato sul podio. Sin lì aveva corso in modo tatticamente perfetto, senza sprecare inutili energie. In tanti storceranno il naso davanti a questa affermazione. Non riesco proprio a capirli, Pozzovivo non ha le stimmate del fuoriclasse, non ha fra le sue armi migliori il guizzo che consente facili successi, lui adopera nel migliore dei modi gli attrezzi di cui dispone. Una virtù non comune che a trentasei anni suonati lo ha portato a confermare il suo miglior piazzamento al Giro nella sua lunga carriera, senza dimenticare che davanti a lui ci sono gente del calibro di Froome, Dumoulin e Lopez.

Bravissimo. Bilbao, Bennet, Konrad ed Oomen , finiti in quest’ordine fra la sesta e la nona posizione han fatto una discreta corsa parallela, hanno inciso poco negli episodi che contano e questo non è un gran motivo di merito. Fra loro forse il solo Oomen poteva avere un ruolo più importante nell’economia del Giro, se solo In casa Sunweb avessero deciso diversamente andando verso Bardonecchia. Chiude la top ten Formolo. Per lui un Giro così così. Un vicenda poco fortunata sull’Etna, lo toglie presto fuori dai giochi che contano, la sua corsa procede senza che lui affondi o emerga definitivamente. La top ten gli vale comunque la sufficienza.

Non voglio dimenticare la buona volontà del team Androni Giocattoli che meritava maggior fortuna, ma spesso ostacoli troppo grandi, che chiamasi Quick Step o Mitchelton, si son messi di traverso. Fra i giovani direi interessante la prova di Schachmann, a tratti straripante quella di Mohoric. Fra i vecchi bene Dennis e Nieve, fra i nostri ottimo il Giro di Battaglin rinato a nuova vita agonistica. Chaves coglie una bella vittoria ed una serie di cotte non da poco. Continua a confondere più che a convincere.
Aru è l’unica vera delusione del Giro, che sia per lui un punto di minimo da cui ripartire.

La mia rubrica su un Giro bello ed avvincente si chiude qui, anche se il pensiero di aver visto e commentato con passione qualcosa di sub judice mi lascia un retrogusto non definibile.

Per il momento scelgo di non pensare al dopo.
Lo farò quando chi di dovere mi spiegherà che è arrivato il momento opportuno.

Turi Barbagallo (Il salotto del Ciclismo)

 

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