Il Catania di Cristiano Lucarelli ospita domenica sera il Siena e davanti ai propri sostenitori cerca la finale di Pescara

Il Catania a Siena (Ph. Calciocatania)

Siena, grande più o meno quanto Acireale, è molto bella ma ha il “discutibile” Palio e il famigerato MPS; ha copiato anche le paste di mandorla chiamando il surrogato in un altro modo; al Vin Santo preferisco un Passito, una Malvasia, un Marsala e simili in cui “abbagnare” piparelle più che cantucci. Da qualche ora, però, la città di Duccio da Boninsegna (nulla a che vedere con un calciatore della preistoria) ha anche altre macchie.

L’uscita errata di Pisseri e la rete del Siena (Ph. calciocatania)

Non ha vinto, ha perso il Catania. Lapalissiano? Sino a un certo punto. I toscani non hanno fatto niente per vincere, sembrava che non ne avessero la capacità. Il Catania, senza strafare, macinava gioco, non subiva e creava tanto, concretizzando, purtroppo, niente. Poi, l’accidente. Pisseri. Tradito dalla luce? Boh? Il fattaccio è avvenuto nella piccola “porzione” di partita in cui mi sembrava che i “nostri” stessero recitando un copione già noto con errori, supponenza e calo di concentrazione. Poi nella città che fra i suoi gioielli ha gli affreschi del Lorenzetti sugli effetti del buono e del cattivo governo (Palazzo pubblico), eccoti il bis arbitrale: il signor Rubulotta da Sala Consilina (vicino a dove Cristo si è fermato o – come diremmo più efficacemente noi – “unni persi ‘i scarpi ‘u Signuri”) diventa protagonista, come aveva fatto il suo predecessore poche ore prima contro la Reggiana. Il “mal governo” che ostinatamente affligge il mondo del calcio porta in vantaggio i bianconeri. Si badi i colori stanno pertinentemente alla città di Gianna Nannini più che alla squadra torinese (che evoca soprattutto per gli analoghi e ripetuti favori arbitrali); per capire quei colori basta guardare il Duomo (dentro e fuori) che li veste da circa otto secoli.

Il Duomo di Siena

Ha un bel dire il “signor” Gabriele Gravina (presidente della Lega Pro, a proposito di Siena-Reggiana): “Non era rigore. L’arbitro avrebbe dovuto fischiare al contrario. Questo errore arbitrale è una brutta macchia su questi Play Off, ma non posso farci nulla: gli arbitri sono una categoria a parte che niente hanno a che fare con la Lega Pro”. (https://newscatania.com/wpsite/gabriele-gravina-pres-lega-pro-errore-in-siena-reggiana-brutta-macchia-sui-playoff/). Ma come non puoi farci nulla? Ma ci sei o ci fai (come dicono a Roma)? E ti candidi per incarichi superiori? Chissà se ti rendi conto che adesso la macchia è cresciuta ed ha lasciato a questi spareggi ben poco spazio intonso. Quel tanto che – comunque – potrebbe ancora bastare; e non aggiungo altro.

Il rigore negato; due “neri” che travolgono un bianco, come con la Reggiana; sembrava la stessa scena (pure i colori apparivano identici) ma stavolta ambientata nell’area del Siena; dunque, anche capovolgendo acrobaticamente le cose, nessuno avrebbe potuto inventare un rigore in favore dei senesi; allora meglio inventare che non è successo niente, mentre in Tv continuavano a mostrare il fattaccio; che più lo facevano vedere e più cercavo di farmene una ragione, meno ci riuscivo e più mi ribolliva il sangue. Castroneria gigantesca e pesante!

Il recupero: quattro minuti. Lucarelli s’incazza e quasi lo accusano di essere esagerato. Ma (a parte le tendenziose perdite di tempo dei “locali”), se si considerano le interruzioni per i cambi (tutti, meno uno, nel secondo tempo), quella per la rete e quelle per tutti gli stiramenti, gli strappi, gli acciacchi, il bisogno di sputare, di farsi accarezzare e spalmare di borotalco, per preparare l’esecuzione dei calci piazzati, ecc., quattro minuti possono essere considerati congrui?.

Il tecnico Lucarelli contrariato (Ph. Calciocatania)

Le sanzioni: equilibrate? Cominciando dalla stessa rete: i nostri hanno sbagliato, ma – e non mi pare che sia stato detto – c’era anche una carica (dunque, un fallo) di capitan Uncino-Marotta (mani sulle spalle di Bogdan che rimane, seppur sbilanciato, ingenuamente in piedi e spinta sul portiere che finisce a terra). Se fosse avvenuto al contrario, siamo sicuri che la segnatura sarebbe stata convalidata? E il tocco con le mani fuori area del loro portiere (ultimo uomo) a frenare Russotto lanciato verso la rete? Una cosa del genere – se, ancora, non erro – comporta fallo ed espulsione. Che dire delle ammonizioni “girate” come quella per il colpo del “solito” Marotta ai danni di Barisic?

Adesso hanno la sfacciataggine di lamentarsi per il divieto di trasferta comminato ai loro concittadini “corretti, civili e pacifici” (per come hanno dimostrato di essere, tre giorni prima, invadendo – di fatto, impunemente – il loro campo per assaltare i reggiani). Divieto, peraltro, finalmente restituito. Anche noi, nelle dichiarazioni ufficiali diremo che ci dispiace e che è una sconfitta per lo sport, bla, bla, bla…

Se una terna arbitrale in un incontro così delicato si rende colpevole (senza dolo?) di cose simili merita la sufficienza come accordata da quasi tutte le principali testate specialistiche? Ma che partita hanno visto? Di dov’erano questi commentatori imparziali? Io, che come sempre mi dichiaro di parte e che ai tre non do più di tre (uno a testa), forse, sono più equilibrato di loro.

Non si può imputare al “Trio delle meraviglie”, invece, l’autolesionismo; quello è stato tutto nostro, mirabilmente nostro. E anche per questo Lucarelli era fuori dalla grazia… Chissà quanto avrebbe voluto averla, lui, fra i suoi piedi qualcuna di quelle opportunità sciupate!.

Siena-Catania

Avevo preparato una commento al turno precedente, quello con i capitalisti della Feralpi (industria siderurgica lombarda). Salò è una amena località in provincia di Brescia, sulla panoramicissima Gardesana occidentale, la via che costeggia il Benaco, il maggiore fra i laghi italiani, quello su cui – a sud – si allunga il promontorio di Sirmione, “pupilla fra le isole e le penisole tutte”, secondo Catullo (e per chiunque ci arrivi). Ma Salò è Salò; evocativa e non solo per il pasoliniano “Salò o le 120 giornate di Sodoma” del 1975 ma per gli stessi motivi per cui – in qualche modo – fu evocativa per regista. Ma ormai l’allenatore Domenico-Mimmo (Toscano di cognome, giovane “riggitano” nella sostanza) e la sua visionarietà sono un ricordo lontano quasi quanto lo è quello della Repubblica Sociale. Adesso incalza il futuro.

Il presidente della Reggiana, Mike Piazza, dopo l’eliminazione subita dal Siena (meglio, dall’arbitro) ha dichiarato: “… Sono profondamente disgustato e arrabbiato… È davvero un giorno triste per l’Italia e per il calcio italiano. Non capirò mai come alcuni individui sporchi e corrotti riescano a rendere una cosa tanto bella, così ripugnante e brutta. Sono nauseato” (http://www.mondocatania.com/wp/calcio-catania-news/pres-reggiana-a-siena-corruzione-e-incompetenza-159486). Sfogo innegabilmente pesante.

Nelle riarse terre del “Liotru” speriamo; speriamo anche nella redenzione di quel coacervo di poteri che si miscelano nell’impastatrice del calcio. Speriamo che ne esca il “pane in pasta” migliore… Speriamo e, come sempre (sì, per scaramanzia) non diciamo in che cosa… Tanto si sa.

Salvo Nicotra

Salvo Nicotra si è occupato di così tante cose da sentirsi – talora – come uno che non ha concluso niente (lo diceva anche Luigi Tenco ma lui era un grande!)… Laurea in Lettere all’Università di Torino con tesi in Storia del Teatro (più precisamente, sull’attualità dell’Opera dei Pupi; Antonio Attisani, relatore; Alfonso Cipolla, correlatore), regista teatrale, uomo di cultura e di sport, ha collaborato sin dalla (lontana) giovinezza e collabora – nella “maggiore età” – con varie testate giornalistiche; nella “precedente vita” è stato lavoratore pubblico e dirigente sindacale.

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