Catania-Siena, ultimo, amaro, capitolo di una stagione con l’addio alla serie B: adesso analisi, confronto e programmazione

La delusione dei rossazzurri al "Massimino" dopo l'eliminazione (Ph. calciocatania)

“Stasera è stato lo specchio di un po’ tutto l’anno dove (il neretto è dell’autore) episodi e anche arbitraggi non ci hanno sorriso”. Questa la notazione di Lucarelli al termine di Catania-Siena che ha sancito il fallimento dell’annata. Una stagione complessivamente positiva ma che il mancato conseguimento dell’obiettivo ha reso monca. Si chieda a qualsiasi sostenitore della squadra se la frase gli sembri completa e si avrà, come risposta, che manca di un dettaglio non secondario: il riferimento a se stesso. Nessuno avrebbe preteso che si fosse autodefinito come inadeguato e colpevole del mancato profitto nelle tante occasioni presentatesi. Che non accennasse, però, neanche a un balbettio di autocritica, lui che non mi sembra simpatico ai più (personalmente, non lo valuto sotto questo profilo), sembra altrettanto eccessivo. Ma non può neanche essere il capro espiatorio; perché un esito siffatto non può dipendere da una sola persona.

Le perplessità di Lucarelli (Ph. calciocatania)

È altrettanto assodato che gli arbitri ci hanno rotto le scatole sino alla fine; ma quando ti trovi a giocare le fasi decisive, prima con un uomo, poi con due uomini in più, e ci cavi solo una traversa (due con quella dell’ultimo rigore) e il tuo portiere di questi rigori uno lo para, qualche alito di introspezione dovresti averlo. Come il suo corregionale Renzi vede le colpe solo negli altri; e va avanti come il gambero!

Il fatto è che la finale non la fa il Catania ma quella squadra che “dista tre gol da noi” (ho nelle orecchie l’eco di qualcosa del genere che qualcuno deve aver detto)… C’è dubbio che l’unica cosa che valesse sicuramente una categoria superiore sia stata il pubblico? Credo che il problema primario fosse quello di “resistere” economicamente, condizionando tutte le scelte, compresa quella di continuare con Lucarelli, magari confidando nel fatto che l’evidente superiorità dell’organico, alla fine, avrebbe prevalso. Ma sul “tecnico” da tempo le barzellette tra i seggiolini dello stadio fiorivano. Esemplare questa frase di un mio vicino di posto: «Tranquillo, Barisic, che prima o poi ti schiererà anche al posto di Pisseri».

Lo stadio Massimino gremito (Ph. calciocatania)

L’idea che sia stata un’autoeliminazione è diffusa; lo dice esplicitamente “MondoCatania” aggiungendo una raffinata citazione iconografica (Coppo di Marcovaldo, “Giudizio universale” – particolare del mosaico – Firenze Battistero di San Giovanni). È un’illustrazione fiorentina; forse, sarebbe stato più pertinente un affresco senese… Ne esistono.

Cose da dire sul tema ce ne sarebbero a bizzeffe. Ma a che varrebbero? La proprietà e chi la amministra hanno il pieno diritto/dovere di fare le scelte adeguate, noi di commentarle con pari diritto/dovere. Sotto scopa non siamo noi, ovviamente.

Il pareggio di Curiale ed il pubblico del “Massimino”(Ph. calciocatania)

Comprensibile anche il disappunto finale, dopo lo scempio. Forse, l’interessata non se n’è resa conto, ma la “gestione” lascia un gusto (che non è neanche “retrogusto”) amaro pure per la politica complessiva nel rapporto con i sostenitori. Non puoi trattare un pubblico invidiato da tanti come se fosse formato da “minus habentes”. Un po’ è la causa del blocco psicologico, un po’ è l’opposto; al contrario di altre società (incentivi ad andare allo stadio), per la “Giornata  rossazzurra” sospendi gli abbonamenti; per gli spareggi (forse, per decisione “superiore”) neanche prevedi il diritto di prelazione sul proprio posto agli stessi abbonati… Se servono soldi (e credo che ne servano) chiama le cose col proprio nome. Ovviamente, chiedere un tale soccorso comporta un’apertura di credito e un limite al libero arbitrio della proprietà, come accadrebbe con l’azionariato popolare.

Ma la gente non sembra poterne più e la gente, quando è trattata da cliente, ha sempre ragione.

Non credo di esagerare, se parlo di necessità di “rifondazione”. Che non vuole per forza dire (come si invoca da parte di molti e da tempo) la cessione del pacchetto azionario. È evidentissimo che, malgrado la presenza di elevate professionalità, non sono stati evitati errori madornali; auspicare un’analisi cruda, l’autocritica e il confronto, non è essere contro ma essere a favore del Catania!.

Salvo Nicotra

Salvo Nicotra si è occupato di così tante cose da sentirsi – talora – come uno che non ha concluso niente (lo diceva anche Luigi Tenco ma lui era un grande!)… Laurea in Lettere all’Università di Torino con tesi in Storia del Teatro (più precisamente, sull’attualità dell’Opera dei Pupi; Antonio Attisani, relatore; Alfonso Cipolla, correlatore), regista teatrale, uomo di cultura e di sport, ha collaborato sin dalla (lontana) giovinezza e collabora – nella “maggiore età” – con varie testate giornalistiche; nella “precedente vita” è stato lavoratore pubblico e dirigente sindacale.

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