Il 12 luglio si celebra San Giovanni Gualberto Patrono del Corpo Forestale dello Stato

Abbazia di Vallombrosa - Cappella di San Giovanni Gualberto
San Giovanni Gualberto
Luca di Tommé – Siena, 1330 ca. – 1389 ca.

Giovanni, figlio di Gualberto, nacque, probabilmente, a Firenze o, secondo altre fonti, nel castello di Villa di Poggio Petroio, in Val di Pesa, intorno all’anno 1000, dalla nobile famiglia dei Visdomini. Suo fratello Ugo venne assassinato e, secondo i costumi del tempo, Giovanni fu chiamato a vendicarne la morte con l’uccisione del rivale. La vendetta si doveva consumare fuori porta San Miniato a Firenze ma, secondo la leggenda agiografica, il suo avversario si inginocchiò e, messo le braccia in forma di croce, invocò pietà. Giovanni gettò la spada e gli concesse il perdono.

A quel punto Giovanni, secondo la tradizione, andò nel monastero di San Miniato in preghiera e lì il crocifisso gli avrebbe fatto un segno di approvazione con il capo, dopo di ché Giovanni si ritirò nel monastero benedettino annesso. Diventato monaco, il suo impegno si diresse a difendere la Chiesa dalla simonia e dal nicolaismo[1]. I suoi primi avversari furono il suo stesso abate, Oberto, e il vescovo di Firenze, Atto, entrambi simoniaci. Non essendo incline ai compromessi e non riuscendo ad allontanarli dalla città, preferì ritirarsi in solitudine. Nel 1036, dopo varie peregrinazioni, insieme ad alcuni monaci, giunse a Vallombrosa, conosciuta allora come Acquabella. Ma, nonostante la solitudine, il suo ideale monastico rimaneva quello cenobitico, com’è presentato dalla Regola di san Benedetto. A Vallombrosa la Regola fu applicata in una forma inedita, quella poi chiamata vallombrosana. I monaci si preparavano con la preghiera all’intervento diretto con gli affari di Firenze. Qui il loro antagonista era il nuovo vescovo simoniaco Pietro Mezzabarba, succeduto ad Atto. La vittoria dei monaci avvenne sia all’appoggio del partito della riforma sia alla leggenda dell’ordalia[2] della Badia di Settimo dove il monaco Pietro avrebbe attraversato indenne il fuoco, dimostrando il favore divino; per questo fu soprannominato Igneo. Dopo l’approvazione papale, i monaci vallombrosani conobbero un periodo di grande crescita. Giovanni Gualberto morì nell’abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano, che aveva accettato la sua Regola, il 12 luglio 1073. Le reliquie erano conservate nell’abbazia di San Michele in San Salvi di Firenze ma, in occasione dell’assedio, furono spostate a Passignano, dove andò praticamente distrutto il sarcofago scolpito da Benedetto da Rovezzano (1474–1552 ca.), i cui frammenti sono oggi conservati nel Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto (1486-1530).

Giovanni Gualberto, canonizzato nel 1193 da papa Celestino III, nel 1951 è stato proclamato celeste Patrono presso Dio del Corpo Forestale dello Stato dal santo padre  Pio XII e, nel 1957, dei Forestali del Brasile.

PIUS PP. XII

LETTERA APOSTOLICA

 FRONDENTIUM SILVARUM

SANCTUS  IOANNES  GUALBERTUS,  ABBAS,
CAELESTIS PATRONUS PUBLICORUM SILVARUM CUSTODUM
CIVITATIS SANCTI PAULI IN BRASILIA ELIGITUR.

 Ad perpetuam rei memoriam. — Frondentium silvarum quibus cura est mandata, ii solent Sanctum Ioannem Gualbertum peculiari pietatis studio venerari, quippe qui, sevocatus a saeculo, in Vallis Umbrosae lucis vitam duxerit divinarum rerum contemplationi deditam. Qui cultus in regionem etiam Brasiliensem pervasit, ubi, ac quidem in publica silva Civitatis Paulopolitanae, eximia statua eiusdem viri, sanctimoniae laude illustris, est locata. Preces ergo ad Nos admotae sunt, ut eum publicis silvarum custodibus eiusdem Civitatis caelestem Patronum constitueremus. Quas preces, Dilecti Filii Nostri Caroli Carmeli Sanctae Romanae Ecclesiae Presbyteri Cardinalis de Vasconcellos Motta, Archiepiscopi Sancti Pauli in Brasilia, commendatione suffultas, libenter audire statuimus eo consilio, ut illorum munus ad religionis pietatisque rationes conformaretur, iidemque malis omnibus, Sancti huius Caelitis deprecatione, prohiberentur. Quapropter, ex Sacrae Rituum Congregationis consulto, certa scientia ac matura deliberatione Nostra deque Apostolicae potestatis plenitudine, harum Litterarum vi perpetuumque in modum Sanctum Ioannem Gualbertum, Abbatem, publicorum silvarum Custodum Civitatis Paulopolitanae, seu Sancti Pauli in Brasilia, praecipuum apud Deum Patronum facimus, eligimus, renuntiamus, omnibus adiectis honoribus ac privilegiis liturgicis, quae ordinum seu coetuum Patronis rite competunt. Contrariis quibusvis non obstantibus. Haec edicimus, statuimus, decernentes praesentes Litteras firmas, validas atque efficaces iugiter exstare ac permanere; suosque plenos atque integros effectus sortiri et obtinere ; illisque, ad quos spectant seu spectare poterunt, nunc et in posterum plenissime suffragari; sicque rite iudicandum esse ac definiendum ; irritumque ex nunc et inane fieri, si quidquam secus, super his, a quovis, auctoritate qualibet, scienter sive ignoranter attentari contigerit.

Datum Romae, apud Sanctum Petrum, sub anulo Piscatoris, die XXIV mensis Aprilis, anno MDCCCCLVII, Pontificatus Nostri undevicesimo.

De speciali mandato Sanctissimi
Pro Domino Cardinali a publicis Ecclesiae negotiis

GILDO BRUGNOLA
a Brevibus Apostolicis

PREGHIERA DEL FORESTALE DELLO STATO

O Signore, che con la tua grazia illumini le nostre menti e i nostri cuori, aiutaci ad accrescere ogni giorno la nostra speranza.

La vita ci ha posti al servizio del Paese, per la conservazione, la cura e la difesa delle cose più belle del Creato: gli alberi, gli animali, le acque, le montagne che Tu ci hai donato, a beneficio dell’uomo.

Rendici, o Signore, più consapevoli di questo privilegiato impegno e mantienici ad esso pienamente fedeli.

E Tu, San Giovanni Gualberto, nostro Patrono e Maestro, guidaci per il sentiero della vita che porta alla carità cristiana e alla solidarietà civile.

Aiutaci a comprendere sempre più le opere del Creatore ed i legami che uniscono tra loro le Sue creature, in modo che anche la nostra fatica si svolga sempre in armonia con il disegno divino. Amen.

(Con approvazione ecclesiastica – Vallombrosa, 10 ottobre 1984)

Diac. Sebastiano Mangano


[1] Simonia e nicolaismo sono due fenomeni diffusi nella Chiesa del medioevo. La simonia è la compravendita di cariche ecclesiastiche; il termine deriva dalla figura di Simon Mago, un guaritore di cui si parla in un passo degli Atti degli Apostoli (At 8,9-26) che avrebbe voluto comprare i poteri di guarigione dello Spirito Santo. Per nicolaismo si intende il fatto che sacerdoti,/vescovi e papi spesso venivano meno all’obbligo del celibato.

[2] L’ordàlia è il giudizio di Dio; prova fisica a cui i popoli germanici del Medioevo sottoponevano talora un accusato, e il cui risultato era ritenuto un diretto responso divino sulla sua innocenza o colpevolezza.

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