Il 14 luglio si celebra San Camillo de’ Lellis, Patrono del Corpo di Sanità Militare e del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana

Urna di S. Camillo De Lellis - Chiesa di S. Maria Maddalena - Roma

Agli inizi della Prima grande guerra (1914-1918), quando cominciarono ad apparire per l’Europa molte croci rosse, da più parti si levò la domanda: dove mai era comparsa la prima Croce rossa e chi furono quelli che con questo emblema portarono per primi i soccorsi ai feriti? Le risposte furono diverse: alcuni asserivano che la prima Croce Rossa si era vista nella guerra di Crimea (1853-1855), altri affermavano che era apparsa nelle guerre coloniali o nella battaglia di Solferino (1859).

A quest’argomento s’interessarono personalità autorevoli e organi di stampa. Il marchese Filippo Crispoli, in un solenne discorso, tenuto il 19 luglio 1914 a Casale Monferrato, affermò che <<le origini della Croce Rossa vanno cercate nelle vicende del XVI secolo, e precisamente nella persona di quel grande benefattore dell’umanità Camillo de’ Lellis che la Chiesa venera come santo>>.

I giornali della Società Editrice Romana, con un articolo a firma dell’avv. Saverio Fino, in data 16 luglio 1914, rivendicavano a Camillo de’ Lellis la priorità della Croce Rossa per aver spiegato la bandiera con questo emblema tre secoli prima. L’autore concludeva l’articolo scrivendo che <<Camillo de’ Lellis era stato il vero pioniere della Croce Rossa e aveva organizzato ai suoi tempi il servizio di infermeria per mezzo dei Reverendi Padri Crociferi con un concetto della carità così largo che andava al di là di quello portato in giro ai dì nostri dalle nazioni civili>>.

La Reichsport di Vienna del 2 maggio 1915, dopo aver riferito quanto era stato scritto da  altri giornali tedeschi, scrisse che la Croce Rossa fu usata per la prima volta nella battaglia di Solferino il 24 giugno 1859 da una dama francese e da 36 sue compagne infermiere. L’autore dell’articolo prende l’occasione per sottolineare che la Croce di san Camillo de’ Lellis era stata spiegata sui campi di battaglia più di tre secoli prima. L’equivoco era stato causato dal fatto che la Croce Rossa è l’emblema di due organizzazioni distinte l’una dall’altra ma  aventi lo stesso campo d’azione, pur animato da diverso spirito informatore. Un’associazione è religiosa l’altra è laica: quella religiosa ha la Croce latina, quella laica la Croce greca con i lati uguali.

San Camillo de’ Lellis

L’organizzazione della Croce Rossa religiosa ha la sua radice nell’Ordine dei Ministri degl’Infermi, fondato da Camillo de’ Lellis, nato a Bucchianico, in provincia di Chieti, il 14 luglio 1550, che,  mentre era ricoverato in ospedale per una piaga inguaribile, si obbligò con particolare voto al servizio dei malati affetti da qualunque contagio. Camillo, ormai guarito, chiese al papa Sisto V il riconoscimento ecclesiale per questa grande opera di carità. Il Sommo Pontefice, che conosceva bene l’apostolato camilliano, l’approvò con Breve Apostolico del 18 marzo 1586 e <<accondiscese pure al desiderio di Camillo di portare come distintivo una Croce Rossa sul petto>>; quella Croce Rossa, per Camillo e i suoi Figli Ministri degl’Infermi, <<significava amore e sacrificio per i sofferenti, da attuarsi anche con l’olocausto della propria vita>>. Il 29 giugno 1586, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, Camillo, con un gruppo dei suoi Fratelli, che portavano la Croce rossa sul petto, fece la prima comparsa in pubblico nella grande Basilica di San Pietro.

La Croce Rossa laica, che ha la sua sede a Ginevra, secondo quanto scrisse Agnes E. Parsy nella Storia dell’infermierato, <<fu autorizzata a fregiarsi della Croce Rossa in campo bianco perché ci si rese conto che il distintivo doveva essere chiaramente riconoscibile a distanza, e che qualsiasi particolare araldico avrebbe potuto indurre in errore; ma la Convenzione del 1906 diede importanza anche al fatto che il distintivo non aveva alcun significato religioso. E questo era necessario per l’uniformità dell’emblema, poiché la Turchia aveva sostituito la Croce con la Mezzaluna>>.

Altri studiosi affermano che, in realtà, la Croce fu introdotta in omaggio al generale  Guglielmo Dufur, il quale aveva ideato la bandiera svizzera formata da una croce bianca  in campo rosso. Forse inizialmente non si era pensato alle suscettibilità turche o persiane ma, quando ci si rese conto, ormai era troppo tardi e inopportuno fare dei cambiamenti sostituendo la croce con altri segni, allora si rese necessario chiarire che croce non aveva alcun significato religioso. Però è lecito pensare che l’idea di questo emblema potrebbe essere venuta anche e proprio dal distintivo che avevano i Figli di San Camillo i quali, nella battaglia di Solferino, prestarono assistenza ai soldati feriti. Allora,  perché potesse essere presa ad emblema di tutte le nazioni, si pensò di togliere alla Croce l’aspetto confessionale portando il lato più lungo alla dimensione degli altri tre. Una cosa è certa però: che ambedue le organizzazioni hanno la Croce Rossa ed è quasi impossibile togliere alla Croce il significato religioso perché essa, <<scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani>> (1Cor 1,23), è stata lo strumento con cui Cristo Gesù morto e risorto ha redento l’umanità di tutti i tempi.

Gli scopi e il raggio d’azione delle due Croci Rosse, pur nella naturale differenza delle esigenze dei tempi, coincidono perché lo scopo è di salvare quante più vite umane possibili nelle calamità naturali e durante i conflitti armati.

Henry Dunant, nel suo libro Un ricordo di Solferino, scrisse che i concetti fondamentali della Croce Rossa sono quattro: Istruzione preventiva; Internazionalizzazione dei medici e delle infermiere; Uniformità dell’emblema; Estensione della sua attività anche alle catastrofi naturali. Al tempo di san Camillo era impensabile che si potessero internazionalizzare gli ufficiali e le istituzioni di Croce Rossa. Solamente nel XIX sec. è iniziata l’Organizzazione della Croce Rossa Internazionale con fini assistenziali, prima sul campo di battaglia, poi nelle diverse calamità. Questo trova spiegazione nella divisione tra le nazioni e nella condizione religiosa dell’Europa che, avendo una forte componente protestante e delle nazioni di religione musulmana, come la Turchia, non potevano accettare l’opera e l’insegna di san Camillo, che aveva la propria radice nel cattolicesimo.

La Croce Rossa Internazionale, proseguendo il suo cammino d’esperienza, ha esteso la propria attività anche alle catastrofi naturali e ad ogni circostanza dove c’è sofferenza, malattia, fame e calamità.

San Camillo, tre secoli prima che nascesse la Croce Rossa Internazionale, aveva organizzato il soccorso e l’assistenza in uguali esigenze. Da allora i Figli di san Camillo hanno prestato la loro opera di concreta assistenza nelle epidemie, nelle carestie, nei campi di battaglia e in ogni calamità, non trascurando mai la quotidiana opera di curare gli infermi ospedalizzati.

Le due Croci Rosse non operarono separate o in concorrenza tra di loro, ma subito iniziarono a collaborare. La Croce Rossa di san Camillo, infatti, nella battaglia di Custoza (24 giugno 1866), due anni dopo la firma della prima Convenzione di Ginevra (il 22 agosto 1864), che sanciva il miglioramento della sorte dei feriti in guerra, insieme alla neonata Croce Rossa Internazionale, si adoperò per una collaborazione attiva e costruttiva, prestando servizio in tutti gli ospedali, compresi quelli militari e approntando pure dei posti di soccorso presso le stazioni ferroviarie.

Nei quattro concetti fondamentali che Dunant aveva enunciato nel suo libro, nulla vi era che già non esistesse nella mente organizzativa di san Camillo, nulla vi era che non rispondesse all’ideale del nostro Santo. In quei giorni altri 19 Religiosi Camilliani, guidati dal padre Provinciale P. Artini, prestarono servizio nei diversi punti della città dove erano stati approntati piccoli ospedali, alla stazione ferroviaria e soprattutto in Casa Tanara dove erano stati raccolti 406 feriti. La battaglia di Custoza, che fu combattuta alle porte di Verona, vide la città scaligera come centro di assistenza prestata sia ai soldati italiani sia a quelli austriaci. I Figli di san Camillo assistettero anche il colonnello Giuseppe Tromboni, aiutante di campo del re Vittorio Emanuele II, ferito a Custoza e morto il 15 agosto successivo in ospedale. Il 26 ottobre 1867, a tre anni dalla istituzione della Croce Rossa Internazionale, quando si combatté la battaglia di Monte Rotondo, e il 20 settembre 1870, a sei anni dalla firma della Convenzione di Ginevra, quando ci fu la Breccia di Porta Pia a Roma, i Frati Camilliani e la Croce Rossa internazionale prestarono sempre generosamente la loro opera di assistenza <<fuse in bel modo di carità intorno ai feriti. Tale collaborazione fu osservata anche in Francia nella guerra del 1870 e durante la guerra di Libia del 1911-1912 con l’assistenza operosa dei cappellani delle navi ospedali>>. La stessa collaborazione non venne meno nelle due Grandi Guerre che insanguinarono il Novecento.

Nell’agosto del 1914, contemporaneamente alla mobilitazione degli eserciti d’Europa, anche la giovane provincia  Camilliana di Germania mobilitò quasi 200  religiosi per l’esercito della carità che seguì le truppe tedesche sui due fronti, assistendo i feriti sui treni ospedali e nelle altre strutture sanitarie. Anche in Italia, in Francia e in Belgio i Camilliani prestarono la loro opera al fronte, negli ospedali da campo, con ambulanze, nelle strutture sanitarie proprie dell’Ordine messe a disposizione della Croce Rossa. A Cremona, la Casa di Cura San Camillo operò sotto l’insegna delle due Croci Rosse.

Nella Seconda Guerra Mondiale, la Croce Rossa Internazionale, ormai adulta e più organizzata, lavorava in modo ottimale perciò l’opera assistenziale dei Figli di san Camillo non era più così necessaria e indispensabile per questo servizio, ma, come nel passato, i Camilliani non fecero mancare il loro aiuto gestendo con l’emblema della Croce Rossa di Ginevra il Treno-Ospedale Pontificio, che riuscì a rimpatriare circa quattromila prigionieri di guerra.

San Camillo de’ Lellis soccorre gli appestati, G. Guglielmi, 1746 – Musei Vaticani

L’opera camilliana perdura nel tempo e la sua missione è sempre attuale. Cristo Gesù disse ai discepoli: <<I poveri li avrete sempre con voi>> (Mt 26,11), e ai Figli di san Camillo ugualmente dice: <<I malati li avrete sempre con voi>>. Nel 1649 fra’ Pietro Saulnier, dell’Ordine del Santo Spirito, nel De capite Ordinis S. Spiritus dissertatio, scrisse: <<L’apostolato camilliano non è tale da formare un ambiente per accaparrarsi l’aura popolare, per eccitare l’ammirazione di se stessi e procurarsi l’elevazione nella città… Gli ospedali, che muovono ribrezzo ai delicati… sono la palestra  di pochissimi privilegiati di Dio, per l’esercizio della carità cristiana, purificata. Non si monta per ufficio d’istituto sui pulpiti delle Basiliche o sulle cattedre delle accademie: non si dà fiato alle trombe… questi uffici, che si esercitano accanto agli infermi, nulla hanno di splendore abbagliante agli occhi degli uomini>>.

L’umanità sofferente, per curare i mali vecchi e nuovi, troverà sempre i Figli di san Camillo che, nell’umiltà e nel nascondimento, come volle il Santo Fondatore, porteranno l’amore di Cristo sofferente segnato dalla Croce Rossa.

San Camillo, che ha concluso il suo pellegrinaggio terreno il 14 luglio 1614 a Roma, il 29 luglio 1746, per la sua speciale vocazione al servizio di Cristo nei fratelli sofferenti, fu elevato agli onori degli altari da Benedetto XIV. Il sommo pontefice Paolo VI, il 27 marzo 1974, lo proclamò celeste patrono della Sanità Militare e quindi anche del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, auspicando che l’esempio e l’intercessione di san Camillo intensifichino la carità e la cristiana pietà in tutti coloro che assistono i malati vedendo in essi il volto stesso di Cristo sofferente. Nel calendario della Chiesa universale la memoria di san Camillo si celebra il 14 luglio, nella Chiesa Ordinariato Militare, per utilità pastorale, si celebra il 4 giugno ricorrendo in tale data la Festa della Sanità Militare.

 

 

PAOLO VI

Ad perpetuam rei memoriam

Chi considera anche brevemente la vita e l’opera di San Camillo De’ Lellis, facilmente vedrà che questo beatissimo uomo non solo amò Dio, sommo bene di tutti, in modo eroico – in che consiste tutta la santità degli uomini – ma amò anche il prossimo come se stesso, secondo il precetto di Cristo, il quale affermò che la legge santissima di Dio e tutti i profeti sono inclusi nel duplice comandamento della carità (Cfr. Lc 10,25), e secondo la dottrina del Beato Giovanni (Cfr. 1Gv 4,20) il quale ammonisce che dobbiamo amare Dio che non possiamo vedere, nei fratelli che vediamo.

Se inoltre consideriamo che San Camillo De Lellis diresse le sue cure specialmente verso i malati e i miseri, che o che erano ricoverati negli ospedali o, feriti di guerra, avevano bisogno dell’aiuto della carità, e in questa assistenza impiegasse tutte le sue forze e spendesse tutte le sue energie, comprendiamo allora perché quest’uomo eccezionale abbia suscitato l’ammirazione di tutti i buoni che lo ebbero maestro di straordinaria pietà e lo invocarono nelle necessità.

Per questo, quando i Soldati Italiani, addetti al Servizio Sanitario, guidati dai loro comandanti, concordemente elessero questo Santo a loro Patrono, e il Venerabile Fratello Mario Schierano, Ordinario Militare in Italia, udita prima la Conferenza Episcopale Italiana, approvò tale elezione, e chiese anche che, sia l’elezione che l’approvazione, da lui fatta, fosse confermata a norma dell’Istruzione De calendariis particularibus atque Officiorum et Missarum Propriis recognoscendis (n°. 30), Noi ritenendo che per questo s’intensificherà la pietà dei soldati e crescerà la carità verso i malati che assistono, ratifichiamo tutto ciò che la Sacra Congregazione per il Culto Divino ha deciso a questo riguardo.      Visto, dunque, che l’elezione e l’approvazione sono state fatte a norma del diritto, piace che San Camillo De’ Lellis sia e rimanga Patrono del Servizio Sanitario Italiano, nonostante qualunque altra cosa in contrario.

Quanto abbiamo stabilito con questa Lettera abbia la sua forza e i suoi effetti, sia ora che in futuro. Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del Pescatore, il 27 marzo 1974, undicesimo del Nostro Pontificato.

Giovanni Card. Villot

Segretario di Stato

 

 PREGHIERA DELLA SANITÀ MILITARE

Dio onnipotente ed eterno, Signore della vita e della morte, ascolta la nostra preghiera: Gesù Cristo, figlio tuo e fratello nostro, Uomo del dolore e morto in croce perché dalla sua sofferenza e dal suo supremo sacrificio noi tutti fossimo confortati e redenti nel suo nome e per la sua gloriosa risurrezione dona salute e serenità a quanti soffrono nel corpo e nello spirito, a coloro che li assistono dona la lunga pazienza dell’amore, la forza della speranza, i frutti del sacrificio.

San Camillo, nostro celeste patrono, proteggi e benedici il Servizio di Sanità Militare, fa che la nostra dedizione sia sempre segno di fede e di risurrezione per i nostri fratelli ammalati, per i nostri cari lontani e per la nostra Patria. Così sia.

 

 

 PREGHIERA DEL CORPO MILITARE DELLA CROCE ROSSA ITALIANA

Ovunque, ove la provvidenza ci ha messo a baluardo fedele dell’umanità sofferente, in pace o in guerra, vivificati dall’amore incessantemente compiuto, eleviamo a Te, Signore, che proteggi noi e i nostri cari e ci sostieni per essere degni delle glorie di coloro che ci precedettero.

Dio onnipotente, governatore del cielo e della terra, salva noi, armati come siamo di volontà, d’amore e di fede. Salvaci dagli insidiosi pericoli. Fa che il nostro piede posi sempre sicuro.

Rendi tenaci i nostri cuori contro chiunque insidi l’umanità sofferente, la nostra Patria , la nostra civiltà cristiana.

Tu o Dio, che conosci ogni nostra sofferenza e sacrificio, accompagna il nostro diuturno lavoro. Così sia.

 

 

Diac. Sebastiano Mangano

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