Giù il sipario a Palermo per “World Press Photo”, la mostra di fotogiornalismo più importante al mondo

World press photo

Giù il sipario per la seconda edizione del World Press Photo, la mostra di fotogiornalismo più importante al mondo nata in Olanda nel 1955 e ospitata a Palermo nelle sale affrescate di Palazzo Bonocore. Coinvolgente, partecipata, unica. L’esposizione inserita all’interno del programma ufficiale di Palermo Capitale Italiana della Cultura, infatti, ha registrato oltre 11 mila presenze nelle tre settimane di apertura. “Un successo che replica quello dello scorso anno – spiega Vito Cramarossa, presidente di Cime, società pugliese organizzatrice di eventi culturali in Italia e all’estero -. Palermo è una città che risponde bene ad un appuntamento dalla eco internazionale come il World Press Photo. Speriamo che nel 2019 ci siano le condizioni per poter replicare per la terza volta”.

Ospitata nella splendida cornice settecentesca del palazzo in piazza Pretoria e inaugurata lo scorso 14 Settembre, la nuova edizione della mostra ha raccolto le 135 immagini più belle del mondo scattate nel 2017 e selezionate tra 73.044 da 4.548 fotografi di 125 paesi. A vincere il premio per il 2018, però, soltanto 42 fotografi provenienti da 22 nazioni – sono stati premiati nelle otto categorie tra Attualità, Ambiente, General News, Progetti a lungo termine, Natura, People, Sports e Spot News -. Il ciclo di mostre ha inaugurato lo scorso aprile al De Nieuwe Kerk di Amsterdam e adesso, archiviata la tappa palermitana, viaggerà non solo per tutta Italia – prossima meta Torino e infine Napoli – ma per altri 100 città nei cinque continenti.

Un viaggio per immagini tra gli avvenimenti più rilevanti dell’ultimo anno che ha coinvolto i palermitani, primo tra tutti il sindaco Leoluca Orlando. “Una fotografia, soprattutto una press photo, è vita – ha detto il primo cittadino al taglio del nastro –. Bisogna tornare a vedere questa mostra. Perché qui ogni scatto è una mostra”. Scatti singoli, ma anche reportage, che hanno scritto intere pagine della storia del nostro tempo, hanno trovato spazio nell’immaginario di ciascun visitatore ora, lettore prima. Perché tutte le fotografie che quest’anno si sono aggiudicate un premio sono state pubblicate su alcune delle testate internazionali più prestigiose del mondo come Time, Le Monde, New York Times, The Guardian e National Geographic.

Lo scatto che ha vinto il concorso internazionale di fotogiornalismo è stato realizzato lo scorso maggio a Caracas da Ronaldo Schemidt, fotografo dell’agenzia Afp, che si trovava in Venezuela proprio per documentare le proteste contro il presidente Nicolás Maduro. L’immagine mostra José Víctor Salazar Balza in fiamme in mezzo ai violenti scontri con la polizia antisommossa durante la protesta a Caracas. Il 28enne ha preso fuoco quando è esploso il serbatoio di una motocicletta, sopravvivendo all’incidente con ustioni di primo e secondo grado. “Venezuela Crisis” ha vinto, oltre al World Press Photo of the year, anche il primo premio nella categoria Spot News Single.

Durante queste tre settimane, però, Palazzo Bonocore ha ospitato anche quattro public lecture. Punta di diamante di questa edizione è stato il fotoreporter internazionale Burhan Ozbilici. Vincitore assoluto del World Press Photo of the Year 2017 e primo premio per la categoria Spot News dello stesso anno, è l’autore del celebre reportage “An assassination in Turkey” scattato subito dopo l’omicidio dell’ambasciatore russo Andrey Karlov ad Ankara durante l’inaugurazione di una mostra. Oltre al fotografo turco anche due cinque italiani ad aver vinto quest’anno. Francesco Pistilli, terzo premio sezione storie per la categoria General News grazie al reportage “Lives in limbo” e Alessio Mamo, il fotoreporter catanese che si è aggiudicato il secondo posto per la categoria People con lo scatto su Manal. Finissage con il pluripremiato fotoreporter iraniano Manoocher Deghati.

“Centinaia i visitatori che hanno atteso pazientemente il proprio turno in fila alla biglietteria per poter poi accedere alla mostra negli ultimi due giorni – conclude Cramarossa –. Ci auguriamo che si instauri una sinergia con le istituzioni, con l’assessorato al Turismo e ai Beni Culturali, con le fondazioni che operano con la cultura. Speriamo di trovare sempre più collaborazione con le amministrazioni locali, regionali e con il tessuto imprenditoriale. Una mostra in grado di attrarre flussi turistici da tutto il mondo, è un’occasione unica per la prima città siciliana che dovrebbe puntare ad averla come appuntamento fisso della sua programmazione culturale. Il World Press Photo ama Palermo, ma i palermitani hanno amato il World Press Photo e i 11 mila visitatori ne sono la conferma”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*