10 Ottobre, memoria liturgica di San Francesco Borgia, Patrono e Difensore di Catania dai Terremoti

Chiesa San Francesco Borgia

Anche i catanesi la notte tra il venerdì 5 e il sabato 6 ottobre si sono svegliati di soprassalto a causa del <tuonante> sisma avente come epicentro Poggio Mottese e Monte Calvarino tra le cittadine etnee Santa Maria di Licodia e Biancavilla. Tutti molto impauriti e angosciati, tanti avranno pensato alla protezione di Sant’Agata sul capoluogo col relativo territorio etneo. Pochissimi, però, sapranno che Catania gode, da tre secoli, della protezione di un grande santo gesuita spagnolo, Francesco Borgia, eletto dal Senato catanese, nel 1701, 8 anni dopo, il catastrofico ed apocalittico mare-terremoto del 9-11 gennaio del 1693, <Patrono e Difensore> della città dai terremoti. Proprio oggi, mercoledì 10 ottobre, si celebra a Catania e in tante città dell’Europa e nelle chiese dell’Ordine religioso della Compagnia di Gesù, di cui nel 1565 fu eletto preposito generale, la memoria liturgica di San Francesco Borgia, al quale è intitolata la bellissima ed elegante vasta chiesa settecentesca dell’ex Collegio dei Gesuiti in via Crociferi.

Chiesa San Francesco Borgia Patrono e Difensore di Catania dai Terremoti

L’interno del tempio a pianta basilicale dei Gesuiti presenti a Catania fin dal 1556, ricostruito, tra il 1698 e il 1736, dall’architetto gesuita Angelo Italia, ha tre navate separate da portici interni intercolumni arcuati e retti, di diverso passo, da 16 colonne monolitiche binate lumachella (l’unica chiesa della città a non avere pilastri ma colonne, nonostante il sempre incombente pericolo di terremoti e maremoti!).

   Nel maestoso prospetto lo stesso portale è serrato fra colonne binate in doppio ordine), a destra e a sinistra del portone d’ingresso, sono murate due lapidi celebrative con epigrafi in latino.

 La prima così recita liberamente tradotta in italiano: “A maggior gloria di Dio. All’inclito tuo nome, o miracolo dei principi, Francesco Borgia, questo catanese Collegio della Società di Gesù ti consacra questa cospicua basilica, indegna dei tuoi augustissimi meriti. Tu benignamente accettala, e liberala dai terremoti insieme con la tua devota Catania: e supplice prega perché esaudisca con orecchio proclive i voti di essa e di tutti i popoli”.

   Nella seconda iscrizione si legge: “A maggior gloria di Dio. Essendo Pontefice Massimo Clemente XII e Carlo III dei Borbone re delle due Sicilie, l’illustrissimo e reverendissimo mons. D. Pietro Galletti, vescovo catanese, per il suo amore verso la Società di Gesù, con solenne rito consacrò questo tempio dedicato a San Francesco Borgia, patrono e difensore di questa città: il 13 novembre del 1736 e decretò che se ne celebrasse la memoria la quarta domenica dopo la Pentecoste”.

   Pochi sanno chi era San Francesco Borgia e il recondito motivo per cui fu eletto protettore dai terremoti anche a Catania, nonostante il plurisecolare culto agatino <antisismico> e diversi affermati patrocini di altri celebri santi applicati agli sconvolgenti fenomeni naturali.

   Primogenito di Giovanni de Borja, pronipote dei papi Callisto III e Alessandro VI, grande di Spagna e terzo duca di Gandia (nell’antico regno di Valenza dove nacque il 28 ottobre 1510), e di Giovanna d’Aragona di sangue reale. Bisnipote, per linea paterna, del papa Alessandro VI, e per parte della madre, del Re Cattolico, Ferdinando II d’Aragona e V di Castiglia fu educato nella corte imperiale di re Carlo V e sposò, a 19 anni, Eleonora duchessa di Castro, principessa portoghese dalla quale ebbe 8 figli e fu <venerato> in vita come <principe santo>.

   Orfano della madre a 10 anni, fu mandato a Saragozza, dove era arcivescovo suo zio materno Giovanni d’Aragona. Alla morte del padre assunse il ducato nel 1542 e rimasto vedovo nel 1546 iniziò gli studi teologici emettendo, nel 1554 -dopo aver rinunciato per umiltà il cardinalato ed essere stato ordinato sacerdote il 26 maggio 1551- i voti semplici dei professi (uno dei quali vieta l’accettazione di ogni dignità ecclesiastica) nell’Ordine religioso fondato da Sant’Ignazio di Loyola. Dedito alla formazione spirituale dei suoi confratelli fondò collegi gesuitici in varie città europee e ne promosse le prime missioni nei paesi dell’America sottomessi alla Spagna.

   Al santo, che nobilitò moralmente e spiritualmente la famigerata stirpe dei Borgia, si deve la costruzione della chiesa del Gesù in Roma, voluta dalla munificenza del cardinale Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III e lo sviluppo del celeberrimo Collegio Romano sostenuto dalla sua generosità di benefattore. Caratteristiche nella sua vita spirituale furono l’umiltà e la mortificazione. Della sua continua orazione ci rimane l’esempio del suo diario spirituale. Fu particolarmente devoto dell’Eucarestìa; ebbe una filiale venerazione per la Madonna e fece riprodurre in diverse copie la celebre icona dell’Odigitria <Salus Populi Romani>, venerata nella cappella Borghese dell’arcibasilica papale di Santa Maria Maggiore all’Esquilino, fino ad oggi anche da Papa Francesco. Una delle copie si trova nella navata destra della chiesa catanese “San Francesco Borgia”. Roma, la città del successore di Pietro, fu meta del suo ultimo viaggio: vi morì stremato il 30 settembre 1572, dopo tre soli giorni del suo arrivo, nelle stesse camerette dove 16 anni prima era volato al cielo il santo e carismatico fondatore, l’amico e connazionale Ignazio di Loyola.

   Fu beatificato da Urbano VIII il 24 novembre 1624 e canonizzato da Clemente X il 12 aprile 1671. Il suo corpo, venerato nella chiesa della casa professa di Madrid, fu carbonizzato nel maggio del 1934, quando quella chiesa fu data alle fiamme dai rivoluzionari. Soltanto alcune reliquie poterono essere salvate dalla totale distruzione.

   Bisogna cercare l’origine del patronato a difesa dai terremoti nella casa paterna di Francesco: il palazzo ducale dove abitava fu in procinto di essere distrutto più volte. Ciò accadde soprattutto nella città andalusa di Baeza, quando un orribile terremoto sconquasso il palazzo e Francesco corse serio pericolo di essere travolto dalla macerie. Il santo era febbricitante e in tali condizioni fu costretto ad alloggiare per 40 giorni in una lettiga a cielo scoperto che considerò il suo oratorio portatile dove poteva contemplare in estasi la precarietà delle cose terrene. Ecco perché invoca il patrocinio del Borgia chi teme il flagello dei terremoti. Molte città anche fuori Europa l’hanno eletto per protettore.

   Intensa era nel passato la venerazione dei catanesi verso San Francesco Borgia, in occasione del frequente verificarsi di pericolosi e lunghi fenomeni sismici: i senatori partecipavano alle funzioni espiatorie in Cattedrale, presente il vescovo il quale guidava, sotto il baldacchino viola dalle aste da loro sostenute indossando in testa una corona di spine e al collo un corda, la processione penitenziale, che si concludeva sempre nella chiesa dei padri Gesuiti di San Francesco Borgia, ove si venerava un’immagine del santo patrono contro i terremoti.

Antonino Blandini

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