L’11 ottobre si celebra San Giovanni XXIII, Patrono dell’Esercito Italiano

I Militari di ogni ordine e grado dell’Esercito Italiano ringraziano il Signore per avergli concesso come celeste Patrono presso Dio il santo papa Giovanni XXIII. Angelo Giuseppe Roncalli, nato a Sotto il Monte il 25 novembre 1881, mentre era studente di teologia al Pontificio Seminario Romano, venne chiamato alle armi come soldato di leva al posto del fratello Zaverio che, per necessità economiche, dovette dedicarsi al lavoro dei campi. Il soldato di 1^ cat. Roncalli, matr. N. 11331/42, fece ingresso nella caserma Umberto I di Bergamo, sede del 73° Reggimento fanteria della Brigata Lombardia, il 13 gennaio 1901 per iniziare il suo servizio volontario di un anno. Assegnato all’8^ Compagnia, le sue giornate trascorrevano tra lo studio, i turni di sentinella e le manovre.

Il Ten. Cappellano A. G. Roncalli con i fratelli Zaverio e Alfredo

Mentre era in servizio nel corpo di guardia della caserma la notte del 28 marzo 1902, Roncalli così scrisse al Rettore del suo Seminario a Roma: «Sono qui armato di tutto punto, chinato su questo foglio, il solo che sia desto in questa bella notte del Venerdì Santo, in mezzo ai miei compagni di consegna sonnecchianti sui poco morbidi tavolacci. Godo ravvicinarmi a quei poveri soldati romani veglianti sulla tomba di Gesù».

Promosso caporale il 31 maggio 1902 e trasferito alla 1a Compagnia, annotò nel “Giornale dell’Anima”: «Per me fu un cambio infelice. Forse l’essere io chierico urta un po’ i nervi al mio nuovo signor capitano, che mi crede meno amante dell’Italia e delle istituzioni per questo». Alla fine di maggio 1902 venne promosso al grado di Caporale e trasferito dall’8^ alla 1^ Compagnia nella stessa caserma. Ma Roncalli seppe compiere bene il proprio dovere, tanto che il 19 luglio 1902 ricevette il titolo di distinzione di II classe nelle esercitazioni di tiro. In agosto partecipò alle grandi manovre a Dorga in Val Seriana, marciando zaino in spalla in coda al reparto con il compito di incitare e raccogliere i ritardatari che non riuscivano a tenere il passo sotto la canicola. Angelo Giuseppe Roncalli venne congedato il 20 novembre 1902.

Tessera di riconoscimento del Tenente Cappellano Angelo Giuseppe Roncalli

Dopo essere stato ordinato presbitero il 10 agosto 1904 dal vescovo mons. Giuseppe Cappetelli, vicegerente di Roma, nella chiesa di Santa Maria in Monte Santo, in piazza del Popolo, fu nominato segretario del vescovo di Bergamo mons. Giacomo Maria Radini Tedeschi. Con la morte del vescovo Radini Tedeschi, avvenuta il 22 agosto 1914, il lavoro del segretario Roncalli era finito. Lo scoppio della guerra, dichiarata il 24 maggio 1915, lo colse libero e totalmente disponibile al ministero della consolazione per tutti. Da sottufficiale era stato contento di maturare e arricchire in se stesso il senso della disciplina di cui aveva bisogno nella vita ecclesiastica.  Da cappellano militare aveva avuto modo di esercitare il ministero della consolazione e della pietà, nel grado più alto consentito ad un sacerdote. Aveva fondato a Bergamo la <<Messa del Soldato>> nella chiesa di Santo Spirito a Bergamo e il coordinamento di iniziative di assistenza alle famiglie dei soldati, agli orfani e ai profughi e dirigeva l’ufficio diocesano per la raccolta di notizie sui prigionieri di guerra.

Nel 1917 organizzò le Case del Soldato di fronte alla caserma Camozzi di Bergamo. Nel 1918 fondò la “Associazione tra le Famiglie dei Morti e Dispersi in guerra”. Per il Te Deum dell’armistizio, celebrato nella Chiesa di Santo Spirito a Bergamo domenica 17 novembre 1918, don Roncalli fece scrivere sulla facciata del tempio: «Al Dio degli eserciti / invocato / con la invitta fede dei padri / nella lunga vigilia / negli aspri eroici cimenti / i soldati d’Italia / umili e fortissimi / dicono grazie / cantano inni di gloria / e di vittoria». Il 10 dicembre 1918 venne inviato in licenza illimitata, ma continuò il servizio religioso nei vari Ospedali Militari. Il 28 febbraio 1919, quando venne posto in congedo illimitato, rientrò in seminario per riprendere il suo lavoro pastorale, ma mai dimenticò l’esperienza della guerra. Più tardi annotò nel suo diario: <<Ringrazio il Signore di essere stato sergente e cappellano militare nella prima guerra mondiale. Quanto ho imparato dal cuore umano, quella volta! Quanta esperienza ne ho fatto!>>.

Del cuore umano aveva imparato tutto quanto gli sarebbe occorso per penetrare poi nel cuore del mondo. Della guerra aveva imparato la lezione negativa e aveva misurato l’inutilità dell’odio e del sangue. I germi della condanna organica e definitiva dell’<<inutile strage>>, che frutteranno nella Pacem in terris (11-4-1963) la lezione sublime della Chiesa al mondo nell’èra atomica, erano già entrati nello spirito di Angelo Giuseppe Roncalli soldato e cappellano. Giovanni XXIII, morto il 3 giugno 1963, proclamato beato da Giovanni Paolo IIil 3 settembre 2000, canonizzato da papa Francesco I il 27 aprile 2014, Domenica in Albis, ora riposa nell’altare di San Girolamo, nella Basilica Vaticana, nell’attesa dell’ultima risurrezione.

L’antico Cappellano Giovanni XXIII, giovedì 11 giugno 1959, nei Giardini Vaticani – Grotta di Lourdes –  ha ricevuto in udienza, in occasione del loro primo raduno nazionale, organizzato dall’Ordinario Militare mons. Arrigo Pintonello, circa 800 Cappellani Militari. In quella circostanza il Santo Padre rivolse un discorso agli intervenuti sulle sue esperienze come Sergente di Sanità prima e Cappellano Militare poi nella Grande Guerra:

Giardini Vaticani – Grotta di Lourdes Giovedì, 11 giugno 1959

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI MEMBRI DELL’ASSOCIAZIONE
NAZIONALE ITALIANA
DEI CAPPELLANI MILITARI IN CONGEDO

Vi esprimiamo anzitutto la profonda consolazione che Ci procura l’odierno incontro con voi, diletti figli dell’Associazione Nazionale dei Cappellani Militari in congedo, che, guidati dal venerabile Fratello l’Ordinario Militare in Italia, avete desiderato di essere da Noi ricevuti.

Grande infatti è la gioia e — lasciateCelo dire — intensa è pure la commozione, che proviamo nell’accogliervi in maniera particolarmente distinta.

La stessa forma in cui Ci piacque di predisporre questa Udienza, come un amabile incontro nei Giardini Vaticani, vi dice qual è il posto che voi tenete nel Nostro cuore. Ed il ricevervi qui, presso la riproduzione pressoché esatta della Grotta di Massabielle, oltre a rappresentare il meritato compiacimento per il pellegrinaggio, che annualmente compite a Lourdes, conducendovi gli ex-Combattenti, vuole avere anche il significato di porre sotto lo sguardo benedicente di Maria Santissima le risoluzioni ed i propositi del vostro Convegno.

In questo momento, i ricordi incancellabili e profondamente umani, legati alle Nostre esperienze di vita militare, si affacciano al pensiero più vivi che mai, e rinnovano le emozioni e le consolazioni provate in quei lontani giorni di semplice servizio, dapprima, e di ministero sacerdotale di poi, in mezzo a tanta balda gioventù. Non intendiamo rifare a voi la storia di quei due periodi della Nostra vita, già largamente divulgata e un poco favoleggiata dai giornali, e da Noi stessi altre volte accennata; ma essa fu tuttavia così ricca di insegnamenti, che vogliamo esporvene qualcuno, a comune utilità vostra ed a paterna esortazione.

  1. L’anno di volontariato sui vent’anni fu anzitutto per Noi assai utile e fecondo, perchè, permettendoCi una vasta conoscenza di persone, in condizioni tutte particolari di vita, Ci diede la preziosa possibilità di penetrare sempre più a fondo nell’animo umano, con incalcolabile giovamento per la Nostra preparazione al ministero sacerdotale. Come voi ben sapete, il vivere in fraterno contatto per mesi e mesi, in una comunanza di anime, temprata nel pericolo e nella generosità quotidiana, fa scoprire nel nostro prossimo sempre nuove profondità, espressioni di fede, di fiducia in Dio, di abbandono nella preghiera, di serena rassegnazione. Da tale conoscenza reciproca scaturiscono poi i colloqui col sacerdote, la stima per il suo ministero, il riversare nella sua anima le confidenze più segrete, per riceverne incoraggiamento, esortazione, perdono.

Epoca dunque di spirituale arricchimento, a cui si aggiunge l’opera costruttiva della disciplina militare, che forma i caratteri, plasma le volontà, educandole alla rinunzia, al dominio di sé, all’obbedienza.

Queste varie esperienze di vero servizio militare, come reclute e soldati, che parecchi tra voi avete fatte, vi hanno certamente dato la possibilità di compiere tanto bene, di essere di esempio ad ufficiali e soldati, di conquistarne la fiducia; e voi sapete come i legami, allacciatisi negli anni giovanili, non si spezzano più per tutta la vita.

Quale motivo per ringraziare il Signore, che, chiamandoci al suo servizio, a tutti dà la possibilità di rendergli testimonianza, fin dai giovani anni, diffondendo tra le anime, anche nei momenti più difficoltosi, il buon seme della sua grazia e della sua parola, il buon profumo del suo amore !

  1. Indimenticabile fu il servizio che compimmo come Cappellano negli ospedali del tempo di guerra. Esso Ci fece raccogliere nel gemito dei feriti e dei malati l’universale aspirazione alla pace, sommo bene dell’umanità. Mai come allora — e anche successivamente, nelle vicende dell’ultima conflagrazione mondiale, durante la quale fummo strumento della carità instancabile del Nostro Predecessore di v. m., nelle nazioni ove eravamo destinati come Rappresentante della Sede Apostolica — sentimmo quale sia il desiderio di pace dell’uomo, specialmente di chi, come il soldato, confida di prepararne le basi per il futuro col suo personale sacrificio, e spesso con l’immolazione suprema della vita.

Questo insegnamento che le guerre diedero al mondo, come il monito più severo, fa dei Cappellani Militari gli uomini della pace, che con la loro sola presenza portano serenità negli animi. Essi sono infatti per grazia di stato i ministri di quel Gesù, che ha dato al mondo la pace, e ne portano il suggello alle coscienze per mezzo dei Sacramenti, che amministrano. E qui, per i Cappellani Militari, che svolgono un delicatissimo ministero di pace e di amore, in condizioni spesso ardue e difficili, c’è un nuovo motivo per ringraziare la Provvidenza, e per rendersi sempre più degni dell’opera, che Dio affida a ciascuno con piena e paterna fiducia.

  1. In ultimo, i ricordi e le esperienze della vita militare, dipingono con amabili tratti davanti al Nostro sguardo la figura del Cappellano Militare, che rappresenta un aspetto nuovo e preziosissimo del moderno apostolato. 

I Cappellani di ieri e quelli di oggi, nelle varie specialità di cui è loro affidata la cura spirituale, rappresentano infatti una possibilità nuova ed immensa di bene, sulla quale la Chiesa fa grandissimo assegnamento. Essi vanno verso schiere innumerevoli di anime giovanili, robuste e gagliarde, ma talora esposte a gravi pericoli spirituali, per indirizzarle e formarle al bene. Così avete fatto voi nel passato, così fanno oggi i vostri più giovani Confratelli, ai quali va l’attenzione sollecita dell’Ordinariato per prepararli adeguatamente alle gravi responsabilità che li attendono.

Lo diciamo a voi, perchè qui ci intendiamo bene, e perché desideriamo che, come anziani, lo riferiate ai cari Cappellani, che hanno raccolto la vostra eredità: ripetete loro, col calore della vostra convinzione, fondata sull’esperienza, che l’efficacia del loro ministero non dipende da mezzi umani, da simpatie ricercate ad arte, talora a costo di compromessi con la propria coscienza, ma soltanto dall’aiuto di Dio, e dallo spirito sacerdotale — diciamo anche missionario — con cui vi si dedicano.

Siamo lieti di apprendere che tale ministero si effettua dappertutto in armonia felice di natura e di grazia, nella ricerca instancabile di tutto ciò che favorisce l’accostamento delle anime. E mentre incoraggiamo tutti i diletti Cappellani, cogliamo volentieri questa occasione per inculcare loro l’amore più schietto e ardente allo spirito sacerdotale, soprattutto allo spirito sacerdotale, che è da mettere al sommo della gerarchia dei valori.

Diletti figli!

Accostate sempre da sacerdoti i vostri fratelli. Essi da voi attendono anzitutto la luce dell’esempio e del sacrificio; chiedono conforto nelle prove, forza nella direzione delle loro anime, chiarezza e zelo nell’insegnamento. In una parola, sempre ed in tutto vogliono vedere in voi i ministri di Cristo, e i dispensatori dei misteri di Dio. Non tralasciate occasione per instillare in essi l’amore alla vita di grazia, offrendo spesso la possibilità di accostarsi ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Solo così la vostra opera sarà fruttuosa, e il vostro ricordo rimarrà nei giovani tra i più consolanti e benefici, perché avrete contribuito ad irrobustire il loro spirito, in uno dei momenti più delicati della loro vita.

Con questi voti, e col paterno plauso a voi, che avete saputo fare di questo ideale il costante motivo del vostro servizio, Noi vi lasciamo, non senza elevare al Cielo una fervida preghiera, per chiedere su di voi ogni desiderata grazia.

Ed in pegno della continua assistenza divina, e a conferma della Nostra particolare predilezione, di cuore impartiamo al degnissimo Arcivescovo l’Ordinario Militare, a voi qui presenti, ai vostri cari, ai vostri Confratelli di tutta Italia, alle anime affidate alle vostre cure di buoni e generosi sacerdoti, la Nostra confortatrice Benedizione Apostolica.

San Giovanni XXIII, con il decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in data 17 giugno è stato proclamato Patrono presso Dio dell’Esercito Italiano:

Prot. N. 267/17

PREGHIERA DEL SOLDATO

Signore Iddio, che hai costituito di molti popoli l’umana famiglia, da Te creata e redenta, guarda benigno noi, che abbiamo lasciato le nostre case per servire in armi l’Italia.

Aiutaci affinché, con la forza della fede, diventiamo capaci di affrontare le fatiche e i pericoli in generosa fraternità d’intenti, offrendo alla Patria la nostra pronta obbedienza e la nostra serena dedizione.

Fa’che sentiamo ogni giorno, nella voce del dovere che ci guida, l’eco della Tua voce; fa che possiamo essere d’esempio a tutti i cittadini nella comprensione dei tuoi Comandamenti, e nell’ osservanza delle leggi dello Stato.

Fa’ che l’Italia sia stimata e apprezzata nel mondo.

Dona, o Signore, il riposo eterno ai nostri morti e alle vittime di tutte le guerre.

L’intercessione di Maria, Madre di Dio e dell’umanità, e la protezione si San Giovanni XXIII Papa,

accompagnino tutti i popoli della terra  alla libertà, alla giustizia e alla pace.

Benedici!

Amen.

 

Ordinariato Militare per l’Italia – Roma 17 giugno 2017

 

 Diac. Sebastiano Mangano

Incaricato Diocesano per La Pastorale delle F.A.

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