Col Trapani, al “Massimino”, una vittoria rigenerante per dimenticare una estate di mezze sentenze, attese e delusioni

Il pubblico ed i giocatori festeggiano la vittoria col Trapani (Foto Calcio Catania)

Bisognava vincerla questa partita che ci opponeva alla (meritatamente) capolista Trapani e così è stato. Si trattava di uno scontro dannatamente fratricida, che sarebbe stato evitato se… E, visti i rapporti amichevoli fra le tifoserie, è stato corroborato da cori convergenti (soprattutto e ovviamente contro il Palermo), da svariate presenze di trapanesi nelle tribune non riservate e culminato negli applausi finali. In campo quanta fatica! Motivi? Forte l’avversario, forse il non molto gradevole arbitraggio (con un guardialinee – quello sotto la Tribuna B – davvero indisponente), forse il Catania non sempre pienamente a suo agio… Se, però, in queste condizioni, vinci per 3-1, sciupando non meno e costruendo occasioni in quantità non inferiore a quella dei dirimpettai, vorrà pur dire qualcosa… Tranne che non si voglia sottil-izzare a ogni costo!

Il rigore di Lodi (1-0)

Tra l’altro, con minore supponenza dopo la terza marcatura (persino Pisseri si mette a giochicchiare con serpentine fuori area che gelano schiena e fondoschiena del pubblico etneo) la serata se ne sarebbe scivolata liscia; invece, la caparbietà degli ospiti, poggiata su buona tecnica e intenso gioco del collettivo, ha tenuto tutti col fiato sospeso sin quando il “palladiano in giallo fosforescente” (quasi come il portiere ospite) ha indicato gli spogliatoi. Amen.

Si sarebbe potuto evitare… Già! Qualche settimana addietro era stata forte l’emozione nel rimettere piede allo stadio per una partita di campionato, dopo l’interminabile ammuina del bieco e becero “potere”. Entrare al Cibali-Massimino e trovarvi un manto erboso così compatto fa venire un nodo alla gola e acuisce i postumi delle ferite inferte da un sistema-calcio affidato a troppi “malfattori”, ammantati ora di toghe, ora da orbace commissariale. Uso il termine “malfattore” esclusivamente in senso etimologico (da “male facere”) anche perché in tal senso è asettico, privo dell’uso estensivo cui siamo abituati. Chi può negare che è stato fatto tanto male? Ovviamente, non solo alla nostra squadra del cuore ma all’intero mondo pallonaro che, di per sé, avrebbe volentieri rinunciato a quest’ulteriore regalo. Poi, che pubblico! Quale “balata lapidea” si sarebbe potuta meravigliare se una cornice del genere fosse stata predisposta per un incontro della massima serie?

Marotta e Lodi

In verità, i miei interventi nella rubrica messa gentilmente a disposizione dal direttore Maurizio Giordano, nei mesi recenti si sono diradati. A uno cui piace lo sport, che ha praticato il calcio senza spingersi verso forme di professionismo e che si ritrova ad assistere a cose immonde – mi si perdoni l’aggettivo – è consentito cedere a qualche crisi?

Qui e adesso neanche la fantasia riesce a sopraffare la realtà incarnata dal “sistema”. Grazie tante se Ponzio Pilato sentenzia che il principio superiore è quello di portare avanti i campionati! Come ci si è arrivati, però?

Né il Sig. Ministro, quando ha affidato il compitino al TAR del Lazio, esautorando moralmente (senza annullarne gli effetti, cioè) gli organi giudicanti di CONI e FIGC, sembrava nutrire dubbi sull’efficacia del provvedimento.

Giustizia

Cosa ci si può aspettare da una giustizia fatta, tra i tanti, anche da gente che per accedere alla magistratura (bella retribuzione, prestigio sociale, potere…) è disposta a pagare salatamente (in tutti i sensi) le scuole dei Bellomo? È vero che noi siamo concittadini di Caronda, uno dei principali legislatori dell’antichità, il più importante della Magma Grecia, che onorò (tre secoli prima di Socrate) il primato della legge infliggendosi la pena capitale (cioè, suicidandosi) per averla distrattamente violata. Ed è vero che il senso della giustizia lo abbiamo persino di là dalle apparenti gravi contraddizioni diffuse nel nostro tessuto sociale. È vero anche che fra le proprie prerogative il “Presidentissimo” ebbe un’immensa e fatale fiducia nella Giustizia. Purtroppo, l’amara realtà è condizionata da altre “culture” che sono imposte con la prepotenza persino sgangherata cui i politici nostrani (da noi scelti; scelti, cioè, anche da chi non li ha votati o non ha affatto votato!) non sono in grado di opporre quasi niente; si tratta del gatto che si morde la coda. Continuiamo, dunque, questo ennesimo supplizio chiamato Serie C (o Lega Pro) e speriamo ardentemente!

Salvo Nicotra

Salvo Nicotra si è occupato di così tante cose da sentirsi – talora – come uno che non ha concluso niente (lo diceva anche Luigi Tenco ma lui era un grande!)… Laurea in Lettere all’Università di Torino con tesi in Storia del Teatro (più precisamente, sull’attualità dell’Opera dei Pupi; Antonio Attisani, relatore; Alfonso Cipolla, correlatore), regista teatrale, uomo di cultura e di sport, ha collaborato sin dalla (lontana) giovinezza e collabora – nella “maggiore età” – con varie testate giornalistiche; nella “precedente vita” è stato lavoratore pubblico e dirigente sindacale.

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