La metamorfosi della funzione giurisdizionale con la crisi della rappresentanza, un incontro a Scienze politiche

Un momento dell'incontro

“Federalizzare le Corti degli Stati europei, con la creazione di sezioni specializzate per mettere i singoli giudici nelle migliori condizioni possibili per esercitare in maniera effettiva il loro mandato. E ancora, proseguire lungo il percorso intrapreso già da qualche anno e assecondare la tendenza a delegare poteri giurisdizionali o paragiurisdizionali alle numerose Autorità amministrative indipendenti che si rivelano essenziali per deflazionare il carico di lavoro delle giurisdizioni ordinarie e si vengono a trovare in una posizione migliore per poter assumere decisioni rispondenti al senso di giustizia di una determinata società”.

Questa la ricetta indicata dal prof. Felice Giuffrè, ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico del dipartimento di Scienze politiche e sociali, per far fronte alla crisi di rappresentanza che vive la società moderna e per riavvicinare i giudici al territorio e alle società civili in cui svolgono il loro lavoro. Teorie espresse nel corso del convegno dal titolo “Crisi della rappresentanza e metamorfosi della funzione giurisdizionale”, inaugurato questa mattina nell’aula magna del dipartimento e organizzato con la collaborazione dell’Ersu di Catania, nell’ambito del progetto di ricerca biennale “Consenso autorità. Nuove fonti e nuovi modelli di esercizio del potere”, di cui la prof.ssa Delia La Rocca è responsabile scientifico.

Ad aprire i lavori sono stati il portavoce del rettore Antonio Biondi, il presidente dell’Ersu Alessandro Cappellani e il direttore del Dsps Giuseppe Vecchio. Lodando il fermento culturale che caratterizza il dipartimento, il prof. Biondi, dopo avere portato i saluti del rettore Francesco Basile, ha voluto ringraziare il comitato scientifico del convegno, composto dai docenti Felice Giuffrè, Delia La Rocca, Francesco Paterniti, Fabrizio Tigano, Fausto Vecchio e Giuseppe Vecchio.

“L’appuntamento odierno è la prosecuzione di un dibattito iniziato un anno fa quando ci siamo incontrati nella stessa aula per affrontare il tema della crisi della rappresentanza e le conseguenti nuove dinamiche della regolazione – ha evidenziato il direttore Vecchio nel suo intervento introduttivo – .Vorrei ringraziare l’Ateneo per il supporto e la vicinanza alle nostre iniziative e il presidente dell’Ersu per avere sostenuto l’organizzazione di questo seminario”.

Il prof. Cappellani ha poi affermato come “l’Ersu abbia il dovere di supportare iniziative così importanti per la formazione culturale degli studenti”. “Siamo a metà di un progetto biennale che vede impegnati un gruppo di studiosi di diverse discipline –  ha spiegato la prof.ssa La Rocca -. L’approccio multidisciplinare rappresenta il modo migliore per offrire agli studenti una visione più ampia delle problematiche giuridiche”.

“Ormai da parecchi anni a questa parte, larga parte della dottrina ha messo in evidenza come l’esperienza costituzionale concreta dei regimi liberal-democratici europei abbia progressivamente preso le distanze dalla concezione dello stato risalente alla Rivoluzione francese – ha sottolineato ancora Giuffrè –. Nello Stato costituzionale il potere giudiziario ha un ruolo fondamentale per realizzare le istanze sociali di giustizia”.

“Oggi – ha continuato il docente –  la cronaca istituzionale registra innumerevoli casi in cui le assemblee parlamentari non sono riuscite a trovare un consenso attorno ad una proposta condivisa, pur trovandosi nella necessità di intervenire. Per contro, il potere giudiziario, forte della legittimazione offerta dal nuovo quadro dello stato costituzionale europeo, ha potuto sfruttare differenti fattori di vantaggio ed è riuscito ad espandere il suo raggio di azione ben al di là degli stretti vincoli posti dalla teoria della separazione dei poteri. Molto spesso, infatti, i giudici si trovano a intervenire in funzione sussidiaria rispetto al legislatore, basti pensare a tutti i casi etici, ad esempio la tematica del suicidio assistito, in cui i giudici si trovano a decidere senza il supporto di leggi specifiche. In casi estremi, la magistratura può persino riscrivere materialmente le regole dettate dal legislatore”.

“Occorre però porsi il problema – ha concluso Giuffrè – su come intervenire per garantire che l’azione del giudice riesca a ricucire effettivamente gli strappi sociali e a prevenire le pericolose reazioni già osservate in altri Paesi”.

Fino a domani alcuni dei più importanti studiosi di Diritto pubblico e costituzionale provenienti da ogni  parte d’Italia si confronteranno su alcune tematiche quali: “La funzione giurisdizionale fra Stato di diritto e Stato costituzionale: i giudici da bocche della legge a organi di legis-dazione sussidiaria”; “Complessità sociale, crisi della rappresentanza e nuove minacce per il sistema della giustizia” e “Le nuove sfide dello stato costituzionale europeo: riaffermazione della giurisdizione e ampliamento delle funzioni giustiziali”.

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