Il cammino del Catania in serie C, tra ingiustizia sportiva, l’era Gravina, le vittime di Casteldaccia, la vittoria sul Siracusa e la sfida al “Massimino” con il Catanzaro

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Nel calcio italiano è cominciata l’era “Gravina”. Noi (dico: il popolo) non siamo né possiamo essere fautori di alcuno e non ci stupiamo di nulla; sappiamo di quanta creatività siano dotati gli uomini di potere e quelli del pallone hanno dimostrato sapienza infinita nel miscelarla ad altro non sempre commendevole…

All’amarezza accumulata in tanti anni, nei quali abbiamo avuto modo di chiamare “ingiustizia sportiva” quella che si spacciava per il suo contrario, nulla può aggiungere un Consiglio della FIGC nel quale, pur ammettendosi che cazzate ne sono state fatte a iosa, si “ingigna” (inaugura) il catino “pilatesco” di nuovo conio. Può confortarci che con lo stesso “istrumento” il Catania abbia appena rosicchiato qualche punticino alle dirette rivali (solo uno, “smiciaciato”, a quelle che contano)? Noi – sempre quelli – per adesso continuiamo a vedere le partite di serie C per le quali abbiamo acquistato l’abbonamento.

Lo striscione per le vittime di Palermo

Ed ecco terminata la seconda sfida campanilistica che è anche recupero della seconda giornata e che deve passare alla storia, prima di tutto, per la splendida dimostrazione di solidarietà mostrata dai sostenitori etnei – assenti, per divieto, gli aretusei – verso i palermitani per i lutti e le calamità naturali da cui sono stati afflitti. Nella curva Nord per buona parte dell’incontro sono stati esposti tre striscioni con le scritte: «Piangiamo i nostri morti – Sentiamo lo stesso dolore -Noi siamo la Sicilia… Palermo rialzati»; nella Sud le scritte recitavano: «Essere “Umani” alla base dei nostri ideali – Vicini alle vittime siciliane» mentre quelli della tribuna B si dichiaravano «Vicini alla famiglia di Casteldaccia». Lo schieramento iniziale dei calciatori sembrava preludere (e per una buona manciata di secondi, lo è stato, nei fatti) al minuto di raccoglimento; ma non c’è stato alcun segnale dell’autorità suprema (arbitro) in merito. Il pubblico, comunque, si è alzato e, dopo il calcio d’inizio, è rimasto in silenzio per una decina di minuti.

Piangiamo i NOSTRI morti! Sentiamo lo STESSO dolore!

Sarà anche vero che la causa prima è l’abusivismo e la colpa il mancato rispetto delle leggi (da parte di controllori e controllati) ma i morti sono morti. Sarà anche vero che le case fabbricate in prossimità dei fiumi in Sicilia sono un reato mentre la distruzione dell’ambiente (con conseguenti disastri), ad esempio, in Veneto (ma non solo), per la costruzione di impianti turistici o l’irrinunciabilità al pericolosissimo viadotto sopra Genova (malgrado il buon senso ne indichi ogni tipo di negatività) sono giustificati… Da cosa? Dal profitto… Come in Val di Susa, su cui i nuovi politici più arditi si spingono a dire che «va valutato il rapporto costi-benefici». Soltanto? Augh! Ma i morti muoiono allo stesso modo, dappertutto, se vai contro-natura.

I soldi? Ad esempio, tagliando le lezioni di italiano per gli ospiti (volgarmente chiamati “migranti”). Certo, se si domandasse a Salvini quale sia l’importanza della Lingua, risponderebbe alla stessa maniera sia per il varesino che per il sardo…

«Prima gli italiani»! Al plurale; l’italiano non è una lingua è un business! Già, “business”… Come se non esistesse il corrispondente termine italiano.

Biagianti e Marotta

Il derby Catania-Siracusa

Avvincente, vibrante, persino spettacolare (forse) la partita, ma solo per i neutrali, gli imparziali, gli “estranei”; ricchissima di occasioni e spunti, giocata forse meglio dagli ospiti ma con un Catania che ha avuto (costruendosele) una caterva di occasioni, oltre al “legno” della prima parte e al rigore sbagliato, della seconda.

In campo c’era tutta la Sicilia: oltre a Catania (in duplice forma) e Siracusa era presente anche Messina (portiere quasi decisivo) e Palermo (buon combattente di centrocampo) fra gli ospiti. Il Catania-giocatore (Emanuele detto Lele) che non ha mai giocato – pur essendo catanese – nella squadra della sua città, fa vedere i sorci verdi al Catania-squadra, segna e NON esulta. Alla fine (dopo i magnifici sette – minuti – dell’arbitro che ha minacciato i rossazzurri di aumentarli, se avessero perso ancora tempo) le tre reti sono tutte catanesi ma quelle che valgono tre punti le hanno segnate i padroni di casa.

Il 2-1 di Biagianti

Va riconosciuto che i “nostri” hanno anche esibito qualche “goffaggine” di troppo che poteva costare assai cara; qualcuno (di cui farò il nome solo se sarà recidivo) ha anche sciorinato scampoli d’inopportuna presunzione. Sono apparsi palpabili soprattutto gli effetti della farsa imposta dagli “organi”: non è condizione ideale allenarsi per mesi – ricordiamolo sempre – senza sapere per cosa e per quando e, poi, essere ri-catapultati nell’agone infernale in cui a tante squadre basta l’agonismo (con connivente tolleranza di certi arbitri) per mettere in difficoltà le maggiori qualità altrui.

Si può migliorare ma di tempo ce n’è poco; gli altri non stanno a guardare e la prova s’è avuta l’anno scorso. In questo momento, “più in palla” sembrano le “Vespe” stabiesi, avversarie prossime  venture, dopo il Catanzaro del sempre ostico Auteri. Parabula significa tarantula ballarina!

Salvo Nicotra

Salvo Nicotra si è occupato di così tante cose da sentirsi – talora – come uno che non ha concluso niente (lo diceva anche Luigi Tenco ma lui era un grande!)… Laurea in Lettere all’Università di Torino con tesi in Storia del Teatro (più precisamente, sull’attualità dell’Opera dei Pupi; Antonio Attisani, relatore; Alfonso Cipolla, correlatore), regista teatrale, uomo di cultura e di sport, ha collaborato sin dalla (lontana) giovinezza e collabora – nella “maggiore età” – con varie testate giornalistiche; nella “precedente vita” è stato lavoratore pubblico e dirigente sindacale.

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