Il Catania regala un sereno Natale a tifosi e società, liquidata la Cavese e adesso si attende continuità di risultati

Si festeggia per il 5-0 alla Cavese

Per augurarci un ottimo Natale il Catania ha messo sotto l’albero cinque belle confezioni-regalo ed ha rispedito a casa con le pive nel sacco i campani della Cavese; mi riferisco sia alla squadra sia ai sostenitori che sono rimasti a dirsi non si è capito cosa per lungo tempo al termine delle ostilità, separati dalla gabbia di Nord-Ovest e letteralmente “oscurati” dalle urla dei vicini della Nord. Cinque saporiti panettoni confezionati amorevolmente e offerti all’erede di Zeman (così è stato definito il “loro” allenatore Giacomo Modica), mazarese di nascita ma – come direbbero gli oltranzisti – con le carte macchiate (ha vestito in carriera le maglie di Palermo, Atletico Catania, Messina e Acireale). La sua squadra è apparsa non poco sciamannata e non perché schierasse proprio un tal Sciamanna che qualche colpa sulla coscienza se l’è portata, insieme a quelle di chi gli ha permesso di presentarsi almeno due volte a tu per tu con Pisseri e di sbagliare inopinatamente mettendo in salvo le nostre coronarie.

L’esultanza di Manneh

Tradotto, significa che la vittoria – così apparentemente straripante – nei fatti, è stata più complicata di come il medesimo risultato dica. E il pubblico aveva già cominciato a non gradire; come aveva cominciato a non apprezzare certi atteggiamenti del “furlano” col fischietto e dal cognome quasi onomatopeico (Zufferli).

Dopo la saetta del furetto gambiano (Manneh, doppietta e ovazione, alla fine, per lui) le cose sono cambiate.

C’è da dire che basterebbero alcune perle per giustificare abbondantemente il prezzo del biglietto ed il sole basso (per tutto il tempo) negli occhi… Il rigore, calciato da Lodi nel punto in cui a qualsiasi portiere è pressoché impossibile arrivare, è stato un pezzo di alta classe; come spettacolare (e raro da tempo, qui da noi) è stato quel secco bolide scagliato da fuori area da Marotta. Non so se accostare ad essi il “botto” di Calapai; il dubbio sta nella ipotetica correità del portiere (De Brasi – subentrato dopo l’espulsione del titolare Vono – e che da solo ha beccato quattro dei cinque regali). Ma, dai, almeno ci ha creduto ed ha eseguito come meglio non si sarebbe potuto!

La gran botta di Marotta

Ora… Non so se ridimensionare le cose con la pochezza (tale è parsa evidente) degli avversari o, al contrario, salutare con soddisfazione certi segni di determinazione e di precisione esecutiva… Sembrerà scontato ma preferisco la seconda e penso che a tanti altri avversari, cui si è concesso più del lecito, si sarebbe potuto riservare lo stesso trattamento. Appunto, senza strafare, con efficacia…

Il pomeriggio natalizio (stavolta, mi riferisco al clima, paradossalmente primaverile) meritava questa festa. Tornare a casa e fare una carezza ai bambini dicendo “questa è la carezza di San Pietro” è una goduria. Speriamo di ripeterla quanto basta…

Nella foto Salvo Nicotra e l’impianto di Torre del Grifo

Salvo Nicotra si è occupato di così tante cose da sentirsi – talora – come uno che non ha concluso niente (lo diceva anche Luigi Tenco ma lui era un grande!)… Laurea in Lettere all’Università di Torino con tesi in Storia del Teatro (più precisamente, sull’attualità dell’Opera dei Pupi; Antonio Attisani, relatore; Alfonso Cipolla, correlatore), regista teatrale, uomo di cultura e di sport, ha collaborato sin dalla (lontana) giovinezza e collabora – nella “maggiore età” – con varie testate giornalistiche; nella “precedente vita” è stato lavoratore pubblico e dirigente sindacale.

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