Al “Verga” di Catania con “La Classe” di Vincenzo Manna, per lo “Stabile” etneo, il riscatto di sei giovani studenti in una società e in una scuola degradata

Un momento dello spettacolo

E’ in scena alla sala Verga di Catania, fino a domenica 13 Gennaio, per la stagione di prosa dello “Stabile” etneo”, lo spettacolo in due atti “La Classe”, scritto da Vincenzo Manna e diretto da Giuseppe Marini, intenso ed impegnativo lavoro di teatro civile, risultato di un progetto nato dalla sinergia di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo (Società per Attori). Nasce, infatti, da un progetto che ha preso l’avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo. Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla drammaturgia del testo di Vincenzo Manna.

La storia – raccontata nell’aula di una scuola – si svolge ai nostri giorni in una cittadina europea in grave crisi economica e in cui criminalità e conflitti sociali sono all’ordine del giorno, in un clima di progressivo decadimento sociale, morale e culturale. All’interno di quella realtà, in quell’aula, in quel corso di recupero, si affrontano, si sfidano, si ignorano sei giovani, sei ragazzi problematici, arrabbiati, che covano dentro un rancore, una diffidenza estrema che li porta a scontrarsi l’uno con l’altro e col mondo esterno e soprattutto, inizialmente, anche con il loro professore, Albert che invece cerca di ascoltarli e di fare capire loro l’importanza delle scelte – soprattutto per il futuro -in una società difficile. La pièce indaga, attraverso l’approccio con il mite professore di storia con loro, sulle personalità di diversa natura dei sei giovani studenti (Nicolas il ribelle e frustrato naziskin, Talib il nero, Vasile lo zingaro, Maisa la paurosa musulmana, Petra l’ebrea e Arianna, la sexy e succube fidanzata di Nicolas, soggetta a violenze familiari, al punto da tentare il suicidio), ribelli a ogni condizionamento scolastico eppure costretti dalla burocrazia a conseguire quel diploma con cui potranno entrare nella vita. Anche per il mite insegnante il confronto con i ragazzi è motivo di riflessione, per pensare al suo percorso di vita e lavorativo, alle sue indecisioni ed alle sue inadeguatezze. Emblematico il disagio, il confronto, il contatto dei sei ragazzi e dell’insegnante con una zona definita “Zoo”, simbolo di uno spazio dove stanno confinati i tossici, luogo di reclusione di migranti, terrore dei cittadini e loro oggetto di odio.

L’aula scolastica trascurata

Dopo il muro eretto tra l’insegnante mite e gli alunni indifferenti proprio il professore cercherà di stimolarli immaginando le parole che dovrebbe dire chi dovrebbe parlare di loro nel giorno del loro funerale. Parole poco lusinghiere per tutti ed in questo sfallimento ci si metterà anche l’insegnante che confesserà anche la sua inadeguatezza. Nella vicenda si inserisce anche la figura del preside pessimista e legato alle regole, ai conti che devono tornare e che dialoga con l’insegnante ed i ragazzi paragonando all’inizio, durante ed alla fine della storia, le persone a delle galline incapaci di reagire ai soprusi, e pronte a morire piuttosto che ribellarsi.

Tra i ragazzi ed il professore – dopo i primi difficili momenti – scatterà poi una molla grazie alla partecipazione del gruppo a un concorso su di un tema umanitario che riguarda l’olocausto e gli studenti verranno coinvolti rendendosi conto di dover parlare della loro epoca e lavoreranno raccogliendo foto tragiche nella crudeltà delle torture, delle uccisioni di massa, delle fosse cariche di vittime, fino a vincere quel bando, ritrovando la voglia di fare, lo spirito di gruppo nonostante i gravi fatti che li circondano, la violenza ed il tentato suicidio dalla loro compagna ed il ferimento del professore per mano del violento Nicolas. Il successo del loro progetto sarà però una vittoria condivisa rispetto all’indifferenza dimostrata fino a poco prima nei confronti della vita e delle proprie possibilità a influire sul cambiamento.

Spettacolo di grande attualità che oltre a puntare l’indice sulle finalità, sui metodi, del mondo scolastico si sofferma sulle problematiche, sulla violenza del mondo giovanile e studentesco, sui rapporti con l’insegnante e sull’approccio con tematiche quali le differenze sociali e culturali, sull’integrazione e sui migranti, argomenti oggi ampiamente dibattuti. Lineare la regia di Giuseppe Marini che in quasi due ore di spettacolo scandisce le varie scene con ritmi serrati, colorandole di verdi, rossi e blu, quasi a rimarcare  situazioni e personaggi in quell’aula disordinata e teatro di indifferenza, di violenza, di ribellione ed alla fine di riscatto.

I protagonisti

La scena, intrigante e coinvolgente (l’aula di una scuola (con tanto di banchi, sedie, cattedra, lavagna, appendiabiti e un televisore, completamente deteriorata e trascurata, con il pavimento colmo di cartacce), è di Alessandro Chiti, i costumi sono di Laura Fantuzzo, le musiche di Paolo Coletta ed il gioco luci di Javier Delle Monache.

Applauditissimi alla fine gli interpreti: Andrea Paolotti (l’insegnante Albert), Claudio Casadio (il preside), Brenno Placido (il violento ed insofferente Nicolas), Edoardo Frullini (Vasile, lo zingaro), Valentina Carli (Arianna), Haroun Fall (il ragazzo di colore, Talib), Cecilia D’Amico (Maisa, la musulmana) e Giulia Paoletti (Petra, l’ebrea).

Lo spettacolo è prodotto da Accademia Perduta/Romagna Teatri – Goldenart Production, Società per Attori in collaborazione con Tecnè, Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale, Phidia e con il sostegno di Amnesty International – sezione italiana. Si replica fino a domenica 13 Gennaio al Teatro Verga.

Scheda

LA CLASSE

di Vincenzo Manna
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache
con Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Haroun Fall, Cecilia D’Amico, Giulia Paoletti.

Produzione Accademia Perduta/ Romagna Teatri – Goldenart Production, Società per Attori in collaborazione con Tecnè, Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale, Phidia e con il sostegno di Amnesty International – sezione italiana.

Teatro Verga 8 – 13 gennaio 2019

Di Maurizio Sesto Giordano 477 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, collabora da oltre venti anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggi.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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