Festa del “Voto” a ricordo del rovinoso terremoto del gennaio 1693

Venerdì gennaio 11, ricorre il triste 326° anniversario dello sconvolgete terre-maremoto del Val di Noto, di domenica 11 gennaio 1693 in un inverno asciutto e caldo, che seppellì sotto un cumulo di macerie la gran parte degli abitanti di Catania: molti di loro si trovavano in preghiera penitenziale d’intercessione in Cattedrale per venerare le reliquie di Sant’Agata esposte nell’abside maggiore e per chiedere perdono al Signore dopo la premonitrice forte e violenta scossa di due giorni prima, <un boato nelle tenebre> la notte di terrore, tra venerdì 9 e sabato 10, tra le 3,45 e le 5 antelucane. Il tetto del Duomo normanno-svevo di Sant’Agata crollò schiacciato dal crollo dell’altissima torre campanaria d’avvistamento e rovinò sui tanti fedeli ivi radunati. Si salvarono la reliquia della mammella della santa Patrona e i canonici che si trovavano nel Gran Cappellone, ma la stragrande maggioranza dei presenti morì sommersa dalle macerie e soffocata dal polverone asfissiante che si creò all’interno della chiesa stracolma di catanesi, diventata in un minuto -lo spazio di un “miserere” o di un “de profundis”- un’immensa tomba.

   La sera di lunedì prossimo, 14 gennaio, a conclusione del triduo eucaristico delle Sante Quarantore, nella chiesa parrocchiale “Immacolata Concezione ai Minoritelli”, via Gesualdo Clementi, sarà celebrata la “Votiva Festa della Concezione Immacolata di Maria”, detta anche del “Voto”. Il parroco, canonico Giovanni Romeo, presiederà la s. messa e rinnoverà l’atto di affidamento della comunità cittadina alla Vergine a ricordo del voto fatto dai sopravvissuti all’apocalittico sisma di quella fatale domenica, che con la terza violentissima scossa rase al suolo Catania e gran parte del Val di Noto, poco meno di 5 lustri dalla devastatrice eruzione etnea della primavera del 1669, la più rovinosa della sua storia moderna, che era seguita tragicamente dopo le carestie del 1609 e del 1648, il terremoto etneo del 1614, la peste del 1642, le tempeste marittime del 1643, l’esondazione dell’Amenano del 1653. Alle 9 del mattino di quel tragico giorno, in Cattedrale era stata esposta nel presbiterio la reliquia della mammella di Sant’Agata, mentre un’altra scossa suscitò molto panico. Il Duomo in poco tempo si riempì all’inverosimile di cittadini per invocare dalla santa patrona la <divina clemenza> e l'<agiuto> del Signore. Per le strade tanti sacerdoti confessavano i fedeli che temevano di essere in imminente pericolo di morte. Alle 13,30, la terza sconvolgente e tragica scossa seppellì la città sotto le macerie

   Gli scampati al catastrofico terremoto d’origine tettonica della Sicilia sud-orientale edificarono sulle macerie della chiesa medievale (bizantina?) “Santa Barbara” in Montevergine l’attuale chiesa votiva dei Minoritelli e la dedicarono alla Vergine Immacolata, speciale protettrice della Città. Il tempio votivo mariano della “Santissima Concezione” fu affidato ai Chierici regolari minori –detti Minoriti e chiamati Minoritelli per distinguerli dai confratelli di San Michele Maggiore di via Etnea- che lo curarono fino alla soppressione del 1866. Nel 1943, in sostituzione dell’antica filiale sacramentale d’origine bizantina “Santa Maria dell’Idria” in Montevergine-Cipriana-Antico Corso, gravemente danneggiata dai bombardamenti, ebbe la cura d’anime e, nel 1949, dall’arcivescovo mons. Carmelo Patanè fu eretta in parrocchia.

   La tradizione catanese del Voto è stata sempre patrimonio comune di un momento unitario che ricordava l’evento catastrofico con particolare solennità il 14 gennaio di ogni anno, a perpetua  memoria della fede dei nostri padri. Sul prospetto della storico tempio cittadino del Voto spicca il grande simulacro di Maria Immacolata, con la scritta dedicatoria “posuerunt me custodem”, ‘posero me come custode’.

   Nel passato, il 14 gennaio si esponeva alla pubblica venerazione un simulacro della Vergine Maria Addolorata. La commemorazione di quell’immane sciagura, chiamata <male senza rimedio>, è in qualche modo legata anche alla devozione a Sant’Agata protettrice anche contro i terremoti (dai quali dal 1702 è speciale protettore il santo gesuita spagnolo Francesco Borgia). Del terremoto del 1693 rimane una commovente traccia nel canto popolare musicato, a fine Settecento, da Michele Giarrusso, “Lo Jonico mare” che si esegue in piazza Duomo la sera del 3 febbraio “orribile tremuoto, case distrusse e templii, precipitò nel vuoto…”.

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