A Gravedona Sant’Agata invocata Protettrice delle donne operate alla mammella

Dal dott. Giorgio Baratelli, chirurgo senologo direttore dell’Unità di Senologia dell’Ospedale Moriggia-Pelascini di Gravedona (Como) -molto devoto di Sant’Agata e attento conoscitore del culto agatino catanese per essere venuto più volte a Catania per parlare dell’agiografia e della iconografia dello strappo delle mammelle durante il martirio di S.Agata- abbiamo saputo che la mattina di domenica 3 febbraio, a cura della LILT (Lega italiana per la lotta contro i tumori “prevenire è vivere) della delegazione Alto Lario -Gravedona, sarà celebrata la s. messa nella ricorrenza della memoria di S.Agata, protettrice delle donne operate alla mammella, nella cappella dell’Ospedale di Gravedona.

   Nell’occasione, il dr Baratelli, ha diffuso un invito con una particolare immagine della nostra protomartire, commentata da lui stesso. La celebrazione eucaristica riservata alle donne operate al seno “è un momento di ringraziamento e riflessione per le donne operate, i loro parenti e amici, i medici, le infermiere e le volontarie”.

  “L’immagine scelta per la locandina-afferma il senologo- mostra una Santa moderna e medicalizzata, con tutti i riferimenti al Breast Team che si prende cura di lei. Nel vassoio la Santa porta i due seni, quasi tributo obbligato per la guarigione, lo sguardo è rivolto in avanti, verso la speranza di nuovi giorni migliori, i lineamenti sono tirati. Non esprime dolore, ma certamente fatica, sfinimento, desiderio di tornare ad essere come prima. Dietro la Santa troneggia un Dio Padre con barba ed aureola. Nella mano destra tiene un bisturi, con la sinistra benedice, quasi a volere suggellare con un ultimo tocco sopranaturale il suo intervento. L’emitorace destro mostra la cicatrice della mastectomia, senza ricostruzione, nonostante la storia narri che S. Pietro accompagnato da un Angelo visitò la Santa in carcere durante la notte e le riattaccò le mammelle, atrocemente strappate; questo è il primo intervento di ricostruzione mammaria nella storia della chirurgia. Non c’è traccia di sangue; l’atmosfera è surreale e onirica. Le flebo alludono alla chemioterapia, tanto temuta, della moderna oncologia. A sinistra le pastiglie fanno riferimento all’ormonoterapia. In alto a destra c’è il tubo di un evoluto acceleratore lineare per la radioterapia esterna, l’energia che brucia”.

  “Con una punta di orgoglio -conclude Baratelli- per il narcisismo che caratterizza la nostra categoria, evidenzio che l’unico del Breast Team con l’aureola è il Chirurgo, forse perché nell’immaginario collettivo è ancora visto come un Dio. Tuttavia Dio Padre-Chirurgo ha gli occhi socchiusi, non tanto per la stanchezza di fine seduta, ma per la costatazione sofferente di quanto è ancora costretto a ripetere. Infatti grande assente del quadro è la prevenzione, che, se ben fatta, può cambiare la storia di tante nostre agate-pazienti”.

Antonino Blandini

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