Dopo Rende, Catanzaro e Vibonese, tra i botti, i fuochi ed il freddo di Sant’Agata, si aspetta il “vero” Catania

Lodi prova su punizione in casa della Vibonese (Foto Calcio Catania)

Avevo promesso di esprimermi dopo la scorpacciata di calabre, tutte rognose e una di esse – il Catanzaro affrontato in Coppa – che “‘i coppa” li ha, ancora una volta, dati a noi in casa nostra. Non pensavo presuntuosamente a una “scorpacciata” facile; tutt’altro. Ma neanche a tanta scoloritura. Non pensavo che il Catania fosse stato costruito per “accontentarsi”; non si sa bene, poi, di cosa.

Nel giorno delle festività agatine, lo spettacolo a Vibo è stato ancora deludente, mentre il risultato – vista anche l’ineludibile comparazione – non può non essere accolto con disappunto. Non siamo stati noi a fissare l’obiettivo, noi – popolo rossazzurro più “riflessivo” – ci siamo limitati a sperare.

Sant’Agata tra la folla (Foto Alberto Correnti)

In città, tra ingorghi, bombe, “inni” rigorosamente ecclesiali – tipo “Funiculì, funiculà” – spesso intonati da gente con alle spalle anni di conservatorio (o di studi equipollenti), stiamo vivendo questa grande e singolare festa (che spesso capita – non si saprà mai quanto opportunamente – a ridosso di Carnevale) e, tra le tante idee dei “geni preposti” c’è quella di insignire “qualcuno” della Candelora d’oro. Il tifoso-sindaco Pogliese ha indicato per quest’anno Salvatore Aranzulla, “genio” del web. Nutro interesse per il “profilo” in questione e, in tante circostanze, ne ho tratto beneficio. E non sono un caso raro, se è vero che – tra l’altro – è stato chiamato a collaborare con il “Corriere” essendo, per le sue competenze, un’autorità indiscussa. “La mia difoortà, però, ‘n’é chissa; c’è un’artra cosa ca ancora non sacciu e della quali nn’arristai scossu…£… L’onorificenza in questione (una specie di Oscar o Nobel) è per catanesi “nativi” o “lato sensu”? Perché Aranzulla è mirabellese. Come non catanesi sono stati altri precedenti destinatari. Certo, Bianco (titolare in proprio del riconoscimento e non catanese stricto sensu egli stesso) ha premiato Fiorello (nato per caso a Ognina, siciliano, sì, ma… catanese di unni?), altri hanno individuato Buttafuoco, Bommarito, D’Arrigo (non il mitico scienziato e sperimentatore ma un ufficiale della Guardia di Finanza), persino il prefetto Cancellieri; no, sinora, a Pippo Baudo e – fortunatamente – a Mughini… La mia “difoortà”, allora?

Si legge nel sito del Comune: “La Candelora d’Oro è il più prestigioso riconoscimento della città di Catania. Inserito nell’ambito dei festeggiamenti in onore di S. Agata, dal 1998 viene ogni anno attribuito dal sindaco, che presiede la commissione giudicatrice, a coloro che nel corso della loro carriera professionale si sono distinti in maniera particolare nell’attività per la promozione, la cura e lo sviluppo sociale della città di Catania (cfr.: https://www.comune.catania.it/informazioni/news/s-agata/default.aspx?news=17145)»… Chiaro, no?

Di Piazza decide con il Rende

Tra un chiarore e l’altro (si fa per dire…), torniamo al pallone. Risultati differenti, dinamiche difformi ma simili megasuperfischi finali. Con il Rende, al Cibali-Massimino, mentre gli altoparlanti diffondevano quella lagna (al di là delle qualità intrinseche della canzone) che è spacciata per inno e che, invece, stimola gesti istintivi di autotutela (specie con questi chiari di luna), è sembrato prevalere il senso di sollievo e un giudizio globale non coincidente con quello di buona parte della stampa. I giornalisti accreditati guardano da una prospettiva diversa (la Tribuna a loro riservata, senza il sole accecante negli occhi o la pioggia sul cranio) rispetto agli altri e da lì riescono a vedere cose negate ai più. Così a loro sono stati estranei i mugugni ben udibili, ad esempio, durante l’ultimo cambio (Esposito per Manneh) che è sembrata scelta iper-profilattica (considerata dai più, peraltro, non proprio “sicura”, visti i tanti precedenti). Né era stata salutata con consenso l’apparizione della sagoma del “povero” Barisic (auguri, comunque, per il futuro nella terra del Ruzante) accanto al tizio con la lavagna luminosa… Senza la provvidenziale marcatura di “chi non salta rosanero è” (il palermitano Di Piazza) – con i bagagli ancora da sistemare ma lesto a ribadire in rete quello che va ribadito e che un attaccante di razza dev’essere pronto a fare – di che staremmo a parlare?

La formazione del Catania contro il Catanzaro

L’altra misera segnatura di tutto il ciclo (ininfluente sul risultato col Catanzaro) reca la firma dell’irriconoscibile Curiale che di questi tempi, quando non trova l’arbitro ostile, spreca da sé, prendendo lezioni da Bianchimano su come trarre profitto dalle minchiate dei portieri avversari. Il giallorosso (bianco, per l’occasione) ha, infatti “uccellato” il vice-Pisseri, Pulidori, che, a detta di qualche esemplare della tifoseria (invero grama, malgrado l’ingresso gratuito per gli abbonati ma a fronte di un pomeriggio freddo e piovoso), avrebbe potuto “puliziari”… non ho capito bene cosa (o, forse, non ho voluto capire). Qualcun altro, giocando sull’assonanza, gli ha storpiato il cognome in “Pollo d’oro”.

Dopo Vibo il clima non può essere dei migliori: il traccheggiare proveniente dall’interno non piace ai sostenitori. Non piace evidentemente perché accostato alla latitanza di identità e all’assenza di gioco propositivo. Anche il gioco “di rimessa” è una scelta, ma dal Catania non ci si aspettava e non ci si può aspettare questo; peraltro, con forti segni di inefficacia. È incontrovertibile che sinora la concorrenza sta facendo meglio. Non solo quella campana che sembra irrefrenabile! Dicono dall’“interno” che bisogna vincere senza pensare agli altri; ma, se non si vince e non si guarda neanche agli altri, a che tipo di “solitario” si sta giocando? Serpeggia già, di nuovo un bisbiglio – così mi pare – che riguarda l’ansia da risultato, che con il poco pubblico della Coppa la squadra è stata più sbarazzina… Ma se ha perso comunque…!?

Alla gestione (nelle sue molteplici componenti) il compito di fornire risposte, senza tergiversare; il vaso (e anche i vasi) è (sono) sicuramente colmo(i) e la sabbia della clessidra scende velocemente e inesorabilmente.

Salvo Nicotra

Salvo Nicotra si è occupato di così tante cose da sentirsi – talora – come uno che non ha concluso niente (lo diceva anche Luigi Tenco ma lui era un grande!)… Laurea in Lettere all’Università di Torino con tesi in Storia del Teatro (più precisamente, sull’attualità dell’Opera dei Pupi; Antonio Attisani, relatore; Alfonso Cipolla, correlatore), regista teatrale, uomo di cultura e di sport, ha collaborato sin dalla (lontana) giovinezza e collabora – nella “maggiore età” – con varie testate giornalistiche; nella “precedente vita” è stato lavoratore pubblico e dirigente sindacale.

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