Emozioni, brividi e riflessioni sulla vita e sulla morte al “Canovaccio” di Catania con “Mein Kampf kabarett” di Giorgio Tabori, regia di Nicola Alberto Orofino

Una scena dello spettacolo (Ph. Gianluigi Primaverile)

Un libro ricco di concetti, di inquietudini, di domande sul nostro essere, su cosa siamo diventati nel tempo e su cosa –  ancora – ci potrebbe succedere, un regista innovatore ed armato di trovate illuminanti, un gruppo di attori disinvolti, padroni della loro professionalità e del loro coraggio ed ecco Mein Kampf kabarett”, un mix esplosivo, uno spettacolo che ti inchioda piacevolmente alla poltrona per ben due ore (senza farti guardare con impazienza l’orologio o sbadigliare) facendoti passare in mente gli orrori del passato, le follie del presente, i rischi del futuro. Lo spettacolo di George Tabori, per la regia di Nicola Alberto Orofino, produzione Mezzaria Teatro,  è andato in scena lo scorso fine settimana al “Canovaccio” di Catania, in via Gulli 12. Protagonisti Giovanni Arezzo, Francesco Bernava, Egle Doria, Luca Fiorino, Alice Sgroi, assistente alla regia Gabriella Caltabiano, scene Cristina Ipsaro Passione, organizzazione Filippo Trepepi.

I protagonisti dello spettacolo

Il regista Nicola Alberto Orofino, apprezzato ormai per le sue regie originali, ha preso visione e contatto con il complesso testo “Mein Kampf” di George Tabori, infarcito di riferimenti religiosi, storici, intellettuali con precisi riferimenti sul senso della vita e della morte, della verità e della bugia, della poesia e dell’illusione, della storia e della fantasia, confezionando uno spettacolo davvero convincente sia per la messinscena che per l’ottimo cast, oltre che per l’impianto scenografico e per l’accurata scelta delle musiche.

Nel suo lavoro il regista Orofino affronta le svariate tematiche di “Mein Kampf” attraverso l’arma della satira feroce, aggiungendo al titolo del testo il sottotitolo “Kabarett”, colorando così le due scorrevoli ore dello spettacolo con l’arma della satira sociale e politica pur affrontando argomenti quali antisemitismo e nazismo.

La pièce, che tiene sempre viva l’attenzione del pubblico è davvero un gioco provocatorio e farsesco, che nel pieno rispetto dell’opera di Tabori, induce tutti noi ad una profonda riflessione su tragici fatti del passato che, mai come oggi, rischiano di tornare a galla, invece di rimanere negli archivi dei tristi ricordi del genere umano.

Alice Sgroi e Luca Fiorino (Ph. Gianluigi Primaverile)

La vicenda, portata in scena con tanto coraggio ed impegno da un affiatato e scatenato team, narra di un giovane ragazzo con la passione per la pittura, Adolf Hitler, che arriva a Vienna da Braunau, sull’Inn, per sostenere l’esame di ammissione all’Accademia di Belle Arti e, sporco e squattrinato, trova rifugio nel ricovero per ebrei della signora Merschemeyer di Vicolo del Sangue dove vivono gli ebrei Lobkowitz  (che crede di essere Dio) e Schlomo Herzl che sogna di scrivere un grande libro sul significato dell’esistenza, del quale ha appuntato solo l’inizio e ha deciso il titolo, Mein Kampf. Schlomo Herzl, alle prese con le sue bugie e con la vergine Gretchen, accoglie e protegge Hitler, gli offre perfino il suo cappotto e gli dona l’aspetto a tutti noto, con baffetti e capelli lisci. Adolf, bocciato agli esami di ammissione all’Accademia delle Belle Arti, si dedicherà alla politica, andando poi incontro alla sua inarrestabile ascesa, convinto nel suo proposito di “ridurre le persone, di metterle in riga e se necessario di spingerle sotto”.

Nel ricovero arriverà anche la Signora Morte, beffarda ed originale figura che troverà in lui un prezioso alleato.  Quando la Signora Morte domanderà a Schlomo Herzl perché in precedenza ha salvato la vita ad un uomo così crudele, l’ebreo risponderà: “Questo dovrebbe essere lo scopo della poesia. Chiacchierare con la Morte per prendere Tempo”. Il Fuher al potere, in una Germania smarrita, ringrazierà poi  Shlomo Herzl  per averlo indotto alla carriera politica e uno sgozzamento di galline anticiperà – metaforicamente – il genocidio degli ebrei. Quel ragazzo povero, incapace, sarà quindi in grado, in qualche anno, di abolire ogni libertà in Germania, causando un conflitto mondiale, massacrando sei milioni di ebrei.

Francesco Bernava, Egle Doria e Luca Fiorino (Ph. Gianluigi Primaverile)

La storia agghiacciante di un folle visionario, una storia di bugie e verita che si interesecano, di un futuro, di un destino che non si può cambiare, portata in scena quasi con leggerezza, con assoluta e travolgente ironia, che trascina, diverte, inquieta il pubblico che, alla fine, non smette quasi più di applaudire gli interpreti ed il regista.

“Mein Kampf kabarett” è un atto unico di due ore che volano in un batter d’occhio tra emozioni, risate e riflessioni profonde per un testo complicato e variegato che ci accompagna per mano nei mendri limacciosi ed inquietanti delle attese della vita con la sua imprevedibilità, tra bugie ben congegnate e dai mille volti, in un faccia a faccia con una “Signora Morte” che programma tutto con attenzione e che cerca sempre alleati per il suo inevitabile compito.

Davvero convincenti, esilaranti, profondi, inquietanti nei loro gesti, nelle loro espressioni, nel loro calarsi nei cinque difficili personaggi: Luca Fiorino è l’intenso Schlomo Herzl,  Francesco Bernava il camaleontico, divertente e saggio ebreo Lobkowitz, mentre Giovanni Arezzo è davvero esemplare nel rendere vivo il giovane Hitler, buffo ed autoritario, angosciante e predestinato sterminatore. Di notevole intensita anche le interpretazioni delle due donne in scena: Alice Sgroi con il suo carisma ed il suo dinamismo è la vergine Gretchen, sogno d’amore ed erotismo di Schlomo Herzl, mentre all’estro, alla fantasia interpretativa di Egle Doria, con tanto di occhiali scuri e camminata disarticolata, è affidato il personaggio inquietante della “Signora Morte”.

In primo piano Giovanni Arezzo (Ph. Gianluigi Primaverile)

Evocativi ed angoscianti nella loro semplicità la scenografia ed i costumi curati da Cristina Ipsaro Passione, mentre la regia di Nicola Alberto Orofino è ancora una volta sorprendente, capace di dosare emozioni, poesia e profonde inquitudini, che pervadono tutti noi, con un lavoro di grande suggestione arricchito dalle trovate, dalle graffianti battute e dai balletti dei protagonisti sul gradevole brano di Max Gazzè, “Sotto casa” o nel finale sulle note di “Gam Gam”, una delle più famose canzoni della tradizione Yiddish e pezzo del testo ebraico del Salmo 23 che le maestre ebree deportate nei campi di concentramento facevano cantare ai bambini.

Applausi, come detto, inesauribili del pubblico, per uno spettacolo, commovente e coinvolgente e che, dopo le rappresentazioni dello scorso fine settimana, su continue richieste, verrà replicato al Teatro del Canovaccio dal 28 Febbraio al 3 Marzo.

Scheda

MEIN KAMPF KABARETT

di George Tabori

Regia Nicola Alberto Orofino

Con Giovanni Arezzo, Francesco Bernava, Egle Doria, Luca Fiorino, Alice Sgroi

Assistente alla regia: Gabriella Caltabiano

Scene: Cristina Ipsaro Passione

Organizzazione Filippo Trepepi

Produzione MezzAria Teatro

Teatro del Canovaccio-Catania – 21-22-23 – 24 – 28 Febbraio – 1-2-3 Marzo 2019

Di Maurizio Sesto Giordano 488 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, collabora da oltre venti anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggi.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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