Tre donne di quartiere nel ’68 cercano la loro essenza, all’auditorium di San Pietro Clarenza in scena “La Felicità”, regia di Nicola Alberto Orofino

Le tre protagoniste in scena (Foto Antonio Parrinello)

In occasione della Festa della donna, all’Auditorium comunale di San Pietro Clarenza, in una serata promossa dall’Assessorato comunale alle Pari Opportunità – guidato dall’assessore Mariagrazia Santonocito – l’associazione socio – culturale Madè ha proposto la breve (50 minuti), ma intensa pièce “La Felicità” di e con Roberta Amato, Giorgia Boscarino e Luana Toscano, costumi di Vincenzo La Mendola, regia di Nicola Alberto Orofino. Direzione artistica della serata l’Associazione culturale La Casa di Creta -Teatro Argentum Potabile.

Il regista Nicola Alberto Orofino, con estrema sensibilità e con la sua solita attenzione ai particolari, alle musiche e ad ogni sfumatura, ci racconta tre mini storie di tre donne  della Catania del ’68, chiuse in casa, mentre fanno cose da femmine.

Roberta Amato, Giorgia Boscarino e Luana Toscano (Foto Antonio Parrinello)

La prima, la più anziana, la zia Maria, è una zitella, tutta casa e chiesa e bacchettona, intollerante e maschilista,  felice nel suo bigottismo; la seconda, intenta a preparare da mangiare, è sposata con un uomo, Gaetano, che non c’è mai perché si spacca la schiena, ma non le fa mancare niente (il televisore, la lavatrice, una 1100 D, la cabina al lido Casabianca, il corredo della Paoletti, l’iris la mattina, le calze di nylon, la carne Montana, la dispensa piena, il capezzale della Madonna sopra il letto) che vive insomma, felice nella sua “Jaggia” dorata ed infine la terza è quella più aperta al cambiamento, ai movimenti ed alle idee femministe, ma è sposata con un imprenditore, il dottor Giacomo Micalizzi e viene sempre zittita quando parla, accenna, di collettivi, di diritti delle donne. E proprio lei, in un ambiente non proprio facile, dove la donna deve stare a casa, fare figli e pensare ai “sivvizza”, inizia a non sopportare più la subordinazione nei confronti del marito, vuole trovarsi un lavoro e comincia la sua rivoluzione. Sarà una donna che troverà la sua dimensione, la sua essenza, la sua felicità, quando avrà il coraggio di abbandonare la sua gabbia domestica affermando”… il marito non me lo sono saputa tenere, ma neanche lui si è saputo tenere me”.

Locandina

In una scena minimale, con pochi oggetti e tre sedie, con lo squillo di un campanello che annuncia l’arrivo dell’uomo, le interpreti, Roberta Amato, Luana Toscano e Giorgia Boscarino sono abilissime a disegnare, a rendere vivi ed attuali i loro personaggi, ovvero le tre donne – le regine della casa – che parlano della loro vita, delle loro convinzioni, della loro gabbia domestica, di Carosello, delle pubblicità e di quella che è per loro la felicità ovvero dedicarsi a “Figghi, mariti e sivvizza” o anche provare a ribellarsi alle regole imposte dall’uomo e cercare di cambiare il proprio status, iniziando una rivoluzione nel proprio privato per affermare la propria indipendenza. La regia di Nicola Alberto Orofino è tagliente, scorrevole e che si avvale – oltre che dell’interpretazione esemplare delle tre attrici – di una azzeccata scelta musicale che utilizza la sigla di Carosello, i motivetti pubblicitari del ’68, le canzoni “Io ti darò di più”, “E qui comando io” cantate dalle stesse interpreti in scena ed il brano di Anna Identici  “Quando mi innamoro” (Pace, Panzeri, Livraghi – Sanremo ’68) che ben inquadra la situazione delle tre donne, il periodo e la forza della pièce scritta dalle tre attrici e poi assemblata dal regista Orofino. Sono tre donne, quelle della pièce, che possiamo trovare ancora nei quartieri delle nostre città, sempre uguali, fissate in eterno, sospese e bloccate, a recitare senza interruzione il rosario della loro esistenza, in ogni epoca.

I ringraziamenti finali

Un lavoro, quindi, immediato ed intenso, che ci fa riflettere sulle condizioni della donna di quegli anni e di oggi, sulla concezione e ricerca di una quasi utopica felicità che svela desideri, delusioni, speranze. Una ricerca della felicità tanto anelata e che, ieri come oggi, accomuna un po’ tutti. Una felicità vissuta, consumata, attesa, agognata, imposta.

Alla fine applausi convinti del pubblico per lo spettacolo e parole di elogio da parte dall’assessore alle Pari Opportunità del Comune di San Pietro Clarenza, Mariagrazia Santonocito che, nel ringraziare la compagnia Madè, le interpreti e la direzione artistica dell’Associazione La Casa di Creta -Teatro Argentum Potabile, ha ribadito alle donne presenti, proprio nel giorno dell’otto Marzo, “l’importanza di portarsi sempre rispetto e di tenere sempre in grande considerazione la propria dignità”.

Scheda spettacolo

LA FELICITA’

drammaturgia della compagnia

con Roberta Amato, Giorgia Boscarino e Luana Toscano

costumi e attrezzeria Vincenzo La Mendola

assistente alla regia Gabriella Caltabiano

comunicazione e media Stefania Bonanno

progetto grafico Maria Grazia Marano

amministrazione Federica Buscemi

organizzazione Maria Grazia Pitronaci

regia Nicola Alberto Orofino

produzione Madè

presidente Egle Doria

Anna Identici – “Quando mi innamoro” (Sanremo 1968)

Di Maurizio Sesto Giordano 477 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, collabora da oltre venti anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggi.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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