Dal 5 al 7 Aprile a “L’Istrione” di Catania “Misura per misura” di William Shakespeare, regia di Valerio Santi: in scena il sistema prigioniero del potere e della corruzione

"Misura per misura"

Il Teatro L’Istrione di Catania, in via Federico De Roberto 11, prosegue la sua stagione di prosa mettendo in scena venerdì 5 e sabato 6 Aprile, alle ore 21.00 e domenica 7 alle ore 18.00, “Misura per misura” di William Shakespeare. diretto da Valerio Santi. In scena oltre lo stesso Santi, nei panni del Vicario Angelo, Filippo Brazzaventre, Cindy Cardillo, Rosaria Francese, Marco Guglielmi, Giovanna Mangiù, Francesco Russo, Giovanni Santangelo, Daniele Sapio, Salvo Scuderi e Concetto Venti.

La locandina

Note di regia

“Scritta da William Shakespeare nel 1603, “Misura per misura” viene considerata “un’opera problematica” per via della sua struttura drammaturgica in cui si alternano elementi tragici e comici. Precursore dei tempi, Shakespeare aveva già individuato allora, la causa di un degrado sociale che – a quanto pare – vi è sempre stato e che nel tempo continua costante il suo progresso, ovvero: la corruzione. Con Misura per misura ci si trova davanti a una pièce che fornisce inevitabili spunti di riflessione politica, in cui si palesa come il potere rende chi lo possiede al di sopra di qualunque cosa, persona, legge e/o istituzione e di come il suo uso e abuso senza “misura” porti immancabilmente al disfacimento totale di ogni umana decenza. Shakespeare descrive e al contempo denuncia una società sporca, malata, senza regole, dove vizio e corruzione si espandono contagiando ogni cosa come un cancro; un cancro ancora vivo dopo secoli e che non potrà mai essere sconfitto. Nella mia messinscena ho voluto rappresentare la società ormai al limite di qualunque decenza e pudore attraverso una caratterizzazione grottesca dei personaggi, il cui abbigliamento tra il dark e lo steampunk e il trucco assai marcato, vanno in netta contrapposizione ad una recitazione naturalistica, annullando qualsiasi collocazione temporale all’interno di un luogo neutro, che oltre ad assumere per convenzione le sembianze ora del palazzo, ora del monastero, ora delle segrete e così via, rappresenta una sorta di prigione da cui è possibile vedere attraverso ma è  impossibile uscire fuori, metafora di un sistema prigioniero del potere e della corruzione”. Valerio Santi

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*