Il Catania Calcio torna a Sottil e dopo il deludente 1-1 col Rieti si aspettano adesso, con speranza, i play off

Il rigore di Lodi con il Rieti

È una conclusione coerentemente indecorosa, quella al “Circo Massimino” con un inguardabile pareggio (1-1) portato via meritatamente dal modesto e non velleitario Rieti; l’ultima partita è stata in tono con l’intero campionato. Sarà anche vero che l’altrettanto indecoroso arbitraggio (ancora stabiese; per quale incomprensibile ragione?) rifilato dal designatore ci ha messo tanto di suo ma è anche vero che a sbagliare l’impossibile sono stati attori del “teatrino” rossazzurro… E io che mi occupo di teatro non credo che il termine (diminutivo) sia  usato a sproposito.

Walter Novellino

I giocatori del Catania sono usciti dal terreno rinunciando, dopo un timido accenno (accompagnato da sonori fischi, nella quantità consentita dallo sparuto pubblico “resistente”), al “giro” (suppongo, per mancanza di cenere – con cui cospargersi il capo – malgrado il tanto fumo e il poco arrosto) e nessuno si è reso disponibile per le interviste del dopopartita (se ne comprenderà il possibile motivo solo l’indomani, quando si scoprirà pure che una dichiarazione – venata di ottimismo – Novellino l’ha rilasciata alla RAI), mentre i reatini si sono rivolti con l’entusiasmo, da vittoria in Coppa Campioni, ai loro – per la verità, invisibili – sostenitori.

Altrove, in un altro teatrino, altri attori hanno giocato una singolare partita a tennis (Catanzaro-Trapani: 6-3). La vittoria sui laziali non sarebbe, dunque, bastata; ma neanche questa può essere una giustificazione, sebbene gli aggiornamenti che giungevano dalla Calabria una qualche incidenza psicologica sui giocatori possano averla avuta.

Logo Catania Calcio

Significa non poco, invece, calcolare i punti complessivamente persi per propri limiti e per decisioni arbitrali; che non assolvono il Catania (nel suo complesso) ma che cozzano con certi (generosi) giudizi assegnati da certa stampa ai direttori di gara. Nel teatrino della partita c’è stato anche l’inizio ritardato di circa dieci minuti – si suppone – per dare grottesca contemporaneità (nell’era dell’elettronica) alle vicende dei vari stadi!

Resta avvilente chiudere la stagione regolare (“Regular season” scartavetra i padiglioni auricolari) con lo stadio quasi deserto, i cori contro tutto e tutti e il numero nove “casereccio” coperto di fischi supplementari per un nervoso e inopportuno rimbrotto a un raccattapalle.

In campo si era vista una gran confusione, frutto delle scelte iniziali e correttive (della partita in questione in armonia con tutto il resto; “chissa è a crita”!)… E, nel marasma generale, si coglievano fra i tifosi scambi di battute, tipo: “Sta facennu trasiri n’autra vota a Llama?” (giocatore già sostituito). “Certu, ora è ‘n pocu chiù arripusatu!”; lo si è considerato particolarmente lento; in realtà, ha mescolato cose carine ad altre orrende, soprattutto – queste e sempre – nel gesto conclusivo (ultimo passaggio o tiro).

Andrea Sottil

È chiaro che la fiducia è smorzata (eufemismo?); anche perché le statistiche (per quel che valgono) sono impietose sia nel raffronto con il campionato di Lucarelli (stagione precedente) sia con quello disputato da Sottil. Ma su questo punto bisogna dare atto alla dirigenza di avere temporeggiato sino all’estremo; forse, dice qualcuno, troppo. In realtà, le cifre sembrano dire altro. Ed ecco, infatti, il colpo di scena: la Società fa sapere con un comunicato del lunedì di avere sollevato dall’incarico l’Amato Lenin e di avere restituito la squadra all’Uomo di Venaria Reale, tra l’altro, ancora sotto contratto.

Inutile ogni commento; se la fiducia è scemata non può esserlo la speranza; dunque, facendo leva su di essa, aspettiamo ancora qualche settimana.

Salvo Nicotra

Salvo Nicotra si è occupato di così tante cose da sentirsi – talora – come uno che non ha concluso niente (lo diceva anche Luigi Tenco ma lui era un grande!)… Laurea in Lettere all’Università di Torino con tesi in Storia del Teatro (più precisamente, sull’attualità dell’Opera dei Pupi; Antonio Attisani, relatore; Alfonso Cipolla, correlatore), regista teatrale, uomo di cultura e di sport, ha collaborato sin dalla (lontana) giovinezza e collabora – nella “maggiore età” – con varie testate giornalistiche; nella “precedente vita” è stato lavoratore pubblico e dirigente sindacale.

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