“Tommaso ha messo il dito nella piaga di Gesù o non l’ha messo?”

La risposta è no: Tommaso non ha messo il suo dito nella piaga di Gesù secondo l’esame attento dell’episodio narrato nel vangelo di Giovanni (versetti 27-29).

27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

L’invito di Gesù a toccare la piaga del suo costato voleva proprio soddisfare le richieste di Tommaso che, assente, non credeva al racconto dell’apparizione di Gesù risorto fatta dagli altri apostoli.

25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Ma all’invito di Gesù, l’apostolo incredulo rispose con un’alta professione di fede: «Mio Signore e mio Dio!», senza mettere in pratica l’invito di toccare.

Infatti Gesù concluse proprio sottolineando che: «perché mi hai veduto, hai creduto» e non «perché mi hai toccato hai creduto».

Alla domanda del titolo molti avrebbero risposto in modo affermativo perché influenzati dalle rappresentazioni pittoriche dell’episodio, in particolare quella più famosa di Caravaggio (Incredulità di san Tommaso, tela realizzata tra il 1600 e il 1601, attualmente conservata nella Bildergalerie von Sanssouci di Potsdam).

Il tocco della carne di Cristo, fatto compiere all’apostolo Tommaso ed illustrato nell’iconografia della Controriforma, era servito essenzialmente alla Chiesa Cattolica per ricordare ai fedeli la vera natura umana di Cristo, messa in discussione dall’eresia degli gnostici, che rifiutavano l’umanità di Gesù.

Purtroppo in questo modo Tommaso è stato trasformato in un empirista scettico che, se non tocca, non crede, con il conseguente principio che esiste solo quello che si vede mentre quello che non si vede non esiste, e l’episodio che lo ha visto protagonista ha dato origine poi alla famosa frase “Io sono come San Tommaso, se non vedo non credo!”.

In medicina vedere e toccare sono due momenti fondamentali della visita clinica classica, che ha come obiettivo la ricerca della diagnosi: l’ispezione infatti è l’arte di saper vedere e la palpazione è l’arte di toccare.

E’ interessante riflettere che un obiettivo importante della moderna senologia è quello di diagnosticare tumori così piccoli da non essere palpabili.

Questo porta i chirurghi senologi a dover operare compiendo essenzialmente un atto di fede su ciò che altri colleghi (i radiologi) hanno visto, senza quindi la possibilità di vedere e toccare.

Essi sono “beati”; e “beate” sono soprattutto le pazienti che “pur non vedendo (tumore non palpabile) hanno creduto” e si sono affidate alle loro cure con un’altissima probabilità di guarigione.

Gesù infatti conclude l’episodio di Tommaso con la frase: «beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

Dr Giorgio M Baratelli

Direttore Unità di Senologia – Ospedale Moriggia Pelascini di Gravedona
Presidente LILT Sezione di Como

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*