“Idda a Muntagna”, a Nicolosi dal 14 luglio la fotografia e scultura di Salvatore Tudisco

L'Etna

In occasione del 350° anniversario dell’eruzione dell’Etna (11 Marzo/11 Luglio 1669), “MaterNatura” in collaborazione con “Volcano House” si sono fatti promotori dell’esposizione di fotografie e sculture dell’artista taorminese, Salvatore Tudisco che pone un occhio “inconsueto ed originale” sul paesaggio siciliano, prestando particolare attenzione su “Idda a Muntagna”, l’Etna che per l’autore delle opere rappresenta “il privilegio di avere un contatto diretto con le origini del mondo, con misteri ancestrali che suscitano riflessioni profonde che arrivano sino al significato stesso dell’esistenza umana e della natura delle cose”. La Mostra sarà allestita, fino al 28 Luglio, nel Museo Vulcanologico di Nicolosi e curata da Anna Priolo e Francesco Messina. L’inaugurazione è prevista alle ore 20.00 del 14 Luglio e sarà introdotta dai relatori Franco La Magna e Mimmo Trischitta. A seguire un vernissage offerto da Volcano House.

Cristina Guerra – critico d’arte milanese ed esperta di fotografia – ha dichiarato: “Nell’immaginario collettivo, il vulcano ricorda lava, calore rovente, magma incandescente, lapilli di nero fumo; per un uomo nato a Taormina, il vulcano è luminescenza, divinità, splendore aureo, cielo blu. La rugosa consistenza della crosta lavica, quindi, lascia spazio a deliri evanescenti, ad improvvisi palpiti… La classica visione che faceva incorniciare l’Etna nel teatro greco-romano di Taormina si trasforma allora in un non-luogo astratto, in una emozionale rapsodia di colori e materia che ci fa perdere le coordinate reali e ci trasporta sulle note blues dell’inconsistenza e del dubbio sino ad arrivare all’apoteosi concreta del magma originario”.

La colata lavica del 1669 fu la più devastante fra quelle che da sempre hanno interessato il nostro territorio. Una bocca apertasi fra il Monte Nucilla ed il Monte Fusaro (forse a causa di scosse di terremoto precedenti all’11 Marzo) generò tre bracci di lava che lambirono il lato ovest dei paesi ed infine della città di Catania. Essa distrusse ogni agglomerato urbano incontrasse lungo la sua discesa, giunse in città modificando radicalmente tutta la morfologia, coprendo il lago di Nicito, circondando il Castello Ursino e spingendosi in mare per oltre un miglio, fermandosi finalmente l’11 luglio.

NOTE SULL’ARTISTA

Laureato in Architettura a “La Sapienza” di Roma. Ha esercitato la libera professione nel campo della progettazione urbanistica, architettonica e del design. Si interessa di fotografia, pittura e scultura. Ha collaborato col critico d’arte Italo Mussa e col fotografo Paolo Orsi. Con lo scultore Arnaldo Pomodoro ha lavorato all’idea-progetto “La scultura del XX secolo a Taormina”; collaborato alle scenografie per il film di Roberto Benigni, “Il piccolo diavolo”. Presente nei suoi variegati ruoli di artista nel documentario “Taormina”, prodotto dalla Rai per la trasmissione televisiva “Geo&Geo”. Ha vinto il concorso internazionale di fotografia “Lo sguardo sulla città”, indetto nel 2006 dall’Università Roma 3. Dal 1999 è docente della materia “Valorizzazione dei Beni Ambientali ed Architettonici” presso l’Accademia Statale di Belle Arti di Catania. Ha esposto le sue opere a Roma, Chiostro del Bramante e Libreria Fahrenheit 451 nel 2009; Catania, spazio Voltaire nel 2006, Libreria Feltrinelli e Monastero dei Benedettini nel 2012; Siracusa, Spazio Fish House Art nel 2011; Taormina, Fondazione Mazzullo (2006), Palazzo dei Congressi (2010), Biblioteca Comunale (2012), Monastero Basiliano (2013); Milano, alla Galleria d’Arte Cortina nel 2018.

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