Piazza Europa, il fondamento storico nella memoria dei radiomessaggi papali da non cancellare

La stele in pietra lavica, eretta in piazza Europa, con il simulacro della Madonna di Fatima, rimossa per i lavori di riordino della Piazza

Il mese di settembre in tutta Italia ha visto molteplici celebrazioni della Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria, durante il Congresso Eucaristico Nazionale il 13 Settembre 1959. L’idea di rivolgere il volto alla Madonna di Fatima, la Madonna pellegrina in circa 150 giorni, dal 25 Aprile al 13 settembre, attraverso 93 province e altri 15 luoghi tra cui San Giovanni Rotondo nel convento francescano. Padre Pio ricevette una grazia particolare. Nell’agosto 1959, dopo aver visitato diverse città italiane, la statua di Nostra Signora di Fatima arrivò a San Giovanni, con una folla immensa ad accoglierla. La statua era appena entrata in chiesa quando Padre Pio le andò incontro. Con le lacrime agli occhi, la baciò amorevolmente e pose la sua corona tra le mani della statua. Era molto malato e tornò subito nella sua cella, da dove vide ripartire la statua in elicottero.

Esclamò allora: “Mamma mia, mi sono ammalato quando sei arrivata in Italia. Ti prego, non te ne andare lasciandomi qui malato”. Piegando la testa, si sentì immediatamente guarito. Colei mediante la quale aveva ricevuto tante grazie aveva appena esaudito la sua preghiera. ” (da Un minuto per Maria) La programmazione pastorale del lungo itinerante percorso della “Madonna Pellegrina” fu decisa dalla Conferenza episcopale italiana in poche battute nel dicembre 1958. Il promotore iniziale fu un giovane cattolico modenese, in Azione cattolica e nella FUCI. Vice comandante partigiano della Brigata Italia di Ermanno Gorrieri, col soprannome “Alberto”: Padre Gabriele Amorth. Nella sua ordinaria idea fu assistito dall’autorevolezza ecclesiale del Card. Giacomo Lercaro. La ricorrenza del 60^ anniversario della Consacrazione è stata celebrata durante la Festa della Madonna della Neve sull’Etna, su iniziativa del comitato di ex dirigenti della GIAC, giovani di Azione Cattolica. La ricerca preliminare per ricostruire la memoria dell’evento ha permesso di scoprire la capillare diffusione della memoria di quello storico momento nel territorio italiano. Anche sul fondamento di interventi significativi .

Il presidente della Repubblica, G. Gronchi, in una lettera autografa al card. Lercaro, presidente del Comitato per la consacrazione dell’Italia al Cuore immacolato di Maria, rilevava: «Neppure coloro cui è ancora negato il dono della fede potrebbero, io credo, misconoscere l’intimo significato di un solenne atto come questo; significato che va al di là del suo pur altissimo carattere religioso». Il radicamento nazionale appare tuttora. Ad esempio la piccola parrocchia, S. Andrea, del paese natale di Papa Paolo VI, Concesio, alla periferia di Brescia, dedica una intera pagina web. Raccoglie molte informazioni: Origini e storia della Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria. Congresso eucaristico e consacrazione mariana (04/04/1970): Radiomessaggio del santo Padre Paolo VI alla città di Catania nel decennale della consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato della Madre di Dio (08/10/2000): Atto di Affidamento a Maria di Papa Giovanni Paolo II. 20.6.2009: Omelia di Mons Mariano Crociata. Basilica di S. Pietro, Celebrazione del 50^ Anniversario della consacrazione dell’Italia. Motivi della memoria della consacrazione e come siamo chiamati a rinnovarla.

Si è scoperto che anche Papa Paolo VI, ha inviato un radiomessaggio alla città di Catania. Si era a conoscenza del radiomessaggio di Papa Giovanni XXIII a conclusione del Congresso Eucaristico Nazionale e alla lettura dell’atto di Consacrazione. Non si vuole qui addentrarsi nei contenuti di Mariologia dei due testi, si nota una singolare coincidenza derivante dal richiamo nelle mappe mentali, dell’immagine che hanno i due Pontefici della città e del suo rapporto con l’Etna. Fattori che nel tempo lasciano tracce significative nel tessuto urbano e nelle stratificazioni millenarie.

L’Etna è stata esplicitamente richiamata nelle parole del Santo Padre Giovanni XXIII nel Radiomessaggio del 13 Settembre 1959 ai partecipanti del XVI Congresso Eucaristico Nazionale di Catania: “La città dell’Etna, assisa quale splendida regina di fronte al mare Jonio, e cinta dal maestoso scenario di naturali bellezze, che le fanno corona, ricca di monumenti millenari, ma più ricca ancora di gloriose memorie cristiane, è stata il centro di vibranti manifestazioni in onore del Santissimo Sacramento dell’Altare.”

Nel decennale Papa Paolo VI rivolgeva Sabato 4 Aprile 1970, un Suo radiomessaggio a Catania durante l’inaugurazione del monumento Mariano in Piazza Europa: “…..Quell’avvenimento non costituì un episodio passeggero di fervore religioso per la vostra città, ma fu come un’onda salutifera di grazia alla quale voi, carissimi figli, non cessate di attingere con pietà sincera ed edificante. Ne è conferma eloquente la cerimonia odierna intorno al maestoso simulacro di Maria Santissima, che Noi stessi or ora abbiamo illuminato, e che voi avete voluto erigere nella vostra città a ricordo di quell’evento indimenticabile, quale nuova testimonianza dell’indissolubile amore che vi lega alla grande Madre di Dio. E non è senza significato che avete voluto collocare la marmorea effige della Vergine in alto, sopra una stele di pietra lavica del vostro vulcano, quasi per meglio sentirvi sotto il suo sguardo materno, quasi per dirle che essa è in cima ai vostri pensieri, ai vostri affetti e ai vostri pericoli, amabile Regina delle vostre anime, sostegno delle vostre volontà e guida dei vostri passi. Sia pertanto il nuovo simulacro di Maria Santissima non soltanto il degno ricordo di un avvenimento che ha lasciato un solco luminoso nella vita religiosa della vostra città, ma ancor più l’occasione per riaffermare solennemente gli impegni da voi assunti; e come in questo istante voi avete gli occhi fissi nella immagine della Regina del cielo, così Noi confidiamo che non mai vi allontanerete dai suoi esempi e dai suoi insegnamenti.”

Due radiomessaggi pontifici dovrebbero essere, documenti bibliografici, sufficienti a dare valore monumentale alla perenne memoria dello straordinario evento vissuto a Catania. Invece non è bastato. È occorre soffermarsi in piazza Europa, vedere cosa è stato fatto dalle istituzioni competenti, civili e non, e cosa resta “del maestoso simulacro di Maria Santissima……. e la marmorea effige della Vergine in alto, sopra una stele di pietra lavica del vostro vulcano” di cui parla San Paolo VI. Nel significativo articolo su CronacaOggiQuotidiano dello scorso 5 Settembre, a firma Sebastiano Mangano, sono pubblicate ampiamente foto della cerimonia di Consacrazione del 1959. Fra queste una foto del maestoso simulacro accanto e in copertina.

Si scorgono scritte e simbologie, scomparse con l’inaudita demolizione. Una scritta nel basamento dice: “Nel decennale l’Amministrazione Civica a ricordo eresse la stele illuminata da Paolo VI”. Lo stato attuale, esito del permissivismo ricostruttivo è nella foto accanto. Il monumento Mariano, è stato abbattuto, sembra, con le prescritte autorizzazioni e il parere favorevole della Soprintendenza ai Beni culturali. Nonostante il vincolo paesaggistico sulla fascia costiera da piazza Europa a Piazza Mancini Battaglia, del 1966 decretato dopo l’apertura della litoranea. La tutela paesaggistica e monumentale confermata dal Codice dei Beni Culturali e del paesaggio (Dlgs. 22 gennaio 2004 n. 42). Il progetto di ricostruzione, così è stato valutato favorevolmente dalle “competenti istituzioni locali”.

Dal punto di vista tipologico la stele, o maestoso simulacro del dire Papale, riproponeva la spazialità monumentale “da statua” di S. Agata, in Piazza dei Martiri, ex voto dei catanesi per lo scampato pericolo dall’epidemia della peste. La scelta ricostruttiva certamente è in contrasto con la salvaguardia storico monumentale, nella città. Fondamento della tutela il patrimonio materiale e immateriale degli eventi Papali dedicati a Catania. L’eloquenza delle immagini è didascalica. Inutili altre parole per commentare la cancellazione di simboli e segni storici.

Salvatore Di Mauro

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