Al Centro Zo di Catania, i “Sei personaggi” pirandelliani decostruiti da Roberto Latini con Pier Giuseppe Di Tanno, “Sei. E dunque, perché si fa meraviglia di noi?” inaugura la rassegna “Altrescene”

Pier Giuseppe Di Tanno

Ad inaugurare al Centro Zo di Catania la 14^ rassegna “Altrescene”, dedicata alle arti sceniche contemporanee, è stato lo scorso 6 Ottobre l’intrigante ed originale monologo di Roberto Latini “Sei. E dunque, perché si fa meraviglia di noi?” ispirato al dramma di Luigi Pirandello “Sei personaggi in cerca d’autore”, produzione Fortebraccio Teatro dove il pubblico, per un’ora, assiste alla sofferta, intensa, recitazione di Pier Giuseppe Di Tanno, che interpreta tutti e sei i personaggi pirandelliani ed è stato scelto per rappresentare il percorso di approfondimento con la drammaturgia pirandelliana dopo “I Giganti della montagna”. Roberto Latini riesce, de-costruendo il testo pirandelliano, ad attraversare la condizione metateatrale dei “Sei personaggi”, per incontrarli nella smania della loro rivelazione, che li porta in scena: viene così rimarcato il conflitto tra finzione e realtà, tra vita vera e morte a cui sono destinati i personaggi che chiedono di diventare “vivi”.

La visione registica di Roberto Latini propone, quindi, un solo attore protagonista, l’istrionico e validissimo Pier Giuseppe Di Tanno (Premio Ubu 2018 come miglior Attore/Performer Under 35) collocato su un alto trespolo (una piccola piattaforma rialzata a due metri da terra, di poco meno di un metro per un metro) davanti ad un fondale di tela bianca, con una sinistra maschera da teschio sugli occhi, gorgiera al collo, canottiera bianca, pantaloni aderenti e plastificati, piedi nudi, mani con unghie colorate.

Tutto inizia con la battuta citata nel sottotitolo, ovvero: “E dunque, perché si fa meraviglia di noi?”  e questa battuta introduce alla questione centrale, quella del personaggio, dei personaggi, dei sei personaggi, come creature. Di Tanno sul suo strettissimo piedistallo, si dimena e, di vol­ta in vol­ta, diventa il Pa­dre, il capocomico e an­co­ra il Fi­glio, la Fi­glia­stra e la Ma­dre. Nel suo monologo l’attore-narratore, spesso in modo ambiguo, racconta la storia della famiglia che fa visita a Pirandello, in cerca di un autore che metta in scena la loro realtà e Pirandello la fa incontrare con un capocomico e gli attori della sua Compagnia teatrale in prova.

Pier Giuseppe Di Tanno

L’attore/performer, agitando mani e braccia, con inginocchiamenti e alzate del corpo, offre allo spettatore le voci di tutti i personaggi, raccordati da passaggi narrativi, giocando su più piani la propria voce, intervallato ogni tanto da un potente ventilatore alle sue spalle, che soffia vento sul fondale. Ad un certo punto della pièce si alza un velario nero su cui appaiono proiettate parole autonome (Realtà, Finzione, Personaggio, Rappresentare), che consentono al personaggio di cambiarsi, dopo aver mostrato, strizzandola, quando sia inzuppata di sudore la sua canottiera.

Pier Giuseppe Di Tonna, poi, ritorna in scena indossando una giacca bianca e riprende il racconto, parla in un microfono sospeso dall’alto, declamando il monologo della figliastra. Ed il piedistallo di prima, gettato a terra, diventa poi una bara rimandando alla vasca in cui la bambina annega ed ecco che il giovane interprete dà vita, in inglese, al dialogo dei becchini del V atto dell’Amleto, mentre sono alle prese con il cadavere di Ofelia. La Bambina di Pirandello annega così come annegò l’Ofelia di Danimarca. In un improvviso pa­ral­le­li­smo si ac­co­sta­no quindi  i due dram­ma­tur­ghi (Pirandello e Shakespeare) e le loro ope­re, con i ri­man­di alla di­men­sio­ne del tea­tro nel tea­tro.

Poi, sulle note di “Midnight, the Stars and you”, standard da sala da ballo degli anni Venti, composto da Ray Noble e cantata da Al Bowlly,  si sentono registrati i versi del Padre: “Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre, chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo d’intenderci; non c’intendiamo mai!”.

Scena finale (Ph. Angelo Maggio)

L’intrigante pièce si conclude poi con un finale a sorpresa: il protagonista rientra in scena spingendo una diabolica macchina “sputaschiuma” che lo investe catapultandolo dentro la tomba diventata vasca.

Roberto Latini, artista eclettico ed in linea con le sue ultime produzioni, regala anche questa volta uno spettacolo sicuramente innovativo, d’impatto, anche se a volte spiazzante per lo spettatore che, comunque, alla fine, ha tributato calorosi e prolungati applausi all’intera produzione, alla regia di Roberto Latini, alle musiche di Gianluca Misiti, al gioco luci di  Max Mugnai e soprattutto alla prova muscolare e attorale di Pier Giuseppe di Tanno.

Scheda spettacolo

Sei. E dunque, perché si fa meraviglia di noi?
da “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello
Drammaturgia e regia di Roberto Latini
con Pier Giuseppe Di Tanno
Musica e suono Gianluca Misiti
Luci e direzione tecnica Max Mugnai
Assistente alla regia Alessandro Porcu
Consulenza tecnica Luca Baldini
Collaborazione tecnica Daria Grispino
Produzione Fortebraccio Teatro
Compagnia Lombardi-Tiezzi
con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi
con il contributo di MiBACT, Regione Emilia-Romagna – Rassegna “Altrescene” – Centro Zo di Catania – 6 Ottobre 2019

Trailer spettacolo

Di Maurizio Sesto Giordano 530 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venti anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggi.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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