Emergenza abitativa, il 29 Ottobre presidio dei sindacati inquilini davanti assessorato ai Servizi sociali: “In questa città il disagio è cronico, chiediamo conferenza permanente sull’abitare”

Presentazione iniziativa al Sunia

Il disagio abitativo a Catania è diventato cronico causa crisi economica ed occupazionale, ma le istituzioni locali non sono scevre da gravi responsabilità; è soprattutto per questo che Sunia, Sicet e Uniat, i tre sindacati che rappresentano gli interessi e i diritti degli inquilini catanesi, organizzano per il 29 ottobre a partire dalle ore 10, un presidio davanti la sede dell’assessorato comunale ai Servizi sociali di via Dusmet 141.  Lo slogan è ancora una volta: “non nuovo cemento per l’abitare pubblico, ma saggio utilizzo dell’esistente, evitando così le formule ghetto”.

L’iniziativa è stata presentata al pubblico nei locali del Sunia, con tanto di dati di accompagnamento. Stando ai numeri del Ministero dell’Interno aggiornati all’anno 2018 e diffusi pochi mesi fa, a Catania le richieste di esecuzione di sfratti sono state  2633  (in Sicilia il numero ammonta a 7233), quelli eseguiti  con l’intervento dell’ufficiale giudiziario sono stati 485 (1541 nell’Isola).

Ma come hanno tenuto a sottolineare i segretari generali delle tre sigle, ‪Giusi Milazzo, Francesco Nicolosi e Giuseppe Camarda, è soprattutto una questione di cittadinanza e di persone in carne ed ossa. “Ogni sfratto si traduce in sofferenza per le famiglie fatte prime di tutto di persone, di bambini e anziani che vengono allontanati dalla propria abitazione. Un dramma che non possiamo far finta di non vedere  – spiegano – E per questo segnaliamo che le famiglie inserite nelle graduatorie comunali che contengono le richieste sino all’anno 2015 del Comune di Catania  sono circa 5400, mentre le famiglie che hanno presentato domanda per la casa popolare dopo il 2015: circa 1500”.

Per Sunia, Sicet e Uniat si tratta di indicatori tangibili di un allarme quotidiano che non accenna a diminuire. Anche gli altri dati parlano chiaro: per quanto riguarda gli alloggi popolari già finanziati e non ancora completati o non ancora realizzati, a Catania sono ben 96 gli appartamenti di proprietà comunale siti nel famigerato ex Palazzo di cemento la cui consegna era stata annunciata al termine del 2018, poi slittata al giugno 2019 e poi ulteriormente spostata sine die . Il finanziamento finalizzato alla realizzazione è afferente al “piano città” per complessivi 13 milioni di euro. I lavori sono ancora in corso, ma quale sarà la vera scadenza?

Sono poi 24 gli alloggi in prossimità dell’Ospedale San Marco i cui lavori sono stati iniziati ma non si conoscono i tempi di consegna; 21 sono invece gli alloggi in Corso Indipendenza realizzabili grazie al finanziamento del Piano operativo  FERS  Azione 9.4 .1 di proprietà dell’ Istituto autonomo case popolari. Il progetto è stato approvato, ma non  sono ancora iniziati i lavori.

Nel corso del 2019, inoltre, sono stati consegnati da parte dello IACP a nuovi assegnatari  circa 20 alloggi, mentre risultano  ancora bloccati a livello regionale  più di 7 milioni di euro. In questo senso, i fondi non spesi  per le annualità 2014-2018  sono 5.325.054,87   mentre le somme assegnate  per il 2019  sono 1.781.385,13. A proposito dei fondi assegnati alla Sicilia per la morosità incolpevole, è stato utilizzato -al 2018-  il solo 4,36% dell’intera somma. A Catania è stata accolta solo una domanda.

“Eppure si tratta di soldi che potrebbero essere utilizzati anche per il sostegno all’affitto, misura che interviene ex ante prevenendo gli sfratti”, sottolineano ancora i tre segretari che adesso chiedono alla Regione siciliana non solo “un incontro ufficiale e concertativo per capire come saranno spesi i 7 milioni di euro già stanziati”, ma anche “ una conferenza permanente sull’abitare, sia in sede regionale che in sede comunale”.

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