Al “Musco” di Catania la raffinata edizione di “Casa di bambola” di Henrik Ibsen, elegante messinscena con la regia di Sebastiano Tringali

Da sinistra Sebastiano Tringali, Valeria Contadino e Barbara Gallo (Foto GianMaria Musarra)

Una edizione raffinata, godibile, accattivante quella proposta al “Musco” di Catania, per la stagione 2019-2020 di “MusT” Musco Teatro, dal Teatro della Città per la regia di Sebastiano Tringali. Stiamo parlando del noto dramma di Henrik Ibsen, “Casa di bambola” , rappresentato per la prima volta nel 1879, atto unico che ancora una volta dimostra la sua attualità e che scandaglia, nel profondo, la personalità, il vero io, l’attaccarsi alle proprie abitudini, dei personaggi in scena fino all’atto finale che corrisponde ad una vera ribellione al proprio status davanti al quale non si può più soggiacere, ma occorre agire. Luigi Pirandello ha ritenuto Ibsen non solo il creatore del Teatro Moderno, ma il maggiore autore dopo Shakespeare.

Valeria Contadino e Davide Sbrogiò (Ph. GianMaria Musarra)

“Casa di bambola” è profondamente radicata nella realtà del vivere borghese, nelle sue meschinità e falsità perfettamente incarnate dal marito di Nora, Torvald Helmer e dal suo bisogno di rispettare le convenienze esteriori. Il marito è pronto a sacrificare i legami più autentici ed allo stesso tempo incapace di comprendere la profondità del gesto della moglie che lo ha salvato nel passato da un grave esaurimento, contraendo un debito. La protagonista, Nora, che sembra vivere in un mondo dorato e felice, è la tipica figura femminile ibseniana che scopre come non siano autentici, reali, veri, il suo matrimonio, il suo ruolo nella famiglia ed il proprio vivere nella società. Nora lo scopre con un brusco salto psicologico che la trasforma da “bambola” a donna cosciente di sé e dei propri bisogni.

E l’attuale rilettura, nella rielaborazione scenica e nella misurata e scorrevole regia di Sebastiano Tringali, parte con l’avvicinarsi del Natale e sulla scena troviamo, per la prima volta, Nora, la giovane moglie dell’avvocato Torvald Helmer, felice perché il marito tra breve inizierà il più remunerativo lavoro di direttore della filiale di banca in cui lavora. La famiglia di Torvald appartiene alla media borghesia e la sua massima aspirazione è raggiungere una posizione sociale ed economica benestante, anche se questo vuol dire costruire una vita di ipocrisie, falsi sorrisi e di attaccamento al denaro e alla posizione. Nora, allegra e all’apparenza superficiale, ha un segreto inconfessabile: durante un periodo difficile, per poter curare una grave malattia del marito, ha contratto un debito con Krogstad, falsificando la firma del padre su alcune cambiali. L’infido Krogstad, impiegato nella stessa banca del maritp (nuovo direttore), che intanto lo vuole licenziare, per ottenere vantaggi personali minaccia Nora di rivelare tutto al marito e comincia a ricattarla.

Barbara Gallo e Riccardo Tarci (Ph. GianMaria Musarra)

In casa di Nora e Torvald si muovono anche il fido dottor Rank, amico di Torvald e la signora Linde, vecchia amica di Nora. L’atto unico rivela la forza e la strardinaria attualità del testo di Ibsen proprio nella parte finale quando Torvald, scoperto il segreto della moglie dopo aver letto una lettera di Krogstad, si mostra più preoccupato di salvare sé stesso e le apparenze piuttosto che perdonare e proteggere Nora ed allora quest’ultima comprende che il suo matrimonio è stato solo un lunga finzione. In otto anni i due non si sono mai parlati apertamente e la reale funzione della donna è stata quella di rallegrare le serate del marito tornato dal lavoro, un seguito della sua vita presso la casa del padre. Nelle ultime pagine del testo Nora diventa una “pre-femminista”, capace di ribellarsi alle convenzioni e alla sottomissione sociale a cui è costretta. Abbandona, quindi, il suo ruolo di bambolina, resasi conto di essere vissuta fino ad allora in un mondo dominato dall’ansia di affermazione, poco attento ai rapporti interpersonali e che annulla l’universo interiore degli uomini.

Applausi finali ai protagonisti (Foto Dino Stornello)

Lineare e scorrevole è la regia di Sebastiano Tringali, la scena (l’elegante interno di casa Helmer con pochi arredi e, sullo sfondo, un grande albero di Natale) è di Susanna Messina, le accattivanti musiche sono di Germano Mazzocchetti ed i costumi delle Sorelle Rinaldi. Convincenti in scena, nei ruoli assegnati, l’allegra e determinata Nora di Valeria Contadino, il Torvald di Davide Sbrogiò e l’affabile dottor Rank di Sebastiano Tringali. Inappuntabili infine Barbara Gallo (la signora Linde, amica di Nora) e Riccardo Tarci (l’infido e traffichino Krogstad).

Valeria Contadino è Nora Helmer (Ph. GianMaria Musarra)

Testo di grande spessore, molto rappresentato quello di Ibsen e spettacolo – quello del “Musco” – di grande raffinatezza che, nell’odierna rilettura, spogliato da inutili orpelli, racconta allo spettatore, che alla fine applaude convinto e soddisfatto, il dramma nudo della povera Nora che da predestinata bambola, all’improvviso, in un solo istante, si trasforma in donna determinata che non può più vivere accanto ad un marito che non l’ha mai compresa, badando solo al suo status ed alle convenzioni sociali, affibbiandole un ruolo secondario, di comodo, di “bambolina”.

A tal proposito di grande impatto ed estremo interesse il dialogo finale fra Nora e Torvald dove l’autore ci descrive, in modo esemplare, la catena che lega la moglie al marito e il modo con cui lei si sia adattata alle norme che le sono state imposte da una società egoisticamente maschilista: “Tu non pensi e non parli come l’uomo di cui possa essere la compagna. Svanita la minaccia, placata l’angoscia per la tua sorte, non per la mia, hai dimenticato tutto. E io sono tornata ad essere per te la lodoletta, la bambola da portare in braccio. Forse da portare in braccio con più attenzione perché t’eri accorto che sono più fragile di quanto pensassi. Ascolta, Torvald; ho capito in quell’attimo di essere vissuta per otto anni con un estraneo. Un estraneo che mi ha fatto fare tre figli… Vorrei stritolarmi! Farmi a pezzi! Non riesco a sopportarne nemmeno il pensiero!”.

Di Maurizio Sesto Giordano 553 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venti anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggi.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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