Un cartone da Oscar, le analogie tra il film francese di Jérémy Caplin “Dov’è il mio corpo” (2019) ed il film “Handy” (2013) del regista siciliano Vincenzo Cosentino

Il film italiano "Handy"

L’interrogativo iniziale è: “Dov’è il mio corpo”, film francese candidato all’Oscar2020 come miglior film d’animazione, può essere stato ispirato al poco conosciuto film italiano “Handy”? Immediato l’insorgere del dubbio per chiunque abbia visto e messo a confronto i due film.  Costato 5,5 milioni di euro, tratto dal libro “Happy Hand”  di Guillaume Laurant (2006, questa la versione ufficiale),Dov’è il mio corpo” (2019) regia di Jérémy Caplin, contiene infatti una serie di stupefacenti analogie con il film italiano “Handy” (2013, quindi di sei anni precedente) del regista siciliano Vincenzo Cosentino, oltre quattro anni di lavorazione, compiuta perlopiù individualmente, con una spesa di soli 13 mila euro. “Handy” vanta come traccia d’ispirazione il precedente cortometraggioBeing Handy” (2009) dello stesso autore. Salvo differenze stilistiche (compresa l’aggiunta di personaggi), oltre ad una serie di sequenze molto simili “Dov’è il mio corpo” fonda, invero, la sua costruzione su un impianto emotivo sostanzialmente uguale a quello dell’opera di Cosentino, rendendo ancor più palese l’ispirazione al film italiano piuttosto che al libro francese. Entrambi i film parlano di una mano che si stacca dal corpo (una autonomamente, l’altra per un motivo cruento e traumatico), vagando per il mondo alla ricerca d’una propria identità. Fin dalle prime battute uguali appaiono le emozioni che i due bimbi (tra l’altro anche fisicamente straordinariamente simili) protagonisti del film provano durante l’infanzia uno (l’italiano) sfogliando un libro di luoghi lontani, l’altro (il francese) facendo girare un mappamondo. Uguali ancora alcune azioni (uno tamburella con la mano sul libro, il secondo sul manubrio della bicicletta); uno fa “volare” un aereo di carta, l’altro un razzo-giocattolo. Identico è l’approccio delle due mani con il mondo (entrambi sotto la pioggia); simili le sequenze in cui anni dopo le mani tentano di rientrare nel corpo e ancora analoghe sono le sequenze in flashback dei ricordi d’infanzia delle due mani. Esistono poi assonanze linguistiche (le due mani inquadrate frontalmente nel momento in cui la prima ritrova la “sorella” e l’altra viene invece bloccata); o ancora le sequenze del comportamento delle mani in società  e delle reazioni che la visione delle mani provocano in chi le vede. Le due mani, poi, volano entrambi (una usando un miniventilatore, l’altra un ombrello), azione ripetuta anche nel film francese, laddove nel testo letterario francese “Happy Hand” la mano non viene mai fatta volare, contrariamente a quel che avviene nel film italiano.

“Dov’è il mio corpo”, film francese candidato all’Oscar2020

Abbastanza sbalorditiva è poi la quasi sovrapposizione sia linguistica che narrativa di due sequenze: “Handy” e il protagonista del film francese lavorano entrambi in pizzeria ed entrambi sono fatti oggetto del rimprovero del proprietario per essere giunti in ritardo, con riprese linguisticamente equipollenti (la pizzeria italiana è del tutto assente nel romanzo francese “Happy Hand”). Anche questa una coincidenza?  Similari appaiono ancora le sequenze e le inquadrature in cui la mano scappa per la prima volta. Perfino la scoperta della mano da parte degli uomini presenta delle analogie (sono diversi il contesto e i personaggi che scoprono le mani).  Tutte le scene e le sequenze sopra esaminate non sono presenti nel libro, ma lo sono nel film italiano e francese. Anche le interviste con i registi sono molto simili, praticamente dicono entrambi la stessa cosa (sostanzialmente come lo stesso Jérémy Clapin afferma: è la prima volta che una mano è protagonista di un film”, che “è stato particolarmente difficoltoso creare delle emozioni tramite una mano”, con la sostanziale differenza che le interviste a Cosentino sono antecedenti a quelle di Clapin.

In merito alla diffusione del corto a cui il film di Cosentino si ispira la maggiore televisione francese Canal+ ha acquistato nel 2009 i diritti di distribuzione televisiva del cortometraggio italiano “Being Handy” e conseguentemente la messa in onda del cortometraggio ha ragionevolmente raggiunto un cospicuo numero di telespettatori negli anni. A rendere, poi, ancora più palese il sospetto che il regista francese Jérémy Caplin fosse a conoscenza del cortometraggio italiano “Being Handy”, se ne segnala la presenza al Taormina Film Festival del 2009 durante il quale lo stesso Caplin ha presentato il proprio cortometraggio “Une Historie Vertébrale” mentre il regista italiano presentava “Being Handy” La stessa contestuale presenza di entrambe i registi si evidenzia al festival “I’ve see films” del 2009 dove il regista italiano presenta il cortometraggio “Being Handy” e il regista francese presenta il suo cortometraggio Skhizein”.

Locandina “Handy”

Se ne può dedurre, in conclusione, che pur avendo il film francese tratto alcuni elementi narrativi dal testo ormai pressoché introvabile pubblicato nel 2006, la struttura sia narrativa che linguistica dello stesso cartone francese presenta una singolarità di coincidenze difficilmente attribuibili a semplice casualità. Il siciliano Cosentino, resta temporalmente il primo artista al mondo ad aver realizzato un film interamente basato su una mano protagonista. Oltre le pur sbalorditive affinità narrative, lascia stupefatti la similitudine dell’impianto complessivo emotivo e il linguaggio filmico generale (movimenti di macchina, inquadrature, primi e primissimi piani, location, ecc…) che nelle varie sequenze presentano analogie davvero  sorprendenti.  Purtroppo il modestissimo budget con cui Cosentino ha realizzato, incredibilmente da solo, il filmHandy” e l’impossibilità di godere non solo di congrui finanziamenti (in considerazione dell’originalità dell’idea), ma soprattutto d’una adeguata distribuzione non ha consentito all’opera del regista italiano di raggiungere – come senz’altro avrebbe meritato – un pubblico vasto, lasciando il campo libero all’altra opera similare che invece attraverso il potentissimo canale di “Netflix”, che ne ha intuito le potenzialità commerciali, è riuscita perfino ad ottenere la candidatura agli Oscar 2020 come miglior cartone, apprezzatissimo dalla critica e in pole position per ottenere tra qualche giorno la mitica statuetta.

Franco La Magna

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