Le confessioni private di un figlio d’arte nel “Mumble mumble” di Emanuele Salce al MusT di Catania

Probabilmente il problema atavico più diffuso tra i figli d’arte, cosa farò da grande? Seguirò le orme paterne? Ne sarò all’altezza? Nel caso di Emanuele Salce, protagonista dello spettacolo “Mumble mumble” il problema è stato addirittura doppio.

In scena al MusT – MUSCO TEATRO di Catania ancora sabato 22 febbraio, doppio spettacolo ore 17,30 e ore 21,00 e domenica 23 febbraio, ore 17,30, Emanuele Salce propone il testo scritto a quattro mani con Andrea Pergolari, messo in scena da Timothy Jomm e recitato con Paolo Giommarelli, “Mumble mumble… Ovvero confessioni di un orfano d’arte” un atto unico in tre parti, autobiografico e tragicamente divertente.

Mumble

Una riflessione intima sulle proprie origini artistiche legate a filo doppio con quelle paterne del regista Luciano Salce e quelle acquisite dal patrigno Vittorio Gassmann, secondo marito della madre. Razza purissima di artista nato sul palcoscenico.

Un monologo che racconta impudicamente le vicende di due funerali e mezzo. Quello del padre naturale, di quello acquisito e il “mezzo” legato alla “funesta” vacanza con il fratello in Australia alle prese con un pesante e nauseante problema di “evacuazione”, di certo la peggiore figura di m… della sua vita. Salce narra di tutto e di più della sua vita “privata” ricca di vicende tragicomiche, grottesche, esagerate.


Ad essere messa in scena è la genesi dello spettacolo che parte da Dostoevskij per scoprire una fonte d’ispirazione alternativa che poi diventa lo spettacolo stesso. Il tutto grazie anche al contributo dell’amico, regista e spettatore, Paolo Giommarelli, nel ruolo di complice ma anche provocatore della confessione, che offre disinvolte citazioni di Achille Campanile e Petrarca ma anche consigli procto-gastroenterologici.

Quando muore il padre Luciano Salce, Emanuele ha solo vent’anni ed è appena tornato, all’alba, da una serata “eccessivamente” alcolica. La notizia è sconvolgente, oltremodo dolorosa, ma in qualche modo nella sua drammaticità lo aiuta a maturare.

Dieci anni dopo il secondo doloroso addio a Vittorio Gassman lo trova più adulto e la veglia funebre diventa occasione per “disquisizioni” sui media, imbucati, ipocriti, gente del quartiere, vissute tra bottiglie di vino pregiate e la visione della semi finale di calcio degli Europei 2000 tra Italia ed Olanda. Il ritratto di una romanità grottesca, volgare e accattona, che nasconde un’Italia provinciale e incapace di celebrare dignitosamente i suoi migliori rappresentanti.

L’ultima parte è una catarsi “liberatoria”, raccontata come una cronaca precisa e brillante di un momento intimo che lo sottopone ad una vergogna assoluta all’interno di un romantico incontro. Ma, nonostante tutto, con sua grande sorpresa nasce una storia d’amore che durerà cinque anni.
Emanuele Salce mostra tutte le sue doti di ottimo attore brillante e coinvolgente con un testo diventato ormai il suo cavallo di battaglia da autentico “One man show”.

Uno spettacolo che non perde mai il ritmo, ben calibrato e decisamente rodato, che raccoglie gli applausi convinti del pubblico in sala.

Di Michele Minnicino 74 Articoli
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*