L’amarezza, la solitudine e la speranza di due derelitti al “Canovaccio” di Catania in “Cicoria” di Francesco Romengo, per la rassegna “Olodrammi”

Alice Sgroi e Francesco Bernava (Foto Dino Stornello)

Bizzarra, surreale, poetica, misteriosa. Con questi aggettivi possiamo definire la pièce di Francesco Romengo “Cicoria”, che ha chiuso, al Teatro del Canovaccio di Catania, la rassegna “Olodrammi” curata da mezzARIA Teatro con l’organizzazione di Filippo Trepepi. In scena Alice Sgroi (Rosa) e Francesco Bernava (Angelo).

Su una scenografia minimale, con pochi oggetti scenici, si muovono i due protagonisti, Rosa ed Angelo, due derelitti, due solitudini dei nostri giorni che, in un carcere del Sud, a pochi giorni da Natale, si svegliano e si ritrovano – stranamente – dentro la stessa cella, con gli stessi disagi e le stesse paure, le paranoie dei detenuti. I due sono subito diffidenti, l’uno dell’altro e separati da bidoni di plastica vuoti, tra foglie secche, due bacili ai lati e delle tazzine di caffè, a poco a poco, però, iniziano ad aprirsi, a confidare pene e sofferenze della loro amara vita.

Una scena (Ph. Giuseppe Contarini)

Ma chi sono Angelo e Rosa? Angelo è un poliziotto sfortunato e caduto in depressione per la morte di moglie e figlio ammazzati da un camion impazzito e giudicato colpevole per avere sparato ad un giovane durante una manifestazione di protesta; la grintosa ed allo stesso tempo sognatrice Rosa è finita dentro per spaccio di droga ed ha due figli che le scrivono, adesso accuditi dalla madre dato che il marito si è ormai dileguato e l’ha lasciata sola con i suoi guai, con la sua ingenuità.

Angelo e Rosa sono due solitudini, due vite ai margini in una realtà dura, difficile, come quella carceraria che si incontrano, si confrontano e si scambiamo momenti di condivisione, di amicizia e di speranza. Nei loro occhi, nel loro cuore così tanto provato dal dolore – tra riflessioni, parole, tazzine di caffè, silenzi, luci ed ombre e tra le dolci incursioni musicali di Arvo Part, Lola Marsh, Puccini – si fa largo la speranza, il desiderio di voler superare il loro momento complicato e quindi di tornare a vivere una esistenza normale. Entrambi iniziano a sostenersi ed Angelo aiuta Rosa ad accantonare il suo proposito di suicidarsi, aiutandola a cucire un drappo di stoffa per una recita natalizia durante la quale vestirà il ruolo della Madonna.

I due interpreti in scena

Sulla scena, in quella cella angusta, due anime flagellate dalle intemperie della vita, dalle dure ingiustizie e contraddizioni, che trovano in un mondo alienato ed alienante come quello della prigione, una goccia di speranza, un sorriso tra tante amarezze, magari attraverso una tazzina di caffè che li fa riflettere su come la loro attuale esistenza dietro le sbarre sia un surrogato della vita. E Rosa, mentre prova il suo costume, sotto la luce del fornello/aureola della Madonna, ruolo che dovrà interpretare nella recita carceraria, immagina anche che il rapporto con il bonario Angelo possa tramutarsi in un nuovo, vero, sentimento, magari da vivere oltre le sbarre. Ma sono solo sogni, in una vita sempre più spietata. Angelo, infatti, in realtà non esiste e svanisce, così come è apparso. Come in un sogno.

La regia di Francesco Romengo – allievo di Franco Scaldati ed abituato a lavorare con atmosfere e personaggi estremi e con un linguaggio crudo e poetico –  è scorrevole, incisiva, spiazzante. I due interpreti, una vitale, spontanea Alice Sgroi ed il riflessivo, sofferente, disperato Francesco Bernava, disegnano con efficacia e coerenza i caratteri, le solitudini di Rosa e di Angelo in un testo asciutto, attuale, che utilizza un linguaggio tra il poetico ed il contemporaneo, rappresentando un mondo di emarginati come quello dei carcerati, una solitudine immensa che, però, ha bisogno di sperare, di credere in qualcosa per andare avanti. 

I due interpreti, applausi finale (Ph. Dino Stornello)

Ricordiamo che Francesco Romengo con “Cicoria” ha ottenuto nel 2015 la menzione speciale, nella sezione Corti di Scena della XII edizione “Il Racconto nel Cassetto – Premio Città di Villaricca”. Spettacolo che, con vari quadri, suscita nello spettatore emozioni diverse, trattando tematiche inusuali, senza retorica e scontati moralismi, ma arrivando direttamente al cuore del pubblico che, infatti, alla fine tributa calorosi applausi all’originale ed intrigante testo ed agli interpreti.

Locandina

Scheda spettacolo

“Cicoria”

di Francesco Romengo

con Francesco Bernava e Alice Sgroi

Regia di Francesco Romengo

Organizzazione Filippo Trepepi

Foto di scena Giuseppe Contarini

Progetto grafico Maria Grazia Marano

Produzione mezzARIA Teatro

Rassegna Olodrammi – Teatro del Canovaccio – Catania – 21, 22 e 23 Febbraio 2020

Di Maurizio Sesto Giordano 557 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venti anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggi.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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