Coronavirus, i catanesi invocano la protezione di Sant’Agata

Sant'Agata nel dipinto di Giuseppe Frezza

Il gesto simbolico del Papa che ha lasciato il Vaticano in forma privata e si è recato in visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore, per rivolgere una preghiera alla Vergine, Salus populi Romani e poi alla chiesa di San Marcello al Corso, dove si venera il Crocifisso miracoloso che nel 1522 venne portato in processione per i quartieri della città perché finisse la ‘Grande Peste’ è modello da riproporre in tutte le diocesi.

La devozione a Sant’Agata per i Catanesi fa parte del DNA e la benedizione con il Sacro Velo rafforza la fede, la fiducia in Dio, aiuta a vincere la paura e l’egoismo che in questo momento rende tutti sospettosi e insicuri degli altri.

La miracolosa Vergine e Martire che ha salvato e protetto la sua città dalla lava, continuerà a proteggerla e difenderla dal coronavirus.

Come avvengono tanti flash mob, nei quali pur restando a casa, si comunica, e si mostra una presenza e una condivisione, affacciati ai balconi, perché non consentire il passaggio della Reliquia e offrire un’occasione di preghiera per tanti che trascorrono le giornate nel vuoto, assorbiti dall’insoddisfazione e dall’incertezza?

Sarà questo un segno di presenza cristiana nella società liquida di oggi, oppressa da un virus che uccide non solo il corpo, ma anche l’animo, se non viene alimentato da pensieri alti, capaci di pensare non solo alla salute fisica, ma anche al bene dell’anima.

La proposta è in linea con le raccomandazioni di Papa Francesco che ha detto : “Le misure drastiche non sempre sono buone. Lo Spirito Santo dia ai pastori la capacità del discernimento pastorale affinché provvedano misure che non lasciano da solo il Santo popolo fedele di Dio. Il popolo di Dio si senta accompagnato dai pastori e dal conforto della Parola, dei sacramenti e della preghiera»

In questa Quaresima in quarantena dobbiamo accettare di stare e di non scendere da questa croce fatta di dubbio, d’incertezza, di delimitazioni: Dio non ci deluderà e Sant’Agata ci proteggerà. Passeremo anche questo Mar Rosso, che pure ci sembra tumultuoso e invalicabile, e andremo oltre. Un passo ancora nella vita.

C’è chi sta cogliendo l’occasione per accusare, inveire, erigere barriere, minacciare.

E i cristiani? Saranno in grado di continuare a sperare, ad amare, a fidarsi, a sentirsi veramente fratelli?

Giuseppe Adernò

Il Papa ai vescovi: no a misure drastiche «Non lascino solo il popolo» nella crisi

I vescovi devono valutare bene che cosa fare in questa crisi legata al coronavirus perché «le misure drastiche non sempre sono buone».

Lo ha detto Papa Francesco venerdì 13 marzo nell’introduzione della messa a Santa Marta pregando Dio affinché i pastori «non lascino solo il Santo popolo fedele di Dio», senza Parola, sacramenti e preghiera. «In questi giorni ci uniamo agli ammalati e alle famiglie che soffrono questa pandemia. Vorrei anche pregare oggi – ha detto Papa Francesco nell’introduzione della messa a Santa Marta – per i pastori che devono accompagnare il popolo di Dio in questa crisi. Il Signore gli dia la forza e anche la capacità di scegliere i migliori mezzi per aiutare. Le misure drastiche – ha sottolineato il pontefice – non sempre sono buone. Per questo preghiamo perché lo Spirito Santo dia ai pastori la capacità del discernimento pastorale affinché provvedano misure che non lasciano da solo il Santo popolo fedele di Dio. Il popolo di Dio si senta accompagnato dai pastori e dal conforto della Parola, dei sacramenti e della preghiera».

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