Emergenza Coronavirus, la “Missione Speranza e Carità” costretta a sospendere l’accoglienza dei senza fissa dimora

E’ di poche ore l’annuncio che la “Missione Speranza e Carità” fondata dal missionario laico fratel Biagio Conte a Palermo non può più accogliere altri ospiti – i senza fissa dimora – oltre quelli, e sono oltre un migliaio, assistiti nella Cittadella dei poveri di Via dei Decollati e nella struttura di via Archirafi.

Nel comunicato dell’ufficio stampa del bene comune, si legge che la Missione “tiene a rispettare le disposizioni delle Autorità di non accogliere chi chiede ospitalità perché conscia dell’emergenza virus. Ma abbiamo tante persone che bussano alle nostre porte, (donne e uomini) a causa del maltempo sono aumentate le richieste di un tetto e da mangiare”. “Sappiamo – continua la nota a firma dei missionari e dei volontari della Missione –  che, grazie alla continua collaborazione con le Istituzioni, il Comune di Palermo si sta prodigando con solerzia per aprire dei luoghi di prima accoglienza per fronteggiare questa emergenza del virus. Siamo disponibili ad offrire, in queste nuove strutture, dei volontari e dei missionari a sostegno dei senza tetto. “

Una disponibilità che concretizza tutto l’impegno e gli sforzi che la Missione con i suoi volontari e missionari porta avanti da tempo e in questi giorni.

Vogliamo adeguarci, aveva detto pochi giorni fa fratel Biagio (nella foto) e con lui padre Pino e tutta la comunità di missionari e volontari, uomini e donne di “speranza e carità”, a quello che dicono le direttive sia istituzionali sia ecclesiali, tenendo presente la precarietà in cui viviamo. Continueremo a pregare ognuno di noi in forma personale per dare conforto e speranza affinché si debelli questo coronavirus e i tanti mali che ancora oggi soffocano, schiacciano questa umanità. Rivediamo tutti gli errori commessi, soprattutto quelli dell’egoismo e dell’indifferenza. Riconosciamo che vince il Buon Dio non il coronavirus. Ma vi chiediamo aiuto e collaborazione affinché non abbandoniamo i più deboli e chi ci invoca soccorso. In questo momento di grande emergenza è doveroso stare uniti: istituzioni, chiesa, le diverse religioni, i vari popoli, chi crede e chi non crede. Dobbiamo essere più solidali alle varie professioni, al mondo del lavoro, agli operatori sociali, alle scuole e a tutti gli ammalati i medici, gli infermieri, le forze dell’ordine e i volontari. Incoraggiamo tutti i bambini e i giovani e anziani penalizzati nella loro libertà”.

Vincenzo Caruso

Diventa il primo a commentare

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*