Spiragli di luce dopo l’emergenza Covid-19, le considerazioni del regista Franco Giorgio e di Alice Felito, cantante e attrice

Aspettando il pubblico...

Pare muoversi la questione relativa alla ripresa – dopo il blocco totale per l’emergenza Covid-19 – dell’intero comparto degli spettacoli dal vivo, anche se adesso tutto si sposta su come si riprenderà, come si riaccoglierà il pubblico, quali e complessi accorgimenti si dovranno adoperare per proporre, all’aperto e successivamente al chiuso, pièce teatrali, concerti, opere liriche o spettacoli di danza. Come si affronterà il dopo Coronavirus? Quale teatro si vedrà, come si organizzeranno i concerti, le piccole esibizioni e come muterà la situazione dei lavoratori dello spettacolo dopo il blocco delle attività per oltre due mesi? Quanto tempo ci vorrà perché si torni alla normalità oppure saremo sempre in emergenza e ci muoveremo ancora con lo spauracchio del Coronavirus dietro l’angolo?

Ad esprimere oggi il proprio parere sull’emergenza Covid-19 e sulle conseguenze che hanno colpito tutto il mondo dello spettacolo dal vivo, sono il regista Franco Giorgio del Centro Teatro Studi di Ragusa e la cantante, attrice ed impresaria di se stessa Alice Ferlito.

Il regista Franco Giorgio

“È stata una batosta. Improvvisa, inaspettata, impensabile. – sottolinea Franco GiorgioPerché non era minimamente concepibile il dover stare chiusi in casa così a lungo e non poter avere di fronte a noi “l’altro”, lo spettatore, con cui condividere il nostro lavoro, le nostre emozioni. E così teatri chiusi, cartelloni azzerati, programmazioni sospese a tempo indeterminato, festival bloccati. E tutti senza lavoro. In realtà, però, secondo il mio modo di vedere, questo periodo non è stato così deleterio. Ci ha costretti a fermarci, a riflettere sul perché, sul come. Ci ha “obbligati” a ri-pensare tutto quello fatto in questi anni, a ri-cercare dentro di noi le vere motivazioni del far teatro. E abbiamo scoperto che spesso si è andati avanti per inerzia, per “lavoro”, per guadagnarsi la giornata e poter pagare le bollette, per inseguire numero di repliche, giornate lavorative, parametri qualitativi e parametri quantitativi… E, in tutto ciò, il Teatro – quello che esprime idee, pone problemi, quello che, come veggenti, ci fa svelare la realtà nella quale viviamo, dov’è? Dov’è quel luogo in cui ci si scontra e ci si incontra, per immaginare, tutti insieme, attori e spettatori, un futuro migliore?”.

Certamente i grandi problemi di oggi – continua il regista -sono di ordine molto più pragmatico. Perché questa terribile pandemia ha messo in pericolo il nostro domani. Che sarà del “teatro”? Come sarà? Come potrà essere? Perché in qualche modo, in qualunque modo, sono certo che sapremo reagire e riprenderemo a lavorare, prima o poi. Sicuramente bisogna inventarsi un modo. A me piace molto l’dea “provocatoria” di Gabriele Vacis, di tenere aperti i teatri tutto il giorno, renderli luogo di dialogo, far assistere la gente alle prove, tornare a far diventare i teatri agorà dove discutere – attori, registi, critici, spettatori, gente comune, ecc. – sul senso della vita, sui valori per cui è “buono e giusto” impegnarsi, sulla necessità di un tempo “inutile” – la necessità di prendersi del tempo per ascoltare, stupirsi, “giocare” in un mondo monopolizzato dall’attività produttiva – e di un teatro necessario. Perché il grande rischio è quello di dimenticare, di fronte a cose apparentemente più urgenti, quello che è in realtà il serbatoio da cui nasceranno gli elementi per affrontare i problemi del futuro. E pian piano costruire il prossimo futuro nella quotidianità del presente attraverso la laboriosità demiurgica dell’artigiano e l’urgenza creativa dell’artista“.

Alice Ferlito, cantante e attrice

“Tutti sappiamo che noi lavoratori dello spettacolo – aggiunge Alice Ferlito siamo stati i primi a fermarci per questa pandemia, molti di noi avevano spettacoli in corso, prove e spettacoli da cominciare debutti imminenti date sparse in vari locali della città ma anche fuori porta, siamo stati stroncati, fermati. Non è stato facile rimanere fermi e in silenzio. Il computer per molti di noi è diventato un tramite di emozioni, abbiamo cantato, recitato , scritto poesie , storie, immagini, ognuno si è raccontato come voleva e sapeva fare e qualcuno ha preferito il silenzio. Abbiamo imparato un po di tecnologia in più, considerando che siamo abituati e ci piace di più comunicare con occhi, voce, corpo e respiro. Ci hanno fermato! L’abbiamo dovuto accettare ! Ci siamo incontrati online abbiamo fatto squadra abbiamo capito che solo stando uniti possiamo forse ottenere qualcosa. C’è un sindacato alle spalle che ci supporta ci aggiorna continuamente ci sentiamo tutelati, speranzosi che le cose per noi possano finalmente cambiare. Comunque quello che il Comitato scientifico della presidenza ha verbalizzato e che riguarda le varie riaperture di posti all’aperto ed al chiuso, con posti limitati e preassegnati, con distanziamento e protezione (con mascherine anche per il personale tecnico e artistico) – e sul personale artistico si potrebbe aprire un capitolo a parte- credo che forse molti di loro non hanno la minima idea di cosa significa lavorare su di un palcoscenico, generalizzando in modo così superficiale”.

“Ecco tutto questo mi fa pensare (e non solo a me) che tutto ciò viene fuori – conclude Alice Ferlito – per assicurare interessi specifici e cioè, riaprire i grandi teatri, i vari festival estivi in modo da consentire alle imprese più grandi e più strutturate di portare avanti la loro attività economica. E allora penso che il Governo non prenderà più in considerazione le nostre richieste di cambiamento  e ci darà i contentini, rinvierà  tutto, prenderà tempo per indebolirci, senza che prima noi saremmo riusciti ad  ottenere  un riconoscimento giuridico e i sussidi promessi a tutti, anche a chi non ha le famose ormai 30 giornate. E poi tutte le piccole realtà, come e che faranno, con tutte le spese a cui andranno incontro? E noi, non lavoreremo mai tutti e sarà la solita storia. Io capisco che c’è una voglia matta e sacrosanta di tornare a lavorare, io per prima che mi muovo tra teatro e musica, ma se non restiamo uniti, se continuiamo a pensare al nostro orticello saremo sempre in balia di chi ci darà solo zuccherini dal retrogusto amaro”.

di Maurizio Sesto Giordano 571 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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